Il direttore generale della Juventus nei guai per la compravendita di due calciatori


Il piatto indigesto servito da Aleardo Dall'Oglio a Luciano Moggi si è trasformato in vero e proprio veleno, per il direttore generale della Juventus. Il nome di quello che è uno dei personaggi più influenti del calcio italiano è infatti finito nel registro degli indagati della Procura lariana. L'accusa, per lui, è di aver concorso assieme ad Enrico Preziosi nel reato di bancarotta per il crac del Calcio Como.
Un colpo di scena clamoroso, nato dalle rivelazioni (con tanto di consegna di documenti) dell'ex presidente degli azzurri Dall'Oglio al sostituto procuratore Vittorio Nessi, titolare dell'inchiesta sul fallimento della squadra lariana. A mettere nei guai Moggi è stata la compravendita dal Como di due calciatori: Alex Pederzoli e Felice Piccolo, promessi al club bianconero in cambio di un milione e 600mila euro, ma passati di mano per appena 20mila euro. Secondo il pm Nessi e gli uomini del nucleo di polizia tributaria di Como, che da mesi indagano sui conti della spa di via Sinigaglia fallita il 22 dicembre scorso, quel milione e 580mila euro mai finiti nelle casse della società lariana configurerebbero una potenziale distrazione di fondi.
L'iscrizione di Luciano Moggi nel registro degli indagati sarebbe un atto dovuto, da parte della Procura cittadina. Soprattutto dopo la conferma avuta dallo stesso dg della Juve dell'autenticità dei documenti in possesso della guardia di finanza e della magistratura. Tutto nasce da un paio di scritture private, su carta intestata Juventus Football Club, tra il Calcio Como e Luciano Moggi datate 11 luglio 2003. In quel contratto, ereditato da Dall'Oglio all'atto dell'acquisto della società lariana da Enrico Preziosi nell'ottobre 2003, i bianconeri si impegnavano a corrispondere alle casse lariane la somma di un milione e 600mila euro per diventare proprietari al 100% dei due calciatori in forza al Sinigaglia, all'epoca militante nel campionato di serie B (Pederzoli venne dato in prestito al Rimini, mentre Piccolo terminò il torneo con gli azzurri).
A fine stagione, con la retrocessione in C1, Dall'Oglio ha tirato fuori dalla cassaforte le scritture private dell'anno prima per garantirsi un introito sicuro: i soldi promessi dalla Juve. L'unico problema era legato alla sorte di quel denaro: per una società, quale il Como, indebitata con l'erario per circa 9 milioni di euro il pagamento per Pederzoli e Piccolo sarebbe stato tutto assorbito dal fisco. Secondo quanto raccontato da Dall'Oglio al pm Nessi, Enrico Preziosi avrebbe proposto di aggirare l'ostacolo cambiando i termini economici del contratto da depositare alla Lega Calcio e far passare il denaro versato dalla Juve dalle casse del Genoa e quindi, come finanziamento a fondo perduto, dal Mar Ligure al Lario. Dall'Oglio ha raccontato a verbale di un viaggio a Torino in compagnia del re dei giocattoli. Un viaggio datato estate 2004 terminato in una saletta di rappresentanza nella palazzina di via Ferraris, sede della Juventus. Qui Dall'Oglio (sempre stando alla sua versione) ha firmato i due contratti per la vendita di Pederzoli e Piccolo alla Juve in cambio di 20mila euro. A questo punto sarebbero entrati nella stanzetta Luciano Moggi e l'amministratore delegato juventino, Antonio Giraudo, che avrebbero discusso di un affare con Preziosi (ma Moggi, durante il suo interrogatorio in Procura a Como, ha negato che il patron del Genoa fosse presente a quell'incontro) prima di dichiarare concluso il summit.
Il direttore generale bianconero ha spiegato, il 28 luglio scorso al pm Nessi, che nonostante le scritture private le due società avrebbero convenuto sul fatto che 800mila euro a testa per Pederzoli e Piccolo erano troppi. Versione che sembra però cozzare con quella fornita da Aleardo Dall'Oglio e che, soprattutto, non avrebbe evitato a Luciano Moggi l'iscrizione nel registro degli indagati della Procura con l'accusa di concorso in bancarotta.

FONTE CORRIERE DI COMO