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STUPRANO UNA DONNA A PARMA: FERMATI 2 ALBANESI, UNO E' MINORENNE

PARMA - Per prenderli, la Polizia si è mossa con grande celerità ma anche con circospezione, tenendo nascosta per quattro giorni una brutta storia di violenza sessuale, consumata ai danni di una donna di 36 anni di origini siciliane ma da anni residente a Parma. I due violentatori sono albanesi, uno è minorenne, e sono stati presi nei due giorni successivi e rinchiusi in stato di fermo nel carcere di Pisa e nel Centro di prima accoglienza di Bologna. Stamane la squadra mobile di Parma, quando si è convinta di avere raccolto le prove che dimostrano la loro colpevolezza, ha reso nota la vicenda.

In manette sono finiti Arlind Qorri, noto come "Lindì, 21 anni, e il suo amico diciassettenne, E.B., entrambi nati a Lushnja. I quali, in attesa dell'udienza di convalida del fermo quali indiziati del delitto, si sono limitati a dire alla polizia che la vittima era "consenziente", nonostante i segni delle botte sull'intero corpo, faccia, braccia e gambe soprattutto, dimostrino la lotta disperata che ha ingaggiato coi suoi aguzzini per resistere. Segni così gravi che guariranno in 60 giorni.

La storia, così come trapela dalla Questura parmigiana, racconta di una "trappola" in cui la vittima è caduta. La donna, all'inizio di agosto, aveva viaggiato con quello che poi sarebbe stato l'artefice del piano concluso con la violenza di gruppo. Erano nello stesso vagone.

Lui, minorenne, aveva raccontato di avere un'altra età, di essere più grande. Soprattutto, vivevano entrambi a Parma. Si sono parlati, si sono scambiati i numeri di cellulare, con la promessa di rivedersi.

Qualche giorno dopo, E.B. l'ha chiamata, riuscendo a ottenere un appuntamento, la sera dell'8 agosto. Lei, forse per prudenza, ha chiesto a un'amica di essere accompagnata. Insieme vanno a casa del giovane, nel centro di Parma, dove c'é anche "Lindi", un clandestino.

A quanto risulta, la presenza di un altro uomo è una sorpresa. Ma la situazione sembra tranquilla, il tono è gentile, insomma non crea grosse apprensioni. Infatti, evidentemente priva di sospetti sulle intenzioni dei due giovani, l'amica verso mezzanotte lascia l'abitazione, per andare a prendere in stazione il proprio fidanzato. Lo accompagna a casa, poi ritorna a prendere l'altra donna, scoprendo che nel frattempo era stata picchiata e stuprata.

Dà l'allarme, arrivano le Volanti, ma dei due stupratori non c'é più traccia. La vittima, sanguinante, sofferente, umiliata, va in ospedale dove le trovano i segni dello stupro e dei mezzi con cui è stata costretta a subire. Più tardi racconta che, rimasta sola in casa, i due ragazzi si sono trasformati in carnefici. L'hanno portata a forza nella stanza da letto e con la forza a turno l'hanno violentata. L'appartamento, in realtà, non è del minorenne: è di un parente, che attualmente è in vacanza in Albania e che ha lasciato le chiavi a E.B.. La perquisizione comunque dà esito utile alle indagini, ci sono tracce importanti. Gli agenti della squadra mobile trovano il modo di risalire ai due albanesi. Uno, Qorri, viene individuato in Toscana già il giorno dopo, il 10 agosto. Stava fuggendo.

Viene bloccato dagli uomini della squadra mobile di Pisa e del commissariato di Pontedera nella stazione ferroviaria di San Miniato. E' clandestino, appunto, e viene portato nel carcere di Pisa come indiziato di violenza sessuale di gruppo e reati connessi. Le indagini vanno avanti e gli investigatori parmigiani individuano il nascondiglio del minorenne. Si è rifugiato da parenti, a Ravenna. E' in compagnia di un amico. Lo catturano gli agenti della Mobile ravennate. Viene associato al vecchio carcere minorile del Pratello, a Bologna, ora chiamato centro di prima accoglienza.

Il caso sembrava risolto, e pure rapidamente, ma vista la gravità, la Questura di Parma ha scelto di fare ulteriori riscontri prima di dare la notizia. Per evitare errori, scivoloni, dubbi, per valutare eventuali complicità, quanto meno nella fuga. Nell'imminenza dell'udienza in cui i giudici delle indagini preliminari dovranno decidere se convalidare i fermi e disporre la custodia cautelare in carcere dei due, Qorri e E.B. negano la violenza. Insomma, la donna "ci stava", secondo il solito tormentone. Poco importa se la sua pelle porta i segni inequivocabili dell'abuso, delle botte. Del suo disperato tentativo di dire di no. Inutilmente.

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