Per ora apro la discussione, ma prometto di intervenire quanto prima


Per ora apro la discussione, ma prometto di intervenire quanto prima


Ho voluto aprire questa discussione, perchè, come abbiamo quasi tutti analizzato la DC, mi sembra opportuno confrontarci anche circa un leader storico e carismatico, ma anche controverso, dell'unico partito ufficialmente di Destra della Prima Repubblica.
Discutere su temi e personaggi del passato, ritengo sia utile per gente giovane come noi, anche se siamo giustamente mossi da una mentalità "americana" e pertanto guardiamo soprattutto al futuro.
Giorgio Almirante, leader storico del MSI-DN, fu indubbiamente un personaggio dotato di grande carisma e di capacità oratorie formidabili. Era talmente un capo importante e di peso per il popolo missino, che dopo la sua uscita di scena, il Movimento Sociale si trovò in una grave crisi di leadership e di identità. Subì forti perdite di consensi sia con la prima segreteria Fini che con quella, ancor più fallimentare, di Pino Rauti. L'MSI si risollevò solo dopo qualche tempo, con il ritorno di Gianfranco Fini alla guida del partito. Fini, nel frattempo, aveva acquisito maggiore esperienza e scaltrezza. Tuttora Almirante viene ricordato con affetto ed enfasi sia da chi ha ritenuto, a mio avviso giustamente, di archiviare l'esperienza missina e sia da coloro i quali hanno mal digerito la svolta di Fiuggi e ancora oggi vorrebbero la presenza di un MSI legato all'ideologia fascista.
Almirante, considerato un mito dalla mia famiglia che, negli anni in cui ero piccino, votava sempre per la Fiamma, era, secondo me, anche un personaggio molto controverso. Italianhawk, all'interno della discussione riguardante la DC, ha scritto sostanzialmente che l'emarginazione del MSI era unicamente voluta dalla Democrazia Cristiana. Concordo, ma non del tutto. E' vero, il cosiddetto "arco costituzionale" era un qualcosa costruito apposta per escludere il partito di Almirante dai giochi politici più importanti. Come avete letto tutti, non conservo affatto un buon ricordo della DC che, come dice giustamente Italianhawk, preferiva coltivare relazioni con il PCI, che era molto più pericoloso per la democrazia del vecchio MSI. Però, per amore della Verità e della Storia, occorre anche dire che i missini capeggiati da Almirante non si sforzavano neppure troppo per uscire dall'isolamento. Si dirà: erano altri tempi! Comunque moltissimi esponenti missini, anche di rilievo, si abbandonavano spesso ad estremismi neofascisti senza essere mai ripresi o smentiti da Almirante. Giorgio Almirante stesso, a momenti alterni, si presentava come un leader di una Destra moderata in doppiopetto, oppure come un capo di un movimento palesemente neofascista che si batteva per una radicale alternativa al sistema. Almirante non era sempre lo stesso. In certi comizi infuocati si estremizzava parecchio. Essendo però un grande oratore, riusciva sempre ad amalgamare tutto.


Concordo con te sulla duplice "personalità politica di Almirante".In Origine postato da RobertoP
Ho voluto aprire questa discussione, perchè, come abbiamo quasi tutti analizzato la DC, mi sembra opportuno confrontarci anche circa un leader storico e carismatico, ma anche controverso, dell'unico partito ufficialmente di Destra della Prima Repubblica.
Discutere su temi e personaggi del passato, ritengo sia utile per gente giovane come noi, anche se siamo giustamente mossi da una mentalità "americana" e pertanto guardiamo soprattutto al futuro.
Giorgio Almirante, leader storico del MSI-DN, fu indubbiamente un personaggio dotato di grande carisma e di capacità oratorie formidabili. Era talmente un capo importante e di peso per il popolo missino, che dopo la sua uscita di scena, il Movimento Sociale si trovò in una grave crisi di leadership e di identità. Subì forti perdite di consensi sia con la prima segreteria Fini che con quella, ancor più fallimentare, di Pino Rauti. L'MSI si risollevò solo dopo qualche tempo, con il ritorno di Gianfranco Fini alla guida del partito. Fini, nel frattempo, aveva acquisito maggiore esperienza e scaltrezza. Tuttora Almirante viene ricordato con affetto ed enfasi sia da chi ha ritenuto, a mio avviso giustamente, di archiviare l'esperienza missina e sia da coloro i quali hanno mal digerito la svolta di Fiuggi e ancora oggi vorrebbero la presenza di un MSI legato all'ideologia fascista.
