Bene. Dopo un po' di amenità varie, oggi scrivo sulla musica. Su quella che più mi piace. Antonio Vivaldi (1678-1741).
L'opera che prefererisco è, ovviamente, lo Juditha Triumphans nell'esecuzione del maestro Federico Maria Sardelli che, oltre ad essere il direttore dell'ensemble barocco "modo antiquo", è anche collaboratore per il settimanale satirico livornese "il Vernacoliere" ("si avvalga de' miei servigi, polita vtente").
Negli anni passati, lo Juditha ha sempre messo in difficoltà chi era chiamato a dirigerlo, vuoi perché gli strumenti che si usavano per eseguirlo non erano quelli che il Libretto richiedeva (comuni trombe al posto dei "claren" e fagotti al posto del nobile "salmoè" o "chalumeau" se si preferisce la dizione francese), vuoi perché, in virtù dell'ideologia neoclassica che va dai primi dell'800 fino praticamente ad oggi, tutte o quasi le esecuzioni di musica barocca risentivano di una certa prosperità e forza nella tessitura armonica che non le appartenevano affatto.
In questo Sardelli ha saputo benissimo recuperare una pressochè perfetta esegesi dell'armonia strumentale barocca.
La prima rappresentazione dello Juditha avvenne nel 1716 a Venezia.
Il libretto è di Jacopo (o Giacomo) Cassetti, che aveva contribuito a fornire testi per oratori sin dal 1702.
E' chiaramente un'opera di propaganda veneziana (e cristiana) contro il Turco, che allora infestava i mari dell'Egeo e del Mediterraneo e, poco tempo prima, era stato scacciato da Belgrado (1686) e poi da fin sotto le porte di Vienna (1693). Allora la questione ottomana era una minaccia reale sia per Venezia che per l'Austria, perché direttamente confinanti, ed indirettamente con il resto d'Europa.
La vicenda s'ispira al racconto biblico del "libro di Giuditta". Giuditta, del popolo Giudeo, decide di liberare la sua città, Bethulia, assediata dalle soldataglie del re assiro Nebuchadnezzar. Bethulia è ormai sull'orlo del tracollo. Ma Giuditta ha un piano: nottetempo scavalca le mura della Città e si reca, in compagnia della sua serva Abra, negli attendamenti assiri. Là trova il generale Oloferne e lo informa che lei è a conoscenza di un preciso segno divino contro il popolo di Bethulia, manifestatosi il quale lui potrà liberamente guidare l'attacco decisivo. Poco prima, Oloferne aveva fatto uccidere l'alleato ammonita Achior colpevole di aver ricordato all'assiro l'incrollabile fede del popolo giudeo che il generale assiro assediava. Oloferne dà disposizioni al suo luogotenente Vagaus su come compiere l'attacco.
L'Assiro s'invaghisce della Giudea, ma tutto ciò è solo uno stratagemma con cui Giuditta seduce Oloferne il quale, durante un banchetto per festeggiare il "fidanzamento", s'ubriaca e si addormenta. Soli lui e lei nella tenda, Giuditta approfitta del sonno alcolico del generale assiro e lo decapita. Ritorna dentro le mura giudee e fa partire un rapido e letale contrattacco che sbaraglia assiri ed ammoniti. Vagaus può fare ben poco e muore durante lo scontro finale.
Cosa ti fa una donna eh?
Per chi è in possesso dei 2 CD, chiedo di prestare particolare attenzione ai movimenti 11 e 23 del primo CD (pars prior). Sono due movimenti che mi hanno particolarmente colpito perché, nell'11, si ha un'introduzione strumentale molto poco vivaldiana e molto francese. Nel merito, raffigura Vagaus ed il coro abstantium militum. Vagaus lancia un'invocazione di speranza nella vittoria: "o quam vaga, venusta, o quam decora / o spes nostrae victoriae unica, et vera".
Nel 23 Giuditta si rivolge ad Abra e le dà il permesso di seguirla al banchetto di Oloferne. Vivaldi dà qui il meglio di se' e, aiutato dal famoso "salmoè", imitante il lamento della tortora, cita se stesso perché il movimento è quasi uguale all'incipit della sua "Estate", sia pure rivoltato nella sequenza. Io, da profano, ho notato anche che questo strumento da' un che di boccheriniano all'insieme.





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