....…i coloni

La decisione assunta da Ariel Sharon, si può intendere con quanta intima sofferenza, di far evacuare gli insediamenti di coloni ebrei dalla striscia di Gaza, ha la grandezza tragica degli atti storicamente necessari. Che per cercare di stabilire una possibilità di convivenza di due popoli e di due Stati in Terrasanta questi popoli debbano essere divisi è appunto una tragica necessità. In un tempo in cui tutti plaudono, spesso soltanto per conformismo, al concetto di Stato multietnico e multiculturale, lì si assiste all’impossibilità che civili ebrei possano sopravvivere con un minimo di sicurezza sotto amministrazione palestinese.
Ci sono di mezzo, è vero, una guerra perduta e i territori occupati. Nessuno, però, denuncia l’intolleranza araba nei confronti degli ebrei, e questo fa sentire i coloni soli e abbandonati e ne induce la parte più tenace a ribellarsi all’ennesima ingiustizia della storia che li colpisce.
Sharon ha ragione nel sottostare all’esigenza storica e pratica, sa che lo Stato ebraico può vincere la sua eterna battaglia per la sopravvivenza solo se riesce a uscire dalla contrapposizione tra Erez Israel e l’islam territoriale.
Non si tratta solo di “pace contro territori”, ma della dimostrazione di saper abbandonare la terra senza aver subito una sconfitta militare, in modo da affermare che il diritto al territorio non nasce soltanto dai rapporti di forza militari, che l’enorme squilibrio numerico tra ebrei e arabi, rende a lungo termine insostenibili.
I coloni, che pagano in proprio il prezzo di questa scelta obbligata, hanno diritto anch’essi all’onore delle armi.
Non sono, come sono stati dipinti da un’opinione pubblica venata di razzismo, occupanti imperialisti o “fascisti” del Likud.
Sono persone che, anche in memoria di un’antichissima terra promessa, hanno cercato lì il riscatto da una vita di oppressione, patita nei paesi arabi o in quelli comunisti dai quali la grandissima maggioranza di loro proviene.
Hanno sognato, come gli eroi delle epopee contadine di tutto il mondo, che, coltivando la terra con il sudore della fronte, questa divenisse la loro terra.
A loro, perché ebrei, questo esito è stato negato.
Non per questo la loro non è una storia eroica, di fatica, di lavoro, di dedizione e di speranza.
Ora debbono abbandonare le case che hanno costruito, i campi che hanno coltivato, come le carovane di mezzadri che erano costretti a fare San Martino dalle inesorabili leggi della proprietà agraria.
La storia e le sue contraddizioni lo impongono, senza che questo debba ledere la loro indomita dignità.

Ferrara su il Foglio

saluti e....applausi