Almirante, considerato un mito dalla mia famiglia che, negli anni in cui ero piccino, votava sempre per la Fiamma, era, secondo me, anche un personaggio molto controverso. Italianhawk, all'interno della discussione riguardante la DC, ha scritto sostanzialmente che l'emarginazione del MSI era unicamente voluta dalla Democrazia Cristiana. Concordo, ma non del tutto. E' vero, il cosiddetto "arco costituzionale" era un qualcosa costruito apposta per escludere il partito di Almirante dai giochi politici più importanti. Come avete letto tutti, non conservo affatto un buon ricordo della DC che, come dice giustamente Italianhawk, preferiva coltivare relazioni con il PCI, che era molto più pericoloso per la democrazia del vecchio MSI. Però, per amore della Verità e della Storia, occorre anche dire che i missini capeggiati da Almirante non si sforzavano neppure troppo per uscire dall'isolamento. Si dirà: erano altri tempi! Comunque moltissimi esponenti missini, anche di rilievo, si abbandonavano spesso ad estremismi neofascisti senza essere mai ripresi o smentiti da Almirante. Giorgio Almirante stesso, a momenti alterni, si presentava come un leader di una Destra moderata in doppiopetto, oppure come un capo di un movimento palesemente neofascista che si batteva per una radicale alternativa al sistema. Almirante non era sempre lo stesso. In certi comizi infuocati si estremizzava parecchio. Essendo però un grande oratore, riusciva sempre ad amalgamare tutto.
Da moderato si trasformava soprattutto sul palco dei comizi in istigatore di folle. Comunque la considerazione su Giorgio Almirante non può prescindere dalla fase storica in cui si trovò alla guida del partito. Pensiamo agli anni 70, in cui giornalmente si faceva a cazzoti sulle strade di tutta Italia con gli estremisti rossi.
La situazione era davvero poco gestibile, e nonostante la volontà di democratizzazione e superamento delle ideologie fasciste si doveva fare i conti con la realtà quotidiana, prega di violenza e di lotta armata.
Giorgio Almirante sostanzialmente fu il prodotto di quegli anni, e pertanto discutibile come discutibili furono quei maledetti decenni post-guerra della storia del nostro paese.
www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo


Almirante? Per me è stato un uomo tutto d'un pezzo, e un politico molto, molto in gamba.
Ma, permettetemi la battuta, tra qualche anno questo potrò dirlo anche di bertinotti, probabilmente.
Almirante a mio parere non c'azzecca nulla con noi, almeno al pari di un altro esponente storico dell'MSI che io ho ammirato e del quale ho letto anche qualcosa: Giorgio Pisanò.
La mia cultura politica è distantissima dalla loro. Per fortuna direi![]()


Ammetto la mia ignoranza su questa figura, anke se da sempre Almirante mi ha affascinato xke sempre visto come un uomo RISPETTABILE e RISPETTOSO.
Mi piacerebbe saperne molto di più delle conoscenze basilari che ho.
Roberto... è giuuunto il tuo momento: facci un report su questo personaggio.![]()


Un interessante articolo del Corriere della Sera che ripropone un tema di un editoriale del quotidiano di AN, ke ritengo possa essere utile a questo dibattito.
Nel secolo scorso, tra militanti e leader comunisti, l'imperativo era categorico:"Pas des ennemìs à gauche" - mai rivali più a sinistra di te. Il concetto sembra essersi trasferito pari pari nella destra italiana degli anni duemila, dove AN teme la crescita di Alternativa Sociale. Non tutti, però, sono così inquieti e il Secolo d'Italia mette in prima pagina un articolo del deputado di AN Carmelo Briguglio, responsabile dell'organizzazione del partito e di fede alemanniana, il quale vede nella nascita di una formazione "a destra della destra", un'opportunità e non uno svantaggio. Dopo aver sostenuto per una quarantina di righe che "in questi giorni il centrosinistra ci ha dato una mano, son loro ad aver sdoganato Fiore, Tilgher e la Mussolini", Briguglio si concede un lungo finale:"Alla destra di AN ci può essere spazio per una piccola formazione radicale, depurata di soggetti impresentabili?E' possibile recuperare questa forza logica bipolare?E questo processo va agevolato o contrastato?".
