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Discussione: Le pulsioni di Gaia

  1. #1
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    Le pulsioni di Gaia

    LE PULSIONI DI GAIA

    Vita e ambiente in perenne evoluzione. L’atmosfera psichica. Gli strumenti che rivelano le modifiche degli eventi, grazie alla "coscienza planetaria"
    di Giuseppe Vatinno

    Immaginiamo di trovarci sulle Alpi: è un giorno di primavera inoltrata. Osserviamo la maestosa bellezza ed armonia della Natura: le montagne di roccia rosa a picco sulle verdi valli, i fiumi freschi e puri, i fiori dai mille colori e dai mille profumi.È l'ora del tramonto; il sole si spegne lentamente dietro la maestosità delle cime ancora innevate e nell'aria c'è un senso di speranza e di pace; una famigliola di daini si abbevera ad un esco ruscello montano...
    La Natura spesso ci commuove e ci esalta con il suo ciclo regolare, sincronizzato, possente ed immutabile. La sua leggerezza di colomba ed il suo respiro di drago.
    Quella della fusione con la Natura è un'esperienza spesso descritta dai mistici che hanno trovato la serenità nelle inaccessibili vette himalayane o nelle rigogIiose foreste tropicali: si tratta del sarrtadhi, cioè l'esperienza sconvolgente dell'illuminazione.
    Trasferiamoci ora, sempre con l’ immaginazione, nello spazio esterno al nostro pianeta ed osserviamolo da questa posizione privilegiata, sospesi tra la Terra e la Luna.
    Cosa vediamo?
    Un globo di maestosa bellezza, di colore azzurro (gli oceani), con striature bianche (le nuvole) e chiazze verdi (i continenti).Forse questa ottica, questa linea di visione un po' particolare, ci suggerisce un'idea romantica e scientifica allo stesso tempo.Considerando infatti i tratti caratteristici del nostro pianeta, la Terra potrebbe essere vista come un vero e proprio organismo vivente con tutti gli attributi della vita macrocosmica: i fiumi che trasportano la linfa vitale, cioè l'acqua; un cuore caldo e pulsante che può identificarsi con il centro ferroso e magnetico del nostro pianeta; le nuvole che ne condensano il respiro, i capelli verdi delle foreste.E poi la continua mutabilità propria di un organismo vivente.
    In effetti, questa immagine lirica e fantasiosa, ha fatto sì che uno scienziato britannico, James Lovelock', nato nel 1919 ed ancora vivente, coniasse nel 1979 anche un nome per la Terra intesa come una entità vivente. Il nome proposto fu quello della divinità greca della Terra, Gaia, che riassume in sé forme archetipali di tutte le grandi civiltà: la Grande Madre, la Dea Madre, generatrice di vita e custode sacra dell'eterno femminino, come del resto è evidente dai culti primitivi e dalla struttura delle società matriarcali e dal ritrovamento di statue votive.
    E quello della "madre fertile" è uno dei punti più risonanti del mito, anche con le nostre moderne concezioni.
    Abbiamo quindi un pianeta vivente (ricordate il film Solaris [3] degli anni 70?), abbiamo per esso un nome evocativo, ma la cosa non si ferma qui: la teoria di Gaia è qualcosa di molto di più che, appunto, una semplice descrizione poetica con qualche riferimento mitologico.
    Infatti, Gaia è un modello che Lovelock ha inteso presentare e rappresentare anche in una veste compiutamente scientifica e quindi assolutamente non superficiale.
    Lovelock ha attentamente studiato per molti decenni i delicati equilibri omeostatici che si instaurano tra gli elementi chimici che compongono il pianeta.
    Ecco quindi attenti studi e ricerche sui livelli di equilibrio della salanità dei mari, sui complessi rapporti tra archeobatteri ed atmosfera primordiale in formazione, storie di guerra, competizione, ma anche di cooperazione tra specie viventi e minerali.
    Lovelock ha anche immaginato un mondo fantastico che ha chiamato "Daisy World' (la Terra delle margherite); in questo ipotetico pianeta crescono solo due specie viventi: le margherite bianche e quelle nere. Le prime riflettono la luce del sole raffreddando l'ambiente, mentre le seconde la assorbono riscaldandolo.
    Occasionalmente compare una mucca che mangia margherite, sia quelle bianche sia quelle nere.
    Il mondo immaginato dallo scienziato britannico non è solo un mondo ideale, ma è un modello sperimentale dietro al quale vi sono raffinate simulazioni di tipo differenziale.
    In questa ottica il "mondo delle margherite" mostra uno strano fenomeno: la sua temperatura (essenziale per le margherite) è regolata dalle margherite stesse che hanno la funzione di un vero e proprio termostato.
    Questo modello semplifica le reali condizioni esistenti sul nostro pianeta, ma ci fa capire che la materia vivente modifica l'ambiente a suo vantaggio per potere sopravvivere.
    Si tratta, in definitiva, dell'utilizzo da parte della biosfera, di quelle che potremmo chiamare "biotecnologie naturali" e che sono le stesse che hanno permesso, ad esempio, ai batteri di dominare (numericamente) il mondo.
    Anche la specie umana può - ancora una volta - copiare dalla Natura; infatti i cosiddetti progetti di Terraforming sono una delle opzioni più studiate per la colonizzazione dello spazio, in specifico del pianeta Marte.
