Un ragazzo su cinque con disagi mentali
Bollea: hanno perso la speranza, dovrebbero dedicarsi agli altri. Allarme psicofarmaci: troppi abusi
di LUIGI PASQUINELLI
ROMA Se il buongiorno si vede dal mattino il futuro dell’umanità è circoscritto in un orizzonte buio. Gli adulti di domani sono i ragazzi di oggi e stando alle ultime ricerche europee il loro malessere esistenziale avanza a passo di carica. Si aggrappa agli organismi, come un parassita vegetale al virgulto, producendo disagio e dolore. Paure, ansie, ribellioni, agitazioni, mutismi, talvolta suicidi: i bubboni della mente crescono tra le nuove leve, si riflettono sulle famiglie, diventano problema collettivo. Forse una patologia di oggi corrisponde a un’intemperanza giovanile di ieri. La novità dei nostri giorni, però, sta nel modo in cui le società tendono a reagire al problema, invece di estirpare le cause tamponano gli effetti con le drastiche soluzioni della chimica. Nel vecchio continente, come ha appurato la Commissione europea e l’Organizzazione mondiale della sanità, un minore su 5 soffre di problemi dello sviluppo, dell’emotività o del comportamento e uno su 8 presenta una sindrome mentale conclamata. Il 4 per cento dei 12-17enni e il 9 per cento dei 18enni è vittima della depressione. Si stima che il disagio mentale aumenterà complessivamente tra gli europei del 50 per cento entro il 2020. L’istituto di ricerche farmacologiche ”Mario Negri” ha accertato invece che 11,49 femmine e 7,51 maschi su mille, tra 14 e 17 anni, assumono psicofarmaci mentre tra 6 e 13 anni sono 1,91 bambine e 2,77 bambini su mille a domare il cervello con pillole a effetto immediato. Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile e presidente di Telefono Azzurro, da domani a mercoledì a Modena, guiderà un congresso per riflettere sui sistemi di cura in neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. «Oggi non esistono osserva psicofarmaci per bambini, si usano quelli per adulti in dosi ridotte. Salvo casi estremi il ricorso alla terapia farmacologica è un modo di semplificare, quindi di non riconoscere, un problema complesso come quello della salute mentale».
Ma da quali fonti sgorgano, sulle guance dei teen-ager, così tante lacrime? Risponde ancora Caffo, attingendo ai dati di Telefono Azzurro: «Bambino e adolescente sono sottoposti molto precocemente a spinte verso la crescita. Conoscono il disagio della famiglia, sono aggrediti tramite la tv da scene di violenza e di morte, assediati dagli stimoli sessuali della pubblicità. Senza la mediazione degli adulti, che dovrebbe funzionare da filtro, tali messaggi possono diventare contundenti se bersagliano sistemi psichici in via di formazione. Manca il dialogo. Tra i giovani che ci telefonano il 35,8 per cento lamenta insoddisfacenti relazioni con padre e madre. Segue a distanza, con il 16,3, la sofferenza per la separazione dei genitori». La fotografia della famiglia scattata recentemente dall’Istat parla di un’istituzione che, anche in Italia, si trasforma: crescono i single, aumentano le unioni libere e i nuclei allargati, sono un milione i minori italiani coinvolti attualmente in separazioni».
Il decano della neuropsichiatria italiana, Giovanni Bollea, 91 enne, professore emerito della Sapienza, ha partecipato ieri telefonicamente, nella sede di Telefono Azzurro, alla presentazione del convegno di Modena. Il grande professore, per spiegare la crescita del disagio psichico (che spesso è anche cerebrale e viceversa) tra i ragazzi non ricorre a un termine medico, non parla di depressione, parla di tristezza. «Dietro tanta allegria c’è una profonda tristezza, questi ragazzi vivono nell’incertezza, nel declino della speranza, il futuro è pieno di nubi, cercano il divertimento a tutti i costi per stordirsi». C’è una soluzione? «Sì: compiere il proprio dovere, studiare, non sprecare tempo, sviluppare la creatività, aiutare gli altri, sentirsi utili. E’ una ricetta adottata in Italia da tantissimi giovani che non sentono il bisogno di stordirsi perché hanno stima di se stessi. Basti pensare all’esercito dei volontari, in continua crescita».




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