Domande retoriche quelle che Briguglio pone ai lettori del Secolo d'Italia. Lui la risposta sente di averla già:"AN non deve essere ossessionata dall'idea di presidiare il fronte della destra. Guardiamo avanti". Guardare avanti, d'accordo, ma regalare voti alla Mussolini, borbottano non pochi colleghi di Briguglio. "Pazienza, se perdiamo l'1% - ribatte il responsabile dell'organizzazione del partito - AN può aspirare a un bacino più vasto".
Vasto programma? Gianfranco Fini punta a quel risultato, ma non lo considera ancora a portata di mano. Anche per questo, raccontano, il leader di AN non aveva molto apprezzato la possibilità che Berlusconi e la CdL si aprissero a un'altra formazione di destra, genere AS. Anche per questo, nei mesi scorsi, tra il Cavaliere e il suo minsitro degli Esteri era calata una certa freddezza. "Pas des ennemìs à droite", per Fini, è un principio quantomai attuale.
Sul tema, poco prima del decennale di AN, si scontrano ufficialmente anche il ministro dell'Interno Pisanu e il coordinatore del partito Ignazio La Russa. Con tono insolitamente asciutto, il primo riconrdò che AN non svolgeva fino in fondo il suo ruolo di presidio della destra. La Russa replicò che non si può chiedere a un partito di autoconsegnarsi in uno spazio limitato.
Archiviato come polemica tra alleati, quel pubblico scontro rivelava invece il dibattito sotterraneo e in corso, all'interno della CdL e all'interno di AN. Dentro il partito, dunque, la linea di Briguglio, "non curiamoci di AS e pensiamo ad assorbire i voti di centro, come faceva la DC", si scontra coi timori di quanti non ritengono ancora maturo il momento. "Perdere voti a destra? Non lo vedrei come un progetto politico - riflette Marcello Veneziani - Un partito che voglia crescere deve presidiare la sua destra, pur puntando al centro. Lo impone il bipolarismo".
Anche il giornalista Pietrangelo Buttafuoco non crede "al bacino che si allarga al centro" e neppure al ruolo benefico di una formazione a destra del partito di Fini. "AN, oggi, non ha bisogno di uno sfogatoio alla sua destra: era un'idea di Pinuccio Tatarella, ma ne parlava nel '94. Oggi non serve più. E, d'altra parte, il mondo di Fini e quello di Terza Posizione sono ormai distanti, non più comunicanti".
Se una preoccupazione deve avere, AN, sostiene Buttafuoco, è quella di non essere riuscita a ricreare l'effervescenza culturale dei De Marzio, dei Lanna, della famiglia Accame.
Evocato, ecco Gianni Accame, intellettuale della destra italiana e, negli anni settanta, direttore del Secolo d'Italia. Lui sì, condivide il punto di vista di Briguglio, giacchè "cercare voti al centro è realisticoe doveroso. Destra Sociale lo sta già facendo, con una politica vicina ai cattolici e certo non liberista in economia. Dopo Fiuggi, le vecchie categorie di antifascismo e anticomunismo sono state archiviate, le nuove discriminanti sono liberismo eda un lato e socialità dall'altra. In Germania, in Francia, resistono gli ultrà di destra? D'accordo, ma lì c'è una componente di razzismo che la destra italiana ha sempre rifiutato: il primo a rinnegare le leggi razziali fu proprio GIORGIO ALMIRANTE".
