Libero, 14.08.2005
Schifani confessa: «Sono stato comunista»
Il capo dei senatori azzurri: «Per ora l'unico leader è Prodi. Se cacciano Berlusconi si dovranno fare le primarie per scegliere tra Fini e Casini.
Ho tolto il riporto su ordine di Berlusconi.»
di ANNA LA ROSA
IL PRESIDENTE SCHIFANI INTERVISTATO DALLA GIORNALISTA ANNA DE ROSA PER "LIBERO"
Fedele al riporto, ma ancor più a Berlusconi. Renato Schifani confida di essersi liberato della pettinatura più geometrica del Senato proprio su consiglio del premier. Suggeritore ed amico. «l'uomo che lo ha ravvicinato alla politica», dice. Perché Schifani, palermitano, 55 anni, due figli, avvocato, si è candidato alle elezioni per la prima volta nel '96. E' già capogruppo dei senatori di Forza Italia. E gli piace.
Presidente Schifani, la politica è andata in vacanza senza sapere quale sarà la leadership dei due poli. Nel centro-sinistra incognita le primarie. Nel centrodestra incognita il partito unitario.
«Nel centro-sinistra nessuna incognita. La certezza è che Prodi ne uscirà indebolito comunque. Se Prodi fosse riconosciuto leader da tutti non ci sarebbe stato bisogno delle primarie. Nel centrodestra invece l'unica incognita è il tempo ma il partito unitario nascerà».
Ma chi ha più numeri, a parte Berlusconi: Casini o Finì?
«Così come sono convinto che, con Berlusconi leader, le primarie siano assolutamente fuori luogo, sono altrettanto convinto che in sua assenza diventerebbero necessarie».
Schifani presidente dei senatori. Non sarebbe meglio ministro?
«Vinte le elezioni nel 2001 il mio sogno era fare il capogruppo. Questo perché, al di là dell'autorevolezza del ruolo, nei avrebbe consentito di lavorare a fianco di un uomo che ammiro da sempre: Silvio Berlusconi. Non ho scalpitato e non scalpiterò mai, per fare il ministro. Poí con un gruppo di i senatori di qualità come il ' mio...».
Mi spiega perché le leggi più spinose, quelle sulla giustizia ad esempio, puntualmente passano il primo esame al Senato? Merito dei senatori più disciplinati o «merito di Pera», come dice maliziosamente il centro-sinistra?
«Merito di un lavoro di squadra, ottenuto attraverso le sinergie e il coinvolgimento degli altri capogruppo di maggioranza. I 'autorevolezza e la saggezza di Marcello Pera hanno fatto il resto».
Filippo Mancuso l'ha definita il «principe del recupero crediti». Da avvocato, ovvio. Quando batterà cassa da politico?
«Quella di Mancuso fu una battuta infelice. Se la poteva risparmiare. Da avvocato non mi sono mai occupato di recupero crediti. Anche se quella è un'attività che merita rispetto».
Da ragazzo sognava di fare il medico, invece ha fatto l'avvocato e ha scoperto la politica tardi.
«Con Berlusconi e con il maggioritario la politica è diventata per me credibile. Prima la vedevo come una realtà subdola, ipocrita, insomma da non frequentare».
Sempre il primo della classe: maturità scientifica con pagella d'oro. Nel'68, quando i suoi coetanei stavano in piazza.
«Pagella d'oro sì, ma ho fatte anch'io la mia bella occupazione studentesca».
Davvero? E dove?
«Al "Cannizzaro", ho occupato il liceo scientifico con altri studenti».
Ha avuto anche simpatie marxiste... Peccati di gioventù o ha militato come Bondi e Ferrara?
«Il mio docente di filosofia era un grande oratore che insegnava anche all'università, un cultore di Marx. Molti studenti come me uscivano dalle sue lezioni affascinati. Ma è stata solo una cotta giovanile ».
Un altro pifferaio magico.
«Già».
Prima di Berlusconi cosa votava?
«Democrazia cristiana».
Berlusconi centro del centro?
