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  1. #1
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    Question Legittimo sospetto a sinistra

    Credo che i primi a dover applicare quella che sarà la legge sul legittimo sospetto dovrebbero essere a ragione proprio gli elettori, i militanti e i simpatizzanti della sinistra italiana. Chiedere che vengano loro assegnati leader politici degni e vengano sollevati gli attuali dai loro compiti per evidenti incapacità. Il problema di leadership del “popolo” di sinistra provoca disorientamento ideologico tanto da costringere lo stesso “popolo” a tenersi per mano per non perdersi, per non correre il rischio di scivolare nel baratro della scontatezza.
    Attori consapevoli o meno della degenerazione propositiva e progettuale di coloro che dovrebbero (i leader) indicare le strategie politiche, culturali e morali di chi si affida loro, di chi crede che serva una elité qualificata per ragionare di politica.
    Credo allora che il popolo di sinistra possa per tempo ispirarsi al Cirami appellandosi alla giustizia che viene dalle proprie legittime aspirazioni.
    E non solo in quel di Roma, in quel delle segreterie nazionali, ma soprattutto in quel delle periferie politiche provinciali, locali, dove il legittimo sospetto dell’incapacità evidente e il legittimo sospetto della corretta condotta morale dei quadri superiori è cosa lampante, chiara, inconfutabile. Le scalate repentine senza neppure l’aiuto dei respiratori dati dal consenso popolare di burocratici alpinisti di partito hanno tediato, annoiato e disgustato il “popolo” di sinistra al punto da insinuare nel loro pensiero il sospetto che forse sarebbe meglio non affidarsi più a loro e dimostrare palesemente la loro insoddisfazione.
    E cosa ne pensate degli enti locali creati come campi base per le rocciate agonistiche dei politucoli infimi sparsi in giro per l’Italia?
    Non credo abbiano nulla a che fare con il Repubblicanesimo, non si possono certo additare come rappresentati di quella virtù civile disinteressata che anima l’ideale alto rappresentato da pochi nel nostro paese e gelosamente conservato nelle menti e nei pensieri di sparuti gruppi di dialogo e confronto politico.
    E allora, perché non si insinui anche nel Repubblicanesimo e nei Repubblicani il legittimo sospetto è bene che essi si pongano in alternativa culturale a questa sinistra fiacca e inconclusa. Che cresca la volontà di una autonomia mentale prima che politica.

    Strabone

  2. #2
    Garibaldi
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    "Servire il Bene Comune" e NON servirsi del BENE COMUNE?!!?!!?!?
    Credo di interpretare cosi' il messaggio di questo nuovo amico che mi sento gia' di apprezzare e stimare!!!!!!!!!11
    La politica non come utilitarismo personale ma come contributo al divenire umano e sociale ed al progresso economico di tutti i nostri fratelli!!!11

  3. #3
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    Garibaldi è sempre sintetico e incisivo!

    Credo sia il tempo (o forse lo era già da un pò) di dare significato alla tanto auspicata identità dei Repubblicani.

    Sai Garibaldi, essere legittimamente sospettosi a sinistra significa anche rendersi conto, da uomini liberi e pensanti, che la nostra deligittimazione come uomini Repubblicani e come Partito Repubblicano è in opera, è in itinere. Vedi e contempla le affermazioni di Parisi, vedi le ripetute appropriazioni indebite di uomini e ideali (Veltroni che scrive la prefazione ad un libro su La Malfa).
    In più che significato dare agli stipendi di certi funzionari sinistrorsi che accumulano centinaia di milioni all'anno in organismi decentrati di governo e controllo del territorio e pretendono pure di insegnare ai Repubblicani come stare al mondo? Come interpretare le accuse di demagogia quando pretendiamo di capire che cosa pensa la sinistra della pubblica sicurezza, di mercato controllato, di diminuzione e razionalizzazione del numero di enti locali, di piano energetico nazionale, ecc?
    Che torni forte, a lettere marcate la critica repubblicana, spietata, pungente e per tempo; non dilatiamo i tempi come fanno i DS che per rispettare le gerarchie di partito temporeggiano per anni sullo stesso tema (e i risultati si vedono poi!).
    Qualcuno ha paura a sollevare questioni a sinistra?
    Non credo, e non lo credo opportuno.
    Legittimamente sospetto che la sinistra abbia fallito, ma poi da realista mi devo dire: si fallisce solo quando si ha un progetto che non cresce e non trova applicazione. La sinistra un progetto non ce l'ha. Ha omini beceri da accontentare!
    E questo il "popolo" di sinistra, per fortuna, lo sta capendo o lo ha già capito e rotea fino alla nausea, fino a quando non si sovverte un sistema che è contro il bisogno di umiltà della gente comune.