(di Maria Latella)


Il mio giudizio sulla DC resta drasticamente negativo; sarebbe stato assai più tenero se non del tutto positivo se De Gasperi, Moro e Andreotti non avessero dimostrato una tale vigliaccheria politica da temere di stringere la mano a quel "fascistaccio" di Almirante. Non sanno che occasione hanno sprecato, che lungimirante (e potenziale) STATISTA hanno escluso da Palazzo Chigi. Se lo avessero compreso in tempo probabilmente avrebbero capito che non era affatto scontato che un partito come l'MSI potesse essere guidato da un leader di tale - incommensurabile - grammatura e non già da tizi tutti "manganello" e "dagli all'ebreo" alla Preziosi o alla Pavolini. Un quadro del genere sarebbe stato molto più prevedibile, e invece...
Caro Roberto,
per parlare di Giorgio Almirante muovo da un estratto del mio intervento postato all'interno del sondaggio dedicato al ruolo della DC. Prescindendo dal colpevole isolamento cui fu costretto dallo sciagurato cartello bianco/rosso, non posso che lodare la straordinaria statura politica di un leader troppo scomodo per essere ricordato dalla "nomenklatura" di palazzo.
Ricordo Almirante difendere strenuamente la propria - tenacissima - creatura politica dal contestuale linciaggio democomunista che ne voleva lo scioglimento pur avendo rigettato sin dalla sua nascita - nel lontano 1946 - qualsiasi tentazione antidemocratica. Ricordo Almirante presenziare a troppi funerali di giovani missini uccisi contemporaneamente dall'odio proletario e dall'implicito benestare alla violenza "rossa" espresso dalla spocchiosa e vigliacca ghettizzazione promossa dai vari balenotteri scudocrociati.
Cari Amici,
sento di dovere parecchio ad Alcide De Gasperi ma non devo nulla - e ribadisco NULLA - al ciarpame clientelare e assistenzialista (figuriamoci allo "scalabraghismo" filocomunista) della DC tutta. Devo TANTISSIMO ad un grande statista quale Giorgio Almirante che non ha fatto in tempo ad assaggiare i comodi velluti poltronistici, logorati dai posteriori scudocrociati. E, ben inteso, la mia credibilità in chiave filo-almirantiana credo si esprima nella misura in cui senta il bisogno di marcare ABISSALI e INDISCUTIBILI DIFFERENZE - com'è evidente, proclamandomi arciconservatore - dal credo missino e dalla dirigenza dello storico segretario della Fiamma. E' vero infatti che avrei potuto riconoscermi nella segreteria Almirante post-micheliniana, sinonimo di "reductio ad unum" delle molteplici anime missine, ma è altrettanto certo che avrei ripudiato la cosiddetta "sinistra" interna (capeggiata dal leader di Salsomaggiore) ancora in vita prima della scomparsa del mentore della "destra" filo-atlantica: quell'Arturo Michelini che avrei sostenuto fino al punto di definirmi tenacemente anti-almirantiano.
Ma dopo la storia cambia: Almirante seppellisce ogni "sinistra" tentazione per ergersi a leader indiscusso dell'intero partito. Dà prova di carisma e capacità leaderistiche perlomeno doppie rispetto al precedente segretario (l'onestà intellettuale prima di tutto...) che non avrebbe certamente retto all'ossessiva campagna demolitoria del piccolo e orgoglioso partitino, condita da continue richieste di scioglimento e da una sequela di barbari omicidi.
Con la stesso approccio ideologicamente distaccato ma politicamente contiguo - passatemi la distinzione - sento di discordare con assoluta risolutezza dal sospetto che Giorgio Almirante rappresentasse un leader controverso al tempo "istituzionale" e "aggressivo". Tutti i principali studiosi del Movimento Sociale lo confermano: la storia politica di Almirante è del tutto cristallina. Giorgio non era Roberto Fiore, Giorgio non era Adriano Tilgher, Giorgio non era Massimo Morsello. Giorgio non rappresentava neanche minimamente quei tizi vicini a svastiche e luridi negazionismi, tantomeno andava predicando vendette contro i "rossi" responsabili di quelle infami uccisioni (e potete immaginarlo, solo un leader di quella grammatura avrebbe invocato "Giustizia" e non già "vendetta").
Cari Amici,
pur rispettosissimo (sempre e comunque) di qualsiasi opinione personale, sento di dovervi chiedere quali siano le motivazioni oggettivamente fondate che vi spingono a definire "controversa" la figura di un leader come Giorgio Almirante, un'asserzione che ritengo profondamente ingiusta sul piano storico.
