Tutta la destra applaude Tony Blair
Berlusconi: «Sono in piena sintonia con il premier inglese». Calderoli: «Ha gli attributi. Merita le tessera leghista». Maroni: «Misure simili alle nostre proposte». Mantovano: «Ha saputo prendere atto della realtà». I Ds si allineano. Livia Turco: «Rimedi estremi ma da condividersi»
La destra italiana ha un nuovo eroe, e lo applaude a scena aperta, rumorosamente, fino a spellarsi le mani. E' il sedicente capo del laburismo inglese, nonché inquilino di Downing Street, Tony Blair. Tra il leader della sinistra inglese e quello della destra italiana l'affinità non era mai stata celata. Tony il laburista si era già sperticato in elogi di Silvio il thatcheriano a Roma, senza contare i numerosi e reciproci messaggi moltiplicatisi negli ultimi anni. Ma adesso, dopo le nuove leggi antiterrorismo annunciate da Blair a Londra, l'innamoramento straripa in passione vera. «Sono assolutamente in sintonia con Blair», comunica Berlusconi alla stampa e al mondo, prima di procedere con una robusta difesa d'ufficio delle leggi inglesi: «Non c'è alcun rischio che le misure di Londra portino a violazioni dei diritti umani». Parola di Berlusconi. Si può stare tranquilli. Il premier è il solista principale sullo sfondo di un coro foltissimo. Dove nessuno canta con più potenza e con maggior trasporto dei leghisti. Calderoli è estasiato, quel Blair si che può vantare «una manifesta capacità di governare con gli attributi». «E' un grande», prosegue il ministro delle riforme, e allora perché non offrire al laburista in salsa padana «una tessera della Lega ad honorem»? Ci penserà «la sezione londinese del Carroccio» (che esiste, anche se il vasto mondo ne ignorava l'esistenza), debitamente sollecitata da Calderoli. Il quale tuttavia intende consegnare di persona il prezioso attestato, tanto per sfiorare con le sue proprie mani l'inarrivabile Tony.Gli altri due ministri leghisti, Castelli e Maroni, condividono il peana del collega addetto alle riforme. «Tra le misure adottate da Blair - segnala Maroni, tanto per dare a Pontida quel che è di Pontida - ce ne sono alcune che qui aveva proposto la Lega ma erano state considerate razziste e xenofobe. Si vede che in Italia c'è ancora molto provincialismo». Mai la qualifica di provinciale era stata sinora adottata per connotare l'eccessivo rispetto di diritti e garanzie. Devono essere i tempi che cambiano. Il guardasigilli si accoda: «Predicare l'odio non c'entra con i diritti. Dovrebbe essere normale considerarlo un reato».Foga leghista a parte, è l'intero centrodesrtra che esalta il blairismo militante, sia pure con toni meno esagitati. Il sottosegretario nazionalalleato agli interni Mantovano segnala che il premier inglese «ha dovuto fare i conti con la realtà tragica degli attentati e ammettere che le scelte passate non sono più idonee col presente e col futuro». Qui la limitazine delle libertà non è più questione di provincialismo ma dell'essere al passo coi tempi. Viva la modernità.Il centrosinistra, bontà sua, qualche dubbio in più ce l'ha. Ma non certo sino al punto di criticare le scelte del fratello inglese. Prodi prende le distanze, ma attenzione, senza fare nomi, avvertendo che il terrorismo si batte con la politica non «con una muraglia né con la paura». Livia Turco, per la Quercia, arriva a definire «estremi» i rimedi adoperati dal governo inglese, però aggiunge lesta che quell'«estremo rimedio di Blair» è da lei «pienamente sostenuto». Quando ci vuole ci vuole.Il portavoce verde Pecoraro gioca con le parole, ricorda ai razzisti che in base alle leggi blairiane anche loro, rei di «istigare all'odio verso i meridionali e gli immigratri», rischierebbero di bruitta. Condivide Marco Rizzo, del Pdci, che avverte i leghisti:fosse mai che non hanno capito bene l'intima essenza delle misure inglesi?Invece lo hanno capito benissimo, e quelli della sinistra italiana sono appunto giochi di parole studiati per evitare giudizi. Paolo Cento, verde, brilla per essere quasi l'unico esponente della sinistra ad affermare senza mezze parole che «il pacchetto Blair è incivile. La teoria secondo cui per contrastare il terrorismo è necessario limitare i diritti umani non è accettabile». Purtroppo, invece la accettano tutti.




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