  4. #4
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    Bhè , visto quanto è successo finora, non pare pure legittimo sospettare che qualcuno che in questo momento governa con il cds si stia sistemando un pò gli affari suoi??? Non nasce???No, così per dire.
    Intanto ALL Iberian se lo è sistemato.
    Visto che noi disprezziamo questa sinistra girotondista ( certo apprezzavamo le manifestazioni di massa del polo contro il governo del csn, quelle andavano bene, erano per il bene del popolo), ditemi che apprezziamo in questo cds, fatemelo capire.
    La sinistra ha gli omini da accontentare?? Può essere, non lo nego, non lo si può negare. Il Cds invece ha gli omoni, anzi ,l'OMONE.Che bellezza rivedere Bossi alle foci del Pò ed a Roma nel rito pagano, una meraviglia, mi stupisco perchè non vi era una delegazione repubblicana.O c'era???
    saluti
    echiesa

  5. #5
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    Benvenuto a strabone sulle pagine del Forum dei Repubblicani Italiani

  6. #6
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    Strabone. La vita e le opere
    La data di nascita di Strabone, con buona probabilità, può essere stabilita nel 64/63 a.C., nella provincia romana di Amaseia, nel Ponto. Originario di una nobile famiglia, anticamente legata al re Mitridate, Strabone ebbe a disposizione un patrimonio notevole che gli diede la possibilità di ricevere un'ampia istruzione e di dedicarsi, per tutta la vita, ai viaggi e agli studi.

    La maggior parte delle notizie biografiche si desumono dalla stessa Geografia.

    Al 44 a.C., anno della morte di Cesare, risale il suo primo soggiorno a Roma (XII 6,2), dove fu allievo del celebre Tirannione, a sua volta originario del Ponto. Personalità di spicco nella vita culturale romana di quegli anni - tra l'altro fu il maestro dei figli di Cicerone - Tirannione era un grammatico di formazione peripatetica e, in particolare, esperto di 'Geografia', come ricorda lo stesso Cicerone (Lettere ad Attico, II 6).

    A Roma, Strabone poté ricevere un'ampia istruzione filosofica caratterizzata dall'eclettismo: oltre a Senarco di Seleucia, un altro filosofo peripatetico, frequentò anche lo stoico Posidonio di Apamea, vissuto tra il 135 e il 51 a.C., i cui scritti, amplissimi per numero e argomenti trattati, e oggi perduti, possono essere considerati come importante fonte di numerosi autori greci e latini, da Cicerone a Seneca, da Galeno ad Ateneo, Diogene Laerzio, fino a Simplicio e Stobeo, oltre allo stesso Strabone.

    Tra il 35 a.C. e il 7 d.C., sono documentati sempre nella Geografia, ulteriori soggiorni a Roma, e altri viaggi nelle provincie e le città del nascente impero romano. Talora Strabone accompagò anche personalità di rango della classe dirigente romana: in ogni caso non sembra che abbia mai compiuto viaggi con la finalità di raccogliere notizie 'autottiche' da inserire nella propria opera, compilata, essenzialmente, attraverso la consultazione di fonti scritte; né d'altro canto ricoprì mai direttamente ruoli di rilievo all'interno dell'amministrazione romana. In breve, nella biografia di Strabone non si ricordano episodi di grande rilievo, né particolari esperienze: fu una vita da 'studioso', alquanto appartata rispetto ai tumultuosi anni che videro la trasformazione della 'repubblica' romana nell'assetto imperiale augusteo.

    Incerta la data di composizione della Geografia. Sicuramente l'opera fa seguito ai Commentari Storici in 47 libri oggi perduti - ne restano solo frammenti di tradizione indiretta - che proseguivano il corso della narrazione di Polibio, incentrata sul periodo 264-200 a.C

    Vari riferimenti e dati interni, in ogni caso, come per es. alcuni cenni all'impero di Tiberio (14-37 d.C.) e ad eventi riconducibili al 21 o al 23 d.C. (cfr. XVII 3,7.9.25), inducono a ipotizzare il periodo compreso tra il 17 e il 23 d.C. per la redazione dell'opera, dunque verso la fine della lunga vita di Strabone, probabilmente pubblicata solo dopo la sua morte, avvenuta intorno al 24 d.C.



    Bibliografia

    Sulla biografia di Strabone, oltre a E. Pais, Straboniana, "RFIC" XC 1887, pp. 197-246, cfr. soprattutto G. Aujac, Introduction, in Strabon, Géographie, I,1, Paris 1969, pp. VII-XLVII.

    Per quanto riguarda la sua formazione nel quadro culturale e filosofico di Roma tra il I sec. a. C. e l'età Augustea, si può far riferimento a F. Adorno, La filosofia antica, III, Pensiero, culture e concezioni religiose: II secolo a.C.-II secolo d.C., Milano 1992 (1. ed. 1962), pp. 9-61, in particolare, su Posidionio, cfr. pp. 50 ss.