E per concludere con la DC...Sono certamente un "conservatoraccio" di primo pelo e proprio perchè ritengo di esserlo senza se e senza ma, avverto da sempre l'urgenza di non poter scindere questa qualifica dalla gloriosa etichetta "Destra". Sono un ultraconservatore (giammai reazionario), sono un fiero ultradestro. Bene, in un Paese che ha confuso la Destra - quella vera, quella con la D maiuscola - con un fenomeno incontrovertibilmente socialista credo che ripetere un errore non già identico ma di certo simile scambiando - stavolta - un (pessimo) Centro con la Destra, sia una svista piuttosto marchiana. Per carità, lo ripeto, rispettabilissimi (detesto l'ipocrisia e le sviolinate da quattro soldi...) punti di vista: ma già all'epoca avrei votato l'unico partito "sostanzialmente" Destro (con i dovuti distinguo interni; della serie "mai simpatizzante fu più distante dall'on. Rauti") e non già un censurabilissimo contenitore centrista e per di più moralmente - affatto moralisticamente - abietto. Coerentemente con lo stesso principio non potrei mai identificarmi in Forza Italia, nella CDU tedesca, nell'UMP francese e in tutti quei "megafrullatori" talmente ingombranti da "piazzarsi al centro e strabordare un cicinìn a destra". Diversamente dai Tories inglesi e - of course - dal glorioso Elefante americano.
Saluti


Torno dopo un'assenza di qualche giorno, causata da impegni di lavoro.
Replico amichevolmente un pò a tutti, senza seguire però un ordine preciso e mi auguro vogliate perdonarmi.
Concordo con UgodePayens sul fatto che un personaggio come Giorgio Almirante, con i suoi pregi e i suoi difetti, non abbia mai fatto parte di nessun filone di pensiero Conservatore, quindi non c'azzecca nulla con noi, esattamente come non c'azzecca nulla con noi l'esperienza missina. Neanche l'odierna Alleanza Nazionale c'azzecca molto con il Conservatorismo, siccome, nonostante al suo interno militino personaggi come Adolfo Urso, Gustavo Selva o Mantovano, stenta ad esprimere una chiara linea di Destra liberista, a causa della cosiddetta "Destra sociale" che purtroppo è molto influente in AN.
Pertanto ho voluto aprire una discussione su Almirante, non tanto per cercare collegamenti, peraltro inesistenti, fra il leader missino e il Conservatorismo, ma soprattutto per fare unicamente un approfondimento. Ad essere sincero, non mi spingerei oltre. Se desiderate, posso fare un report, come suggerisce India9001, ma non vorrei annoiarvi con citazioni storiche riguardanti un leader comunque distante dalla nostra cultura politica.
Al contrario di Italianhawk, credo esistano delle ragioni fondate per considerare Giorgio Almirante un leader carismatico e un ottimo oratore in grado di zittire tutti, ma anche un personaggio controverso. Ha un suo fondamento pure il sostenere che in fondo Almirante, nei tempi in cui era alla guida del MSI e i rossi in piazza dimostravano tutta la loro violenza, non poteva fare di più. Però non si può negare che, oltre a presentarsi come guida di una Destra in doppiopetto, quando era necessario, si serviva pure delle frange più estreme del MSI. Fino all'ultimo, ha sempre sostenuto, in economia, la validità del corporativismo di marca fascista. La cosiddetta terza via anticomunista e anticapitalista. Non ha mai guardato all'economia di mercato occidentale. Non voglio certo dipingere Almirante come un mostro nazistoide e capisco che il MSI dei suoi tempi ha anche vissuto dei momenti drammatici, però, senza demonizzare nessuno, occorre realisticamente evidenziare le luci e le ombre dello scomparso leader missino.
