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  1. #1
    INSubrian SOCialism
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    Post Anniversario della scomparsa di G.Miglio

    C'è stato un bell'articolo su La Provincia di Como in cui l'autore si chiedeva come mai il nome di Miglio è caduto nell'oblio, mentre altri, come Bobbio, sono ancora sulla cresta dell'onda.

    Lo posto appena lo trovo, merita.


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  2. #2
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    Predefinito Re: Anniversario della scomparsa di G.Miglio

    In origine postato da Conte Jean
    C'è stato un bell'articolo su La Provincia di Como in cui l'autore si chiedeva come mai il nome di Miglio è caduto nell'oblio, mentre altri, come Bobbio, sono ancora sulla cresta dell'onda.

    Lo posto appena lo trovo, merita.

    Questo è uno dei soliti misteri ( ma non troppo ) dei popoli destinati al ritorno volontario alle caverne.

  3. #3
    INSubrian SOCialism
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    Qui c'è il link per scaricarsi il pdf:

    La Provincia di Como, 10 agosto 2005, pag.40


  4. #4
    INSubrian SOCialism
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    E qui l'articolo principale della pagina:




    Miglio, pensiero forte sparito dagli scaffali

    Libri fuori catalogo, introvabili in libreria: a 4 anni dalla morte lo scienziato della politica di Como è un «desaparecido» editoriale Per gli studiosi è un «fatto fisiologico»: perché allora Bobbio, dalle idee meno «attuali», continua a essere ristampato e studiato?