    Il Terraforming consiste nell'alterare scientificamente, mediante una raffinata tecnologia, i parametri vitali di un pianeta per rendere possibile l'installazione su di esso della vita umana.
    Il tutto per giungere alla conclusione che non esiste la vita di per se stessa, ma esiste solo la vita in continua e dinamica evoluzione con l'ambiente che la ospita.
    Lovelock stesso, impiegato presso la NASA, cercò di utilizzare i suoi studi su Gaia per giungere alla conclusione che non poteva esserci vita sul pianeta Marte prima che atterrasse la sonda americana Viking, evento che confermò la sua intuizione.
    Ecco quindi cadere ogni barriera, ogni limitazione tra mondo vivente (chiamato tecnicamente "biota") e mondo inanimato - le rocce, i mari, le acque, le nuvole: tutti facenti parte di un immenso organismo autoregolantesi.
    Tanto autoregolantesi da far nascere il sospetto che tali meccanismi nascondano in realtà delle finalità e quindi vi siano cause teleologiche che guidano e concertano questo mirabile sviluppo, in un'ottica che richiama e ricorda il cosiddetto principio antropico e cioè che il cosmo, come lo vediamo, è tale proprio perché è possibile osservarlo dalla specie umana.
    Ma Lovelock, ambientalista scientifico della prima ora, non è - come detto - uno studioso superficiale.
    Ecco quindi che i suoi libri ed i suoi articoli sono riccamente infarciti di grafici, curve, equazioni chimiche, equazioni differenziali.
    Insomma, lo scopo dello scienziato è quello di inquadrare la geologia e la biologia del nostro pianeta in una disciplina nuova, vasta ed interessante: la "geofisiologia" e cioè la fisiologia intesa come studio dei meccanismi basilari di funzionamento dell'entità vivente Gaia.
    La geofisiologia sta alla Terra come la fisiologia sta al corpo umano.
    Se vogliamo spingere il paragone oltre i limiti propriamente scientifici consolidati, possiamo poi anche individuare nelle cosiddette "risonanze di Schumann" una sorta di onde elettromagnetiche che si stabiliscono
    nello spazio, tra la superficie terrestre e la ionosfera; una sorta di onde cerebrali per Gaia, il pianeta vivente.
    Ma spingiamoci oltre ed entriamo in un campo di ricerca pionieristico, senza dubbio sperimentale, ed andiamo a considerare l'ipotesi che come esiste un cervello per Gaia esista anche una sorta di "coscienza" che reagisce agli stimoli emotivi degli eventi che avvengono sulla sua superficie.
    A questo proposito, e come già riportato da Il Giornale dei Misteri (N. 393, "La coscienza globale"), il PEAR (Princeton Engineering Anomalies Research, wwwprinceton.edu/-pear/)4 che ha sede presso la prestigiosa università americana di Princeton, nel New Jersey, ha condotto approfonditi studi sulla questione ed è giunto alla conclusione che esista una sorta di "atmosfera psichica" terrestre, e che tale sorta di "coscienza planetarià' reagisca agli stimoli emotivi degli eventi come ad esempio la guerra in Iraq, la morte del Papa, o lo tsunami del dicembre scorso.
    Ma come possiamo affermare questo? Grazie ad una rete mondiale di "elettrogaiografi", che registra in un certo modo la modifica di certi parametri statistici.
    Per spiegare più in dettaglio la cosa, dobbiamo dire che il PEAR ha da tempo progettato e costruito degli apparecchi capaci di far uscire degli eventi a caso, ad esempio dei numeri.Ora si è visto in prove di laboratorio che la mente umana, probabilmente tramite complesse interazioni coscienziali di natura quantica [5], può interagire con i meccanismi elettronici, meccanici, ottici ed acustici degli apparati sperimentali fino a modificare la frequenza degli eventi supposti casuali.
    In oltre 20 anni di migliaia di esperimenti, fatti di milioni di prove, sono stati raccolti dati corredati di un probante apparato matematico di tipo statistico.
    Sono stati osservati effetti molto piccoli (di qualche parte su 10.000), ma che sono statisticamente ripetibili, e che comportano significative deviazioni dai valori attesi.
    I risultati ottenuti hanno indotto i ricercatori a coniare il termine "scienza della soggettività" ("Science of subjectivé') per tali fenomeni. Ma cosa c'entra questo fenomeno con Gaia?
    Ebbene, si è visto che se allo sperimentatore umano si sostituiva la "coscienza collettiva" degli abitanti del pianeta, si avevano gli stessi fenomeni, durante i già detti fenomeni collettivi particolarmente dotati di forte carica emotiva.
    Questo fenomeno è anche ampiamente studiato nella Meditazione Trascendentale' o "Raya Yoga’'
    In conclusione, il nostro pianeta, la nostra Madre Terra a cui tutti siamo fisicamente legati, è forse qualcosa di più di un mito, di un sogno, di una speranza: forse, essa stessa, è una vera entità vivente con la quale noi siamo in filiale (e sacro) contatto.
    BIBLIOGRAFIA
    Lovelock J., Gaia, nuove idee sull'ecologia, Bollati Boringhieri, Torino 1981.
    Lovelock J., Le nuove età di gaia, Bollati Boringhieri, Torino 1991.

