fonte: www.destrasociale.org
Annusando gli odori che ci porta il vento
di Marcello de Angelis - Ciò che distingue (o dovrebbe distinguere) chi fa politica da chi fa il chiacchierone o il perdigiorno della politica, è la capacità di intuire ed anticipare le variazioni nel contesto in cui opera. Come un cacciatore o una guida indigena - a secondo se sia un 'operatore' o un analista - il politico fiuta i cambiamenti e scorge le tracce dove gli altri vedono solo polvere. E mentre gli 'iniziati' ancora si perdono in dibattiti talmudici sulla natura di questa o quella strategia occulta e gli amanti della fiction Montecitorio inondano ancora pagine con le varie opinioni sulle coppie gay o si interrogano sul perché Casini abbia iniziato a fumare il sigaro, il politico si accovaccia su un'altura e spia un filino di fumo che sorge all'orizzonte e aspetta che il vento gliene porti l'odore. Ebbene, gli elementi sui quali riflettere oggi sono i seguenti: la questione della leadership del centrodestra è rientrata nei ranghi, finalmente sostituita da valutazioni più prettamente pertinenti a strategie politiche; la proposta di riforma elettorale in senso proporzionale ha scompaginato le carte, non tanto perché possa certamente alterare il risultato finale delle prossime politiche, ma poiché scardina l'architettura della coalizione di centrosinistra; la finanziaria ha convinto i settori produttivi nazionali che l'attuale compagine governativa possiede la volontà e la capacità di adottare misure di salvaguardia dell'economia e di superamento della crisi senza per questo cedere terreno sulle tutele e le garanzie per i cittadini più esposti. Lo schema polemico 'Berlusconi contro tutti', ha progressivamente lasciato il posto ad un ricompattamento della Cdl intorno all¹interesse comune ed al progetto di rilancio nazionale, anziché intorno ad una persona. Lo strumento di superamento dell¹impasse politica non è più il fantomatico 'partito unico dei moderati' - progetto privo di contenuti e prospettive, rivolto ad un bacino politico che esiste solo nella fantasia di tre o quattro pensatori sradicati - bensì qualcosa di estremamente più 'radicale' e concreto: una riforma elettorale, da noi auspicata da un decennio, che restituisce alla democrazia il principio di rappresentanza. Con alcuni razionali accorgimenti che limitino i margini di cialtroneria possibili e facciano un minimo di selezione tra gli aspiranti inguacchioni. Il ricorso previsto alla 'lista bloccata', che ovviamente mette in mano alle segreterie di partito il discernimento assoluto su chi debba essere eletto, non è ciò che avremmo auspicato, ma è un veleno che in questa fase si traduce in farmaco, perché risolve ogni possibile equivoco sulla reale volontà di superare il correntismo e garantire la democrazia interna. Se Alleanza nazionale torna a comportarsi come un partito, ben vengano le liste 'di partito' e soprattutto la campagna elettorale per il partito, anziché il tutti contro tutti a suon di miliardi. Nel centrosinistra la prospettiva di un ritorno al proporzionale sta provocando crepe profonde. Il colore cereo di Prodi nelle ultime apparizioni televisive, il suo lamentare che 'Berlusconi vuole rendere impossibile la sua candidatura' e forse anche il flop della 'grande manifestazione unitaria' del 9 ottobre a Roma, sono sintomi da valutare con attenzione. Rifondazione comunista sarebbe molto gratificata da un ritorno al proporzionale, ma non è da sottovalutare l'eventualità che anche i Ds - lusingati da un 22 per cento negli ultimi sondaggi - siano spinti ad interrogarsi sul perché debbano portare in groppa il candidato viceré della Commissione europea, lontano da loro per storia, cultura e riferimenti ideologici, quando potrebbero lanciare un promettente Veltroni come sintesi di un nuovo centrosinistra. E perché Rutelli, che potrebbe sperare in un comodo dieci per cento, dovrebbe regalarlo a Prodi e continuare a farsi condizionare dai nani da circo della coalizione, ognuno con la sua cerbottana di voti? è vero che Veltroni non è un candidato previsto alle primarie e che una sua elezione potrebbe aprire una falla nelle retrovie, dando al centrodestra una speranza di affrontare un concorrente meno radicato in occasione delle amministrative romane, che seguiranno di poco le consultazioni politiche (se il centrodestra vincesse a Roma, per la sinistra sarebbe un colpo durissimo) ma ha certo più possibilità di Prodi. E mentre la solidità dell'Unione non sembra più così scontata, la litigiosità che gli elettori sono stati abituati a considerare una caratteristica della coalizione di Governo, sta lasciando il passo ad una sempre maggiore - e salutare - capacità di mediazione e di sintesi collegiale, tale da poter far dire a qualcuno che, in fin dei conti, le primarie del centrodestra si potrebbe pure non farle. Certo è che i sondaggi sul possibile risultato di un tale confronto sono all'ordine del giorno e potrebbero indurre i leader della Cdl - se li volessero prendere per buoni - a trovare una, sicuramente meno costosa, soluzione collegiale. I sondaggi, com'è noto, favoriscono notevolmente Gianfranco Fini, che sembra essere sempre maggiormente identificato con il centrodestra piuttosto che con il suo partito. Questo, al contrario di costituire un fatto di cui rammaricarsi, potrebbe rappresentare una notevole risorsa, perché permetterebbe alla destra di fornire un candidato 'accettabile' alla guida del governo, senza dover per questo rimettere in discussione continuamente l'identità del suo partito di appartenenza. Fini potrebbe essere, così, una figura di sintesi, che non sminuisca la pluralità di sensibilità che convivono nel centrodestra, bensì le legittimi tutte e le armonizzi. Un altro degli odori che il vento di questi giorni porta all'esploratore disorienterà coloro - un buon numero a dire il vero - che, con un atteggiamento ben noto al nostro ambiente di provenienza, fanno da mesi a gara a chi preveda peggiori sciagure e più certe e scontate sconfitte. Alcuni se le auspicano addirittura. Molti perché, sinceramente delusi nelle loro aspettative, invocano la giustizia divina sui tantissimi che hanno immeritatamente approfittato di questa stagione di potere per realizzare obiettivi personali e politici con i quali è difficile trovarsi in sintonia e che vorrebbero quindi veder tornare in mezzo ad una strada. Altri, semplicemente perché sputare su tutto e su tutti e più facile che sudare per realizzare qualcosa di meglio. Ma il fatto è, signori, che oggi sembra sempre più probabile che una nuova vittoria non sia impossibile. Io, intanto, mi lucido l'elmetto.
Marcello De Angelis




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