Sulla qualifica di "megafrullatori" che Italianhawk ha affibbiato a Forza Italia, alla CDU tedesca e all'UMP francese, vorrei esprimere alcune considerazioni. Certamente esistono delle differenze fra questi partiti e quelli anglosassoni come i Tories inglesi e i Republicans americani. Però nessuno pensi, ad esempio, al GOP, come ad un blocco monolitico. Al suo interno esistono sensibilità a volte anche molto diverse fra loro ed è giusto e naturale che sia così, soprattutto in un sistema bipartitico come quello americano, che apprezzo enormemente. Quando due soli partiti si alternano alla guida di un Paese, è naturale che questi diventino due grandi contenitori di massa. Infatti il Partito Repubblicano ha al suo interno correnti di Destra e correnti più moderate. I cosiddetti falchi e le cosiddette colombe, i quali però marciano insieme sotto le insegne dell'elefante. Gran Bretagna a parte, noi in Europa finora abbiamo conosciuto soltanto il bipolarismo che assomiglia in certi aspetti al bipartitismo, ma non è la stessa cosa. Personalmente auspico che l'Italia e anche gli altri Paesi europei, semplifichino sempre più i loro sistemi politici fino ad arrivare ad un moderno bipartitismo come quello americano. Ci vorrà molto tempo affinchè anche da noi avvenga una tale maturazione, ma credo che prima o poi si concretizzerà. Però, già da adesso, se si vuole pensare al futuro, occorre iniziare a concepire dei modelli di partito che mirino a costruire aggregazioni ampie. Pensare, ad esempio, ad un ipotetico partito conservatore italiano capace di rappresentare insieme istanze di Destra e di Centro, non significa affatto voler morire democristiani. In questo senso, l'evoluzione del PPE, in cui sono entrati i Conservatori britannici, è un esempio.


Caro Roberto,
apprezzo sostanzialmente il tenore del tuo intervento sebbene senta il bisogno di puntualizzare il senso dell'espressione che ho utilizzato a proposito dei megacontenitori evocati.
E' ovvio che i repubblicani americani - molto più dei conservatori inglesi com'è evidente - si dividano al loro interno tra "famiglie correntizie" spesso assai distanti tra loro ma riconducibili - in ultima analisi - ad un "patchwork" di marca indiscutibilmente "Destra". (Breve digressione: è con il senatore dell'Arizona Barry Goldwater, nel lontano '64, che il partito dell'Elefante si sposta significativamente a destra abbandonando le sue tradizionali posizioni liberaleggianti. Di certo continuerò a custodire nel portafogli il suo "santino" e non già quello del filoarabo Eisenhower, pure repubblicano, ma ben lungi da quell' "humus" conservatore che nel Paese camminava parecchie spanne più avanti dell'asfittico Grand Old Party del tempo).
Vogliamo parlare al contrario di forzitalioti, nipotini di Koll, e lacchè filo-chiracchiani? Certo, ma per piacere, non me li appiccicate a destra. Non me li fate trovare tra i balocchi conservatori che più amo: quelli sono giocattoli a cui piace stare al Centro, che strizzano l'occhietto a quello scudocrociato che detesto con onorevole disprezzo. E' inutile, non guarirò mai: non ce la faccio a digerire forzatamente sbiaditi gollisti (qualcuno mi spieghi cosa significhi proclamarsi tali...) e scialbi mezzibusti dorotei e dossettiani. Nel "panini" del sottoscritto ci troverete figurine parecchio scomode e proprio per questo indiscutibilmente destre e ben lontane da quel viscido "politically correct" che avverso con fierezza: Edmund Burke, Ronald Reagan, Francisco Franco, Augusto Pinochet, Ariel Sharon, Barry Goldwater, Plinio de Correa, George W. Bush (e chissà quanti ne dimentico).
Per fare chiarezza c'è bisogno di riconoscerlo: nella nostra meravigliosa famiglia convivranno in assoluta armonia conservatori liberali e anti-liberali. Non ho alcuna difficoltà ad inserirmi risolutamente nella seconda categoria convinto come sono (opinabile parere personale rispettosissimo di tutte le sensibilità) che conservatorismo e liberalismo rappresentino sponde politiche del tutto incomunicabili. Certo, ci scendiamo a patti, stringiamo alleanze (ci saranno pure più vicini delle truppe falciomartellate...) ma se dovessimo scavare nel merito delle rispettive quintessenze, beh il solco tra le due scuole sarebbe parecchio profondo.