    1) James Lovelock è medico, biofisico, chimico ed inventore. Ha lavorato per il National Institute for Medical Research di Londra e per la NASA. Vive e lavora a Launceston (Gran Bretagna).
    2) Gaia (o anche Teti o Gea) - distinta da Demetra intesa come l'aspetto della "Terra feconda"- era figlia del Caos primordiale, moglie del Cielo (Urano) e madre dei Titani, che gli dèi dell'Olimpo rinchiusero nel tartaro, dopo la battaglia detta "gigantomachià'.
    3) Solaris, Unione Sovietica 1972, del regista russo Andrei Tarkowskij, dall'omonimo romanzo dello scrittore polacco Stanislaw Lem.
    4) Il PEAR è stato fondato a Princeton nel 1979 da Robert Jahn, professore ed allora Preside della Scuola di Ingegneria e Scienze applicate nella locale università, per studiare l'interazione tra la coscienza umana e le macchine.
    5) Secondo il Teorema quantistico di Bell tutte le particelle che sono state anche una sola volta a contatto lo rimangono per sempre. Questo teorema è spesso la base per alcuni studi scientifici sui cosiddetti fenomeni paranormali quali la telepatia, la chiaroveggenza e la precognizione.
    6) Si veda, ad esempio, Science of the subjective di Robert G. Jahn e Brenda j. Dorme in wwwprinceton.edu/-pear/sos.pdf); parla del ruolo della coscienza, della "fisica della coscienza", delle anomalie riscontrate nelle interazioni umani/macchine e dei possibili modelli teorici interpretativi. Tali modelli sono basati sulla fisica quantistica e la psicologia; appare infatti evidente, in tali esperienze, la risonanza emozionale dell'operatore e la esplicita non dipendenza dei fenomeni dallo spazio e dal tempo.
    7)Tecnica inventata nei primi anni '60 dello scorso secolo dal maestro indiano laureato in fisica Maharishi Mahesh Yogi, allievo del maestro indiano Swami Brahmanhada Sarasvati, uno dei massimi esperti di antiche tradizioni vediche e guru dei Beades.

  2. #2
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    il vero cuore di Gaia è l'Italia

  3. #3
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    Come darti torto?

