….Palazzo
La corrida del Cav.
Nel conflitto a distanza tra Silvio Berlusconi e l’Udc di Pier Ferdinando Casini si ripetono elementi di uno schema conosciuto da mesi.
La (sempre meno) sotterranea voglia dei centristi di mettere in discussione il ruolo del Cav. e di farlo in tempo utile per verificare spazio e tempi di una successione “obbligata” a beneficio del presidente della Camera.
La risposta irrigidita del Cav., sostenuto da Umberto Bossi.
La controreplica dell’Udc che conferma senza confermare le intenzioni di ricombinare il profilo della Cdl anche a costo di manifestare volontà scissioniste.
Questa volta, tuttavia, lo schema si ripete con un salto di livello, tra l’ostinazione dei protagonisti (Berlusconi, Bossi, Casini e Follini) e nel quasi silenzio di altri (Gianfranco Fini).
I dirigenti di Forza Italia raffigurano un Cav. “estenuato ma determinato” dopo l’ennesimo colpo contro la propria leadership portato la settimana scorsa da Mario Baccini per conto di Casini (“a settembre potremmo ufficializzare la scelta di correre da soli alle prossime politiche”, aveva detto al Foglio).
La novità è un’altra: questa volta Berlusconi non solo riconferma se stesso come candidato a Palazzo Chigi ma fa sapere in tono ultimativo che gli alleati contrari “sono liberi di andare dove vogliono”.
Non più, quindi, la logica del “chi non è con me, si faccia avanti” seguita finora. L’entourage del premier, coloro che hanno incontrato il Cav. nelle ultime ore, utilizzano metafore guerresche per “rappresentare stati d’animo che si stanno traducendo in mosse politiche”. Cosa significa? Significa che Berlusconi considera pressoché “irredimibile” il comportamento degli udc ma ha deciso di “interrompere la corrida centrista in cui lui fa la parte del Toro continuamente infilzato con le banderillas, finché non stramazza”.
Di qui l’uscita di lunedì, il “rinforzo” assicurato dal leader della Lega Umberto Bossi (“Berlusconi è insostituibile”) e forse qualcosa di simile a un sostegno esplicito atteso in queste ore dalle parti di An, se non da Fini da qualcuno dei suoi.
Il ragionamento della dirigenza forzista inclina comunque al pessimismo. Nella duplice convinzione che l’Udc in versione Follini avesse ufficializzato il disimpegno dalla Cdl già al congresso nazionale di luglio (“in modo sfotticchiante e provocatorio”, ricordano in FI); e che l’Udc di Casini (sempre la stessa) non stia facendo altro che avviare la conclusione dell’opera.
Epilogo che tutti si aspettano in autunno, dopo le primarie dell’Unione, una volta esclusa definitivamente la successione
“dinastica” tra Berlusconi e Casini (che fino a pochi giorni fa il premier. non escludeva).
Al momento la linea è quella indicata dal Cav. e ribadita da Bondi: sulla leadership, discorso chiuso. Il fatto che Casini abbia ieri riconosciuto la premiership berlusconiana viene oscurato dal suo richiamo alla “cautela” nel minacciare esclusioni quando, oltre alle classi dirigenti, anche gli elettori di centrodestra sono già in uscita.
Più che un avvertimento personale, una conferma in più della minaccia anticipata da Baccini.
Lo scrollone di Casini.
Il presidente della Camera evoca dalla Puglia il bisogno di uno “scrollone” salutare per “non perdere le elezioni a tavolino”. Da Roma, la segreteria del suo partito rinvia alla relazione congressuale di Follini tutti coloro che vogliano conoscere
“l’opinione dell’Udc”.
Liquidate come “non nuove”, le “considerazioni di Berlusconi e Bossi” (giudicate “concordatissime”), l’Udc fa economia di parole per dire che ogni discorso sulla guida del centrodestra rimane aperto.
E che insomma – come suggeriscono esponennti legati a Follini – Berlusconi non sarebbe all’altezza del suo ultimatum, non potendo lui autorizzare da solo la scelta del candidato premier. Figurarsi se può mettersi a tracciare un segno rosso per depennare l’Udc dalla maggioranza. Con il sottinteso che saranno loro, i centristi, ad amministrare il possibile addio autunnale.
E An cosa dice?
I dirigenti del partito di Fini invitano alla calma (Francesco Storace) oppure consigliano di posticipare ogni dibattito sul candidato premier del centrodestra (Adolfo Urso). Ignazio La Russa sostiene che “il segnale di discontinuità richiesto da Casini c’è già ed è la costituente del nuovo centrodestra”.
“A settembre –continua La Russa – è in quella sede che invito tutti a esprimere la loro opinione sulla premiership. Chi ha dei dubbi su Berlusconi lo farà sapere e se ne discuterà. Può anche darsi che lui non abbia rinunciato a fare un passo indietro, ma per me rimane la soluzione migliore per vincere e dunque il suo ruolo è difficilmente modificabile”. Quanto a Fini, al momento tace ma sia i parlamentari di An sia gli alleati dell’Udc pensano abbia più di qualcosa da guadagnare dalla disputa in corso. Perciò avrebbe già fatto la sua scelta, parteggiare per il Cav. e sperare in una mai esclusa investitura.
Su il Foglio
saluti




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