La Siria di domani

di Henry Bakhos


Dopo tanta instabilità politica, la Siria trovò nel 1970 “un equilibrio” con l’arrivo al potere di un ufficiale dell’aviazione militare, “Hafez al-Assad”, che avrebbe cambiato le regole del gioco introducendo un regime “baasista” (stesso partito di Saddam in Iraq) e schiacciando in un modo radicale i movimenti islamici; in Siria tutti si ricordano ancora quando Assad mandava i carri armati per schiacciare i fratelli musulmani a “Homs” e ad “Hama” distruggendo in un modo irreversibile case, famiglie e città!



Il regime di Assad, ispirato in modo evidente dal sistema sovietico, fondato su servizi segreti molto ben strutturati e su di un’elite politica fedele al presidente, formata soprattutto da “Alaouiti” (comunità musulmana minoritaria in Siria, della quale era originario Assad, la maggioranza essendo sunnita).



Dopo la caduta del muro di Berlino e con esso di gran parte dei regimi comunisti, Assad, da grande maestro della politica prese posizione nella guerra del Golfo contro Saddam, a vantaggio degli americani, che ricambiarono il favore dando fiducia al governo siriano, affidandole il caso del Libano e la gestione del dopoguerra.



Molto malato per anni, il presidente Assad preparò suo figlio “Bassel” per la sua successione, ma quest’ultimo fu vittima di “un incidente stradale” e morì; fu un colpo molto duro per il presidente, che non si arrese e introdusse nella politica il suo secondo figlio “Bachar”, l’attuale presidente siriano.



Nel succedere al padre costui porterà una serie importante di cambiamenti, aprendo significativamente il Paese all’Occidente e operando un cambiamento importante nella politica economica rendendola molto più liberale; ma la guerra in Iraq rimescola le carte del gioco, cambiando i piani americani nella zona, e la Siria, non adeguandosi ai progetti americani, si mette nei guai.



In un primo tempo gli americani minacciano la Siria, che secondo loro sta rifornendo di armi le forze “ribelli” dell’Iraq creando “terrorismo”; poi l’attentato, il 14 febbraio 2005, al potente Primo ministro libanese Rafic Hariri, che gli costerà la vita e che farà scoppiare la situazione in Libano ancora sotto tutela siriana, costringendo l’esercito siriano a lasciare il Libano (questa è stata una grossa perdita economica per la Siria, che trovava in Libano un’apertura di mercato importante per i suoi prodotti, l’impiego per circa un milione di lavoratori siriani e soprattutto entrate fiscali legate all’attività dell’aeroporto e del porto di Beirut ... ).



Dobbiamo ricordarci inoltre che la morte di Rafic Hariri ha spinto Chirac ed il nuovo re dell’Arabia Saudita Abdallah (due grandi amici di Hariri) ad accettare il piano di Bush per il Medio-Oriente, che certo parte dal progetto di pace israelo-palestinese, ma che va molto al di là di esso prevedendo mutamenti nell’intera geografia della regione; e qui ci possiamo chiedere cosa rischia la Siria: un cambiamento di potere, una divisione in cantoni, o ben altro ?



Oggi la Siria sta tentando di creare un blocco nella zona assieme all’Iran per cercare di resistere ancora, ma la situazione si sta facendo molto difficile e non più lontano della scorsa settimana la Giordania e l’Iraq hanno chiuso le loro frontiere, al transito dei tir, con la Siria.
Il futuro è molto incerto, le strategie si fanno sempre più difficili e non si sa se il presidente Assad saprà imitare le mosse del padre per uscire dalla crisi.





Henry Bakhos


Segnalato da Der Wehrwolf