  4. #4
    Orazio Coclite
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    La teoria 'Gaia' di James Lovelock è molto interessante, la seguo da anni.
    Consiglio a tal senso anche il testo di Tyler Volk, 'Il corpo di Gaia. Fisiologia del pianeta vivente'.



    http://tecalibri.altervista.org/V/VOLK-T_gaia.htm

  5. #5
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    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove sui pini
    scagliosi ed irti,
    piove sui mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    sui ginestri folti
    di coccole aulenti,
    piove sui nostri volti
    silvani,
    piove sulle nostre mani
    ignude,
    sui nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    l'illuse, che oggi m'illude,
    o Ermione
    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitio che dura
    e varia nell'aria
    secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    nè il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancora, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immersi
    noi siam nello spirto
    silvestre,
    d'arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come un foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.
    Ascolta, ascolta. L'accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall'umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s'allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancora trema, si spegne,
    risorge, treme, si spegne.
    Non s'ode voce del mare.
    Or s'ode su tutta la fronda
    crosciare
    l'argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell'aria
    è muta; ma la figlia
    del limo lontane,
    la rana,
    canta nell'ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.
    Piove su le tue ciglia nere
    sì che par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le palpebre gli occhi
    son come polle tra l'erbe,
    i denti negli alveoli
    son come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i malleoli
    c'intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri volti
    silvani,
    piove sulle nostre mani
    ignude,
    sui nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m'illuse, che oggi t'illude,
    o Ermione


    Gabriele D'Annunzio (pioggia nel pineto)

  6. #6
    Cavaliere d'oro
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    Non mi piace il nome Gaia dato alla Terra, lo preferisco sulle ragazze, inspecie se carine, come spesso accade, chissà perchè.
    La Terra non ha un nome mitologico, proprio perchè appartiene unicamente all'uomo, non agli dei.
    Ed è sicuramente il pianeta più bello dell'universo, basta guardarlo per rimanerne affascinati.

    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  7. #7
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  8. #8
    Cavaliere d'oro
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    Testo originale scritto da Yggdrasill
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  9. #9
    Orazio Coclite
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    Testo originale scritto da Rick Hunter
    Esiste purtroppo un'autentica incomprensione quasi metafisica che non permette alla maggioranza dei bipedi abitanti questo pianeta, come velo calato innanzi la vista, di capire quale dovrebbe essere il proprio posto nella creazione, e di conseguenza discernere l'alto dal basso.

    Per alcuni gli impedimenti sono di carattere religioso (i.e. antropocentrismo abramico), per altri di natura razionalista (i.è illuminismo, scientismo), per altri ancora un misto dei due con una tendenza al superamento del secondo sul primo, ecc.

  10. #10
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    Testo originale scritto da Arancia Meccanica
    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove sui pini
    scagliosi ed irti,
    piove sui mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    sui ginestri folti
    di coccole aulenti,
    piove sui nostri volti
    silvani,
    piove sulle nostre mani
    ignude,
    sui nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    l'illuse, che oggi m'illude,
    o Ermione
    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitio che dura
    e varia nell'aria
    secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    nè il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancora, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immersi
    noi siam nello spirto
    silvestre,
    d'arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come un foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.
    Ascolta, ascolta. L'accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall'umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s'allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancora trema, si spegne,
    risorge, treme, si spegne.
    Non s'ode voce del mare.
    Or s'ode su tutta la fronda
    crosciare
    l'argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell'aria
    è muta; ma la figlia
    del limo lontane,
    la rana,
    canta nell'ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.
    Piove su le tue ciglia nere
    sì che par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le palpebre gli occhi
    son come polle tra l'erbe,
    i denti negli alveoli
    son come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i malleoli
    c'intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri volti
    silvani,
    piove sulle nostre mani
    ignude,
    sui nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m'illuse, che oggi t'illude,
    o Ermione


    Gabriele D'Annunzio (pioggia nel pineto)
    ... una delle mie preferite.....
    amo la natura e sentirmi parte di essa. Qualche settimana fa stavo correndo in un bosco ed è iniziato a piovere.. ogni gocciolina d'acqua sembrava una nota quando cadeva sulle foglie degli alberi.. mi ricordava mia nonna quando suonava il pianoforte e così ho iniziato a recitare mentalmente le prime righe di questa poesia...

 

 
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