    Infine, sulla data di composizione della Geografia, un succinto ma esaustivo status quaestionis si trova in A.M. Biraschi, Strabone. Geografia. L’Italia. Libri V-VI, introd., traduz. e note di A. M. B., Milano 1988, pp. 14 s.

    Sull’argomento, da ultimo, si possono consultare D. Dueck, The Date and Method of Composition of Strabo’s Geography, "Hermes" 127 (1999) pp. 467-478 e S. Pothecary, Strabo the Tiberian Author: Past, Present and Silence in Strabo's Geography, in corso di stampa su "Mnemosyne", disponibile sul web in una versione preliminare When was Strabo's Geography written? (l'autrice, alla quale si deve un ricco sito web su Strabone Strabo the Geographer sostiene una composizione durante l'eta&grave augustea)
    ------------------------
    tratto dal sito
    http://www.dm.unife.it/esegesi/strabo_vita.html

  7. #7
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    Grazie a Nuvolarossa per la tempestiva biografia straboniana.

    Non credo neppure opportuno citare Bossi e gli altri putti ignudi dipinti accanto a Lui nel Giudizio Universale. Chi se ne frega, Echiesa, se a Venezia la Lega beve e inneggia alle violacee e putrite acque del Po. Che abbiano anche loro i simulacri pagani a cui rivolgersi, che abbiano anche loro miti a cui sacrificare le loro pur misere esistenze (politiche si intende).
    Vuoi un legittimo sospetto anche a destra? Vuoi l'ennesimo legittimo sospetto a destra?
    Credo non ci sia bisogno di rimarcarlo o cercarlo. E' palese.
    A sinistra al contrario è subdolo, nascostamente mina quel poco di dignità che rimane ai Repubblicani.
    A destra? Tanto e comunque siamo ignorati, tra i bigottoni del UDC-CCD-CDU, i fascistoni di AN, i deliri della Lega e la massa eterogenea, disarticolata, silente e inerte del clubbisti di FI. Siamo ignorati. Solo La Malfa ogni tanto squilla qualche chiarina repubblicana su qualche testata giornalistica, ma parla forse troppo a titolo personale. Legittimo sospetto che anche lui sia finito in qualche club di FI a raccogliere le quote per il canastone natalizio?
    Non ci confondere con la destra, echiesa, così come io non vorrei mai che ci confondessimo con la sinistra.

  8. #8
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  9. #9
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    Purtroppo caro strabone, del carretto ne faccio parte pure io. Quinci il non ci confondere è riferito pure a me.
    Il fatto di non confonderci con la sinistra non è possibile, per il semplice fatto che come continuo a ripetere noi siamo di sinistra, di una sinistra che era già moderna quando gli altri manco sapevano cos'era. Con la destra non ci possiamo confondere per motivi che tu stesso citi affibbiando aggettivi ai vari partiti che la compongono. Sono anch'io per una terza via, ma nel panorama odierno avrei preferito restare fra le forze dell'Ulivo e partecipare ora alla rifondazione di una nuova e moderna sinistra. Si è preferito passare a destra, ed ancora non riesco a vedere i motivi , dato che non è che abbiamo avuto tutto quel successo e non abbiamo tutta quella visibilità che si auspicava. Ed inoltre non si palra più di politica ed il solo Lamalfa, come tu hai ben notato, a titolo forse troppo personale avanza critiche e suggerimenti. Troppo poco. Vedevo oggi i leader dell CDL in conferenza: noi non c'eravamo. NOI AD OGGI NON SI SA BENE CON CHI ABBIAMO FATTO PATTI. PARE SOLO CON F.I.
    Ed il sospetto tu stesso dici che è quasi certezza.
    Se non si ritorna a fare politica possiamo andare dove ci pare, destra, sinistra, sopra, sotto, qui e là.Il risultato sarà sempre quello.
    saluti
    echiesa

  10. #10
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    Ottimo giudizio.

    Tornare a fare politica significa anche muoversi, uscire tra quel popolo che sulla fascia cinge più di un busto di Mazzini in giro per l'Italia. Stare forse meno tempo a parlare, a scambiare le stesse perplessità che ci si scambia da anni sul "ruolo" presunto o meno dei Repubblicani nel XXI secolo, nell'era della velocità, della comunicazione rapida, degli sconvolgimenti sociali e morali talmete repentini che neppure si ha il tempo per capirli che già sono cambiati. Il PRI e la discussione repubblicana sono troppo statici, lenti, sonnolenti.
    Cosa ne pensate dei giovani, del ruolo che essi hanno; come fare per avvicinarli, per dare una prole degna ad un padre politico al momento per nulla fertile? I giovani se ne vanno, quando ci sono, girano lontani da partiti macchinosi e burocraticamente fermi.
    Di statuto e statutariamente i Repubblicani periranno!
    Sono forse troppo pessimista, ma che il mio pessimismo possa spingere a fare politica attiva, veloce, comprensibile.

 

 
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