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    Predefinito Le Banche Non Riescono Piu' Ad Indebitare Gli Americani

    di Maurizio Blondet


    "Un popolo che non s'indebita fa rabbia agli usurai", ripeteva Ezra Pound.
    Si dovrà correggere la citazione: un popolo che s'indebita meno manda le banche in rovina.
    La rivista Forbes (1) segnala, con giusto allarme, un fatto inaudito: nelle banche americane la crescita dei depositi ha superato la domanda di prestiti.
    Per la prima volta da anni, gli americani s'indebitano meno, perché tutto ha un limite. Ciò forza le banche a competere, raschiando il fondo del barile, per accaparrarsi "attivi" che possano alleviare un poco l'assottigliarsi dei loro profitti.

    Breve spiegazione: i depositi dei risparmiatori sono per le banche un "passivo", perché ci devono pagare sopra degli interessi (minimi, come sappiamo).
    Per loro, i prestiti che concedono sono invece "attivi", perché su quelli lucrano interessi dai debitori (interessi enormi, come si sa).
    Oggi, si sta assottigliando la forbice tra tassi d'interesse a breve e tassi a lungo termine: in parte a causa dello sforzo disperato delle banche per indebitare il prossimo, anche a costo di limare i profitti (sotto forma di interessi percepiti dai banchieri).
    Senza contare che, con l'economia mondiale ferma e in crisi di sovraccapacità produttiva, le imprese hanno (per ora) più liquidità di quanta ne possano o vogliano investire.



    L'indebitamento delle aziende non rende più.
    Quello di cui le banche con l'acqua alla gola hanno bisogno, è indebitare i consumatori ancora un po'.
    Perché il debito al consumo ha qualità meravigliose per gli usurai: è a breve, e i suoi tassi d'interesse possono essere alzati senza vergogna, ad ogni mezzo punto di crescita del tasso di sconto decretato dalla Banca Centrale.
    Le carte di credito, i mutui per la casa e il "finanziamento" per l'auto da acquistare a rate spunta tassi d'interesse alti, e a forbice crescente rispetto agli interessi che la banca paga ai risparmiatori.
    Che cosa fanno quindi le banche?



    Comprano debiti al consumo da altri fortunati usurai.
    La Bank of America ha comprato 55 miliardi di dollari di prestiti per l'acquisto di auto a rate dalla General Motors Acceptance Corp. (la finanziaria della casa automobilistica); in giugno, aveva già annunciato un accordo da 35 miliardi di dollari per comprare la MBNA, un prestatore su carte di credito.
    E così la HSBC Holdings (la sussidiaria per il credito al consumo della superbanca anglo-olandese) ha acquistato un piccolo prestatore sulle carte di credito, la Metris Cos, per 1,6 miliardi di dollari, e una cassa di risparmio di Seattle, la Washington Mutual, ha acquisito un altro prestatore su carte di credito, la Providian Financial, per oltre 6 miliardi di dollari.
    Come si vede, si compete anche per accaparrarsi le briciole del business usurario.
    Ma si cerca di raggiungere economie di scala, necessarie in un mercato che minaccia "consolidamenti" (leggi: acquisizioni di banche fallite da parte di banche meno malsane o più grosse).

    "Oggi diverse banche sono ricche di depositi ma povere di attivi", nota Christopher Wolfe, direttore della Fitch Ratings.
    E fa l'esempio della Commerce Bancorp, una banchetta locale di Cherry Hill, New Jersey, che ha deciso di introdurre una sua Visa per i suoi depositanti, dopo il dubbio "successo" della sua politica commerciale: in cinque anni ha visto aumentare i depositi del 39%, ma i prestiti solo del 27%.
    E' un fenomeno tipico: banche che avevano smesso di emettere loro carte di credito (per via dei costi e della minuziosa gestione necessaria al business), preferendo adottare quelle di gran nome già esistenti, ora si fanno le loro credit card.
    E la competizione si estende in un campo più pericoloso: non si guarda più tanto alla solidità dei candidati debitori.
    Le richiesta di garanzie per la concessione di crediti alla vendita (rateale) sono stati ampiamente rilassati, per la prima volta da 11 anni.
    L'ovvio rischio è l'aumento delle insolvenze e delle bancarotte personali.
    Il fenomeno è sicuramente in pieno corso anche in Italia.
    Questo spiega le improvvise e clamorose scalate di finanzieri fino ad ieri ignoti al pubblico, Fiorani, Ricucci e simili: le banche debordano di depositi, e offrono evidentemente grossi crediti a chi promette di conquistare cespiti, imprese e "attivi" lucrosi.



    di Maurizio Blondet





    Note

    1) Liz Moyer, "The banks go begging", Forbes, 8 agosto 2005.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Si vede che gli americani si sono stufati di consumare, consumare, consumare. O forse, istintivamente, si aspettano tempi grami.

 

 

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