    Scomodo in vita per il pensiero anticonformista, impopolare e incompreso per la parentesi come senatore (eletto da indipendente) della Lega Nord ('92-94), il professor Gianfranco Miglio è ormai quasi un "desaparecido" dell'editoria italiana, nonostante l'attualità del suo pensiero. A soli quattro anni dalla morte, i libri dello scienziato della politica comasco sono pressochè introvabili. Fuori catalogo tutti i titoli editi da Mondadori, compreso quel Io, Bossi e la Lega ('94) che, oltre al valore di testimonianza su un capitolo di storia italiana, contiene il saggio Vocazione e destino dei lombardi, scritto nell'89, ma freschissimo strumento diagnostico della scarsa vocazione politica del "popolo del Nord". Poco migliore la situazione del catalogo Giuffrè, che ha in elenco gli studi più importanti di Miglio. Di Le regolarità della politica, testo di riferimento del pensatore lariano, si trova ancora qualche copia in magazzino, come pure di Una Repubblica migliore per gli italiani e della collettanea Amicus (inimicus) hostis. Le radici della conflittualità "privata" e della conflittualità "politica". I tre titoli sono gli unici disponibili, lo conferma l'Ufficio distribuzione della Giuffrè. Quanto alla famosa conversazione con Marcello Staglieno (Una Costituzione per i prossimi trent'anni. Intervista sulla Terza Repubblica, '90), che aprì il dibattito sulla riforma in senso federalista dello Stato e portò Miglio a interessarsi, con l'occhio del realista politico, al nascente movimento di protesta capitanato da Umberto Bossi, non v'è più traccia da Laterza. Si provi a comporre il nome «Miglio» nel catalogo on line della casa editrice di Bari: appaiono solo due omonimi. In libreria la situazione è, se possibile, anche peggiore. A Como, in un campione di cinque negozi del centro, non abbiamo trovato un solo testo del professore; a Milano, a Vita e Pensiero, libreria di quell'Università Cattolica dove Miglio si laureò in Giurisprudenza sotto la guida di Alessandro Passerin D'Entrevès e Giorgio Balladore Pallieri, in cui fu preside di Scienze politiche e insegnò per quarant'anni, a fine luglio risultava all'appello un solo Miglio. Si trattava di Camilla Miglio, studiosa di letteratura tedesca. Oblio? Distrazione? A giudizio degli addetti ai lavori, personalità vicine per studio e familiarità a Miglio - La Provincia ha interpellato il figlio Leo, il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi, i professori universitari Angelo Panebianco, Massimo Cacciari, Antonio Caracciolo, Guido Vestuti, Alessandro Campi - siamo in presenza di un "fisiologico" calo di attenzione, comune anche «ai più grandi», sommato all'irrompere impetuoso delle "novità", che devono pure trovar posto sugli scaffali delle librerie. La questione Miglio potrebbe chiudersi qui - nel prendere atto che la memoria del professore è stata in parte sopraffatta da quella burocrazia (in questo caso editoriale) che lo scienziato della politica indicava come uno dei tanti strumenti delle forme che assume la censura moderna. Perché, a fronte del "desaparecido" Miglio, nelle librerie e nei cataloghi brilla la stella di Norberto Bobbio. Il politologo scomparso all'inizio del 2004 rivive nelle ristampe (nel 2005 sono usciti tre volumi per Einaudi) e nei convegni di studio. Ben poco invece è stato scritto, dopo la sua morte, su Miglio, che con Bobbio si confrontò lungamente (il collega torinese non gli perdonò mai di aver sdoganato Carl Schmitt dalla esagerata sua presunta collusione con il nazismo, portando scompiglio tra gli intellettuali della Sinistra, i quali per altro poi vi si abbeverarono come ad una "fonte purificatrice" dalla loro ideologia, grazie alla lezione di Miglio). La bibliografia di Miglio arriva appunto all'anno della sua morte, al 2001. Non ha visto ancora la luce un testo sul tema della doppia obbligazione nelle Lezioni di Politica pura, annunciato (Quaderni Padani, settembre-dicembre 2001, pag. 124) addirittura per il 2002, che almeno nel titolo sembra occuparsi del nocciolo duro del pensiero di Miglio, quello del superamento di un'idea di aggregazioni politiche fondate sul principio di fedeltà a favore del libero contratto, costantemente rivedibile, tipico dei sistemi federali. Gli studiosi hanno dimenticato Miglio? È vero che il rettore Ornaghi, anticipa a La Provincia, la pubblicazione di un volume con alcuni capitoli sul pensatore lariano. E che il figlio del professore, Leo annuncia l'uscita, «verosimilmente tra il 2006 e il 2007» delle Lezioni di Politica pura, il corso di Scienza della politica tenuto da Gianfranco Miglio alla Cattolica e registrate dagli allievi, di cui per ora esiste una bozza curata da Alessandro Vitale, docente di Studi strategici alla Statale di Milano. Certo, sono due buone notizie. La seconda, in particolare, meriterà speciale attenzione, in quanto risponde all'ultimo progetto di Miglio, come si evince dalle Considerazioni retrospettive ('88). Però, c'è da chiedersi perché Bobbio abbia tanto seguito editoriale e accademico, mentre il pensiero di Miglio («l'unico degno erede di Mosca e Pareto», secondo Campi) resti invece in un cantuccio. Se per Miglio vale il principio gadameriano della "distanza temporale" per il ripensamento critico-storiografico, allora perché lo stesso metro non si applica al politologo torinese? Forse significa che il pensiero del comasco non ha più nulla da dirci...«No, al contrario - ribatte Panebianco, che nel suo recente Il potere, lo Stato, la libertà fa riferimento alle intuizioni politiche di Miglio - La sua opera di scienziato della politica ha dato contributi ancora di fortissimo interesse. Penso ai suoi studi sul pensiero antico e sulla scienza dell'amministrazione». Se Miglio appare più in ombra, ciò sembra da ascriversi, secondo Panebianco, al fatto che il professore lariano, rispetto al collega torinese, non ha costituito una vera "scuola" ed è rimasto ai margini della cultura dominante. «Bobbio ha rivestito un ruolo, nel secondo Novecento, paragonabile a a quello di Croce. Aveva molta più popolarità e molti più allievi (non che Miglio non abbia avuto allievi, anche di valore!) - dice Panebianco -: ecco perché, da un certo punto di vista, la sua situazione non è comparabile a quella di Miglio». Massimo Cacciari, filosofo e sindaco di Venezia, che dice di «citare sempre Miglio» nei suoi studi e ricorda «la grandissima stima e l'affetto» che lo legavano al professore («tutto quello che so sul federalismo e sui grandi classici della politica l'ho imparato 30 anni fa da Miglio»), ne sostiene a spada tratta l'attualità. «Rimane uno dei più grandi intellettuali che abbia avuto la scienza della politica - dice - Si pensi anche solo al fatto che, sin dalla fine degli anni '60, ha cercato di confrontarsi, sulle riforme costituzionali, con le correnti più aperte. Ha cercato di convincere della necessità di una riforma costituzionale vera e seria. Il suo "peccato"è stato l'aver cercato qualche "sponda" per concretizzare il suo progetto. Questo lo ha danneggiato e isolato...». In tante incomprensioni e «distrazioni», ci pensa la cronaca a rilanciare prepotentemente il pensiero di Miglio («sempre coerente anche nelle sue evoluzioni», per Panebianco). Certe riflessioni sul fallimento di (pseudo)riforme costituzionali, con i conseguenti riflessi sull'amministrazione di cui oggi scrive Sabino Cassese, erano cose già dette dal professore comasco dieci anni fa. Come l'inevitabile crisi dell'Europa degli Stati nazionali (e della sua moneta, l'euro), improntata alla vecchia logica dello Stato moderno, così lontana dall'Europa delle «genti» e delle città richiesta da un autentico federalismo, era stata puntualmente prevista da Miglio cinque anni fa (Liberal 2000/2001). Allora questo pensiero iper-realista era troppo «avanti». Oggi, forse, è «troppo» contemporaneo.
    Vera Fisogni

  5. #5
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    Predefinito onore a Miglio

    Ho sempre apprezzato l'indipendenza di pensiero del professor Miglio; all'Università me lo presenterano come un nemico del Sud, ma leggendo i suoi articoli capii l'esatto contrario. Fu uno dei pochi intellettuali ad aver riconosciuto la dignità di nazione al Meridione ed il suo diritto all'autonomia in uno stato federale. Ebbe molti estimatori nell'università ma non così coraggiosi come lui.
    Quanto alle sue scelte politiche, ognuno le giudichi come vuole dato che uno studioso va apprezzato per le sue idee. Comunque avrei preferito che non si candidasse con il Polo quando era contrapposto alla Lega Nord; il federalismo da quelle parti non sanno nemmeno cosa sia.

 

 

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