Sono un convinto antiabortista, rigetto l'eutanasia e le devastanti inclinazioni anti-proibizionistiche per ciò che attiene al contrasto del fenomeno delle tossicodipendenze. Non intendo derogare per via legislativa (ergo coattiva) al naturale ordine delle cose in termini di coppie "alternative", apro con dovuta misurazione alla pena capitale, detesto quel coacervo di dittatorelli chiamato "Nazioni Unite", aborro i sindacati, auspico una radicale revisione dello stato sociale, disprezzo l'assistenzialismo "di Stato" e l'egualitarismo peloso che mortifica l' "aristocrazia dei migliori" salvaguardando ad ogni costo inetti e parassiti.
Trovo patetica quella stucchevole eurofilia venduta a pacchi da cento da un bel pò di scranni parlamentari (troppi). Predico la "tolleranza zero", la rigorosa regolamentazione dei flussi immigratori, l'estensione del carcere duro, l'assoluta certezza della pena che non abdichi a sconti di sorta.
Mi fa specie l' "accanimento diplomatico" e - si può dire senza nauseanti giretti di parole? - sì, sono un fiero militarista (nb. "individuo che nutre stima e considerazione nei confronti degli operatori di Difesa": suona più politically correct ma il tizio in questione non è forse un "militarista"?) che si batterà sempre per il raddoppiamento dei miseri fondi destinati attualmente a forze armate e corpi di polizia.
Non mi limito a condannare il radicalismo islamico ma denuncio l'oggettivo spirito oscurantista (e lesivo dei più elementari diritti umani; che vada a farsi benedire quel tranquillizzante ecumenismo benpensante) proprio dell'intero musulmanesimo (con le dovute distinzioni, ovvio: Al Zarqawi non è mica Re Abdallah...). Ah, domanda: il "Corrierone" nazionale e tutti gli altri quotidiani raziocinanti non compiono per caso il medesimo atto di denuncia - in termini più melliflui, è chiaro - quando ci parlano delle vessazioni subite da donne saudite, egiziane, siriane (non si parla mica dell'Afghanistan talebano...)? Farei entrare non più tardi di domani Tel Aviv all'interno dell'UE; sbarro risolutamente la strada ad Ankara; sento un texano molto più vicino di un tracotante parigino.
Prima di concludere, vi rivolgo un appello accorato: mi dispiacerebbe profondamente se il suddetto profilo venisse sbrigativamente archiviato nel fascicolo dei “populisti d’accatto” al tempo imprudenti e caricaturali. Intendo sottolineare infatti l’estrema serietà (e relativa credibilità) dell’eventuale proposta politica di una formazione che aspiri a smarcarsi dal “virtuoso moderatismo” svenduto un tanto al chilo da una pletora di “autorevoli statisti”. Chi intenda prenderne le distanze infatti, è visto – al meglio – come un pirla desideroso di spararle più grosse – per mero autocompiacimento – dell’ultimo che l’ha preceduto. Le cose evidentemente non stanno così: sul melenso panegirico filo-moderato non vince il radicalismo fine a sé stesso, vince il “d-e-c-i-s-i-o-n-i-s-m-o” (sempre opinioni personali…). A tal proposito vi giro un interrogativo: credete sul serio che la politica di George W. Bush sia “intimamente” – e fuor da ipocrita “politichese” – diversa da quella propagandata dal sottoscritto qualche riga fa? La mia risposta la conoscete e quindi mi domando: perché tirare fuori il solito (squallido e grottesco razzista) Borghezio e non già il titolare della Casa Bianca per denunciare la presunta dimensione “radicale” di proposte considerate “fuori dal coro”? Me la suono e me la canto: perché - a detta del sottoscritto – suonerebbe molto meno parodistico e offensivo.
Fine: giusto per chiamare le cose con il loro nome e senza untuosi cerchiobottismi. Giusto per non confondere cavoli e cicorie, destri e centristi.
Da parte di un orgoglioso conservatore antiliberale (che non intende affatto apparire un ridicolo depositario di "Verità Assolute", tutt'altro...)
Cordiali saluti


La discussione sarebbe lunga, mi limito a scrivere che ringrazio Almirante per aver imposto al MSI di contrapporsi alle leggi sull'aborto, sul divorzio e di aver tentato di costruire un'alternativa di Destra in Italia con varie operazioni non riuscite.