«Berlusconi ha cambiato la storia del nostro Paese. Nel '94 ha impedito che la sinistra, seppur minoritaria, andasse al averno. E' impensabile ipotizare un futuro politico che non lo veda come protagonista i primo piano. Il suo più grane patrimonio è "l'oro di Napoli": la pazienza. Ne ha fin troppa».
Il presidente del Consiglio ha smentito il suo coinvolgimento nel tentativo di scalata all'Rcs ma nel centro-sinistra a cominciare da Prodi i dubbi che accanto a Ricucci ci possa essere Berlusconi restano.
«Siamo in piena campagna elettorale, lo sappiamo dalla trasversalità di alcune critiche a Silvio Berlusconi provenienti da poteri forti che come sempre obbediscono a logiche di appartenenza diverse da quelle delle idee e dagli interessi del Paese. Sono pronti a fare qualsiasi alleanza pur di mantenere il potere economico».
Cos'ha pensato leggendo le intercettazioni tra raider e Fazio?
«Ho provato il disagio che avverto quando leggo sui giornali le intercettazioni telefoniche tra due persone, intercettazioni che dovrebbero rimanere riservate».
Chi vedrebbe al posto di Fazio?
«La domanda presuppone l'enunciazione di una tesi predeterminata di colpevolezza che non mi sento di avvalorare».
Perché la legge sul risparmio è ferma al Senato?
«Con piacere le comunico che l'aula del Senato se ne occuperà fin da metà settembre, cioè alla riapertura dei lavori».
Su Romano Prodi, Forza Italia ha aperto una querelle persino per i capelli (presunti) tinti. Ma quanto a look pilifero, lei ha ripudiato il famoso riporto.
«Me ne ero semplicemente stancato. Era diventato insopportabile e richiedeva troppa manutenzione».
L'ha costretta Berlusconi?
«Berlusconi è stato il deus ex forbice, ma battute a parte, da tempo avevo deciso di darci un taglio».
Comunque le ha detto bene, perché Storace fu messo a dieta da Berlusconi e Angelino Alfano sì è fatto il trapianto di capelli.
«Le battute di spirito di Berlusconi spesso vengono tradotte dal mondo mediatico in pressing che non esistono».
E il lifting di Fede?
«Ognuno ha il proprio modo di volersi bene».
Fede si professa adulatore. Lei porta Berlusconi nel cuore. Fino al punto di dargli sempre ragione?
«Lo porto nel cuore, ma quando si vuol bene ad una persona si trova anche il coraggio di tirar fuori un'opinione diversa. E capitato, e anche questo è di sicuro tiri elemento di forza del nostro rapporto».
Il premier le è così affezionato da volare a Palermo per la sua festa di compleanno. Chissà che invidia in Forza Italia.
«Nessuna invidia, mi auguro. Era solo un incontro tra amici che si vogliono bene».
Chi c'era?
«Eravamo tanti, mancava qualcuno perché il giorno dopo c'era una votazione importante».
Soprattutto c'era Silvio...
«E lui valeva per tutti».
Andrebbe a Barbados a macinare tanti chilometri tutte le mattine solo per star vicino a Berlusconi? Altri l'hanno fatto...
«L'amicizia è una cosa seria, quando poi coinvolge una persona dal carisma e dalla carica umana come Berlusconi... Beh, quella diventa una ricchezza che non guarda certo ai chilometri».
Lei adora il mare e la barca a vela. In questi giorni sta lungo le coste della Croazia dove sta veleggiando anche Massimo D'Alema, l'ha incontrato?
«Ancora no. Adoro il mare perché mi ispira un grande senso di libertà, e il concetto stesso di libertà presuppone la convivenza con tutti e quindi ci si può incontrare liberamente».
Barca della libertà?
«Barca della libertà... anzi... mare della libertà».
Da mesi lei vive blindato. Una vitaccia.
«L'argomento minacce non mi appassiona. Vivo scortato per necessità, ma non blindato, perché non ho inteso minimamente cambiare le mie abitudini di vita».
Un'altra domanda per il siciliano Schifani: c'è veramente bisogno del ponte di Messina?
«Assolutamente sì. È un sogno e soprattutto un reale bisogno dei siciliani che finalmente Berlusconi in prima persona si sta impegnando a soddisfare».





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