LA GRANDE DELUSIONE
La mia adesione a IdV, più di un anno fa, fu dovuta a due motivi :
- mi riconoscevo pienamente negli obiettivi del partito, enunciati nella Carta dei Valori;
- volevo offrire ad un partito affidabile i risultati della mia inchiesta (condotta per dieci anni, sulla base di paragoni coi Paesi avanzati d’ Europa) sulle CAUSE delle incapacità sociali italiane. Incapacità che determinano degrado avanzato e difficoltà dell’ economia, le quali aumenteranno se non si applicano urgenti contromisure.
Sono stato coinvolto per qualche tempo in un Gruppo di Discussione di IdV, ove ho verificato l’ esistenza di molta fiducia nel partito e di una notevole aspettativa. Dopo aver seguito per molti mesi l’ attività del partito (incluso un congresso ELDR a Bruxelles), anche pubblicando parecchi articoli, relativi agli handicaps italiani, su Orizzonti Nuovi, scrissi in giugno scorso (la lettera é riportata in calce) ad ADP per fargli una proposta, cosi concepita:
- una mia presentazione, prima ai quadri del partito e successivamente in pubblico, delle CAUSE primarie del degrado sociale italiano, che non sono discusse dai media, né troppo conosciute dai cittadini. Le possiamo chiamare inefficienze o anormalità nella U.E., o cattive abitudini che abbiamo preso e che é urgente discutere.
- successivamente una discussione, all’ interno di IdV, per individuare gli strumenti necessari e vitali per attuare alcuni obiettivi della Carta dei Valori e aiutare il Paese a divenire "normale".
La Carta dei Valori infatti enuncia: “... fra cittadini e Stato si é verificata una corsa al ribasso della fiducia, della trasparenza, dell’ impegno. Vogliamo rovesciare la tendenza perché far combaciare prassi politica e valori nobili é il nostro obiettivo di fondo. L’ Italia deve diventare una casa di vetro, nella quale l’ eguaglianza dei punti di partenza sia assicurata a tutti. La nuova cittadinnza parte dalla consapevolezza di diritti e doveri per tutti eguali ed arriva ad elaborare un nuovo senso civico.” Sono convinto che, visti i diffusi handicaps sociali italiani, questo obiettivo non possa essere raggiunto senza fare paragoni adeguati coll’ Europa (cosa che ho io fatto per un decennio).
La proposta che inviai all’ on Di Pietro é allegata in calce. La motivazione delle proposta é la seguente:
- la mia lunga inchiesta mi ha permesso di individuare i motivi culturali/comportamentali per cui la società italiana non é in grado di gestirsi a livello e con qualità europee (v. la mia lettera “La barca va., allegata.”). Essi sono stati i motivi primari della mia emigrazione e forse di tante altre.
- la discussione di tali CAUSE del degrado permetterebbe, se ben condotta, di individuare le adeguate riforme necessarie al sistema sociale italiano, allo scopo di diminuire i fallimenti e le sorprese sociali, e raggiungere gli obiettivi indicati dalla Carta dei valori.
La proposta inviata ad ADP é stata seguita da numerosi miei solleciti. Non ho avuta alcuna reazione né da ADP né dalla sua segreteria. ADP aveva in compenso precedentemente reagito ad una mia nota sulla politica di Bush. La assenza di reazioni di ADP ad un mio documento, che credo lui non giudicherà irrilevante, ed ai seguenti solleciti alla sua segreteria mi hanno sorpreso, in quanto stimo ADP e lo ritengo ben in grado di valutare la priorità e l’ urgenza dei punti da me sollevati, rispetto alla politica estera americana (per cui invece mi aveva risposto).
Segui successivamente uno strano dialogo con due suoi “colonnelli”, relativamente ad una mia possibile presentazione del problema sociale, visto dall’ Europa. Durante tale dialogo i due colonnelli hanno:
fatto difficoltà, usato un comportamento equivoco, incoerente coll' obiettivo su menzionato della Carta dei Valori, ostacolante per mia proposta (nei fatti, mentre equivocamente, a parole mi dicevano che essa era appropriata).
Non hanno, in pratica mostrato affatto interesse nella stessa, né coerenza cogli obiettivi enunciati nella Carta dei Valori. Tali strani comportamenti mi hanno fatto sospettare, insieme ad altri fattori, che il partito, o alcuni suoi settori, sia gestito in modo inefficace, confuso e non trasparente.
Inoltre, alla mia successiva offerta di mettere a disposizione del partito, con altro messaggio inviato ad ADP, la esperienza che ho fatto in Europa di attività sociali efficienti, per collaborare alla organizzazione del partito ed alla sua strategia, non c’ é stata alcuna risposta.
La Presa per i Fondelli
Sono anche stato preso per i fondelli dai due colonnelli di IDV. Avevo proposto di considerami per una candidatura alle elezioni europee. Il mio C.V., che inviai, mostra che ho lavorato ad un livello abbastanza elevato, in tutta Europa, dal '70 al 2001. Ritenevo percio' di avere abbastanza esperienza per candidarmi. La sola risposta che ho avuto: sono stato nominato esperto di economia di IDV (I presa per i fondelli).
Nell' arco di un anno, pur avendo il cappello di esperto, non ho mai ricevuto dal capo delle aree tematiche né una raccomandazione, né un incarico specifico. In compenso lo stesso, per motivi non chiari, ha provveduto a trovare molti pretesti (non validi affatto, secondo me) per dimostrare che la mia iniziativa di presentare le CAUSE de degrado (v. sopra) ero inopportuna (II presa per i fondelli).
Queste reazioni negative del partito mi hanno portato alle conclusioni seguenti:
- la Carta dei Valori rischia di essere un bello specchio per le allodole, in quanto a due colonnelli di IDV non glie ne frega niente; il partito, cosi come funziona, non ha una gran probabilità di raggiungere alcuni degli obiettivi enunciati nel programma. All’ italiana, differenza fra sceneggiata e realtà.
- se tutto il partito fosse gestito in tal modo inefficace, esso non avrebbe alcuna chance di poter andare al di là dei risultati raggiunti nelle ultime elezioni.
- un partito, che pure enuncia dei bei principi nel suo programma, non puo migliorare
una società malata, confusa, sguarrata, se esso stesso somiglia alla società e non é in grado quindi di portare un contributo riformista ed efficace.
- mi chiedo se il presidente (in cui avevo fiducia), molto occupato con telecamere e giornalisti, ha forse affidato il partito a gente come i due colonnelli, equivoci e poco seri, che sono stati in contatto con me ?
Pertanto, in coerenza colle mie conclusioni, mi dimetto dal partito e ne manifesto i motivi, allo scopo di permettere nello stesso un eventuale pensierino e riflessione (pur se ho poca fiducia nella coerenza di IDV, alquanto disorganizzata). Le dimissioni sono la migliore cosa che una persona, che si é abituata in Europa al lavoro costruttivo, possa fare quando incontra una struttura dove la "sceneggiata" é di uso corrente.
Molti saluti da un Paese ove invece la coerenza é diffusa.
Antonio Greco
ANGREMA@wanadoo.fr
(ex funzionario europeo, consulente in TLC, analista delle CAUSE del declino)
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CITAZIONE
Subject: DOCUMENTO URGENTE PER PRESIDENTE DI PIETRO
Parigi, li 15-6-04
UN ALLARME PER IDV, PER IL PAESE
PROPOSTA
Le mie esperienze
Il Degrado attuale é in accelerazione
Da dove vengono i problemi
Allarme sociale
Un invito
LE MIE ESPERIENZE
I punti di vista di un Italiano dello Stivale, e di un emigrato che per lungo tempo ha osservato (specialmente dall’ Europa), paragonato, riflettuto, sono focalizzati in modo notevolmente diverso. Pertanto per dialogare é necessario partire da basi concrete. Senza le quali l’ Italiano che legge potrebbe supporre che vengo da un’ altro mondo, e potrebbe non essere in grado di capirmi.
Me ne sono andato in Francia nel ’82. Perché durante i miei viaggi frequenti in Europa, avevo capito che non era possibile avere a Roma una qualità di vita al livello delle altre capitali europee.
Mi sono rivolto negli ultimi 15 anni a parecchi VIPs per segnalare la deriva preoccupante della società italiana. Nel 1990 Romiti mi rispose, dopo aver ricevuto una mia analisi: “D’ accordo colle sue conclusioni. Ma non c’é niente da fare”. Cioé non raccolse la mia proposta di fare a lui, qualificato rappresentante industriale, una presentazione dei motivi per cui l ‘ economia italiana era a rischio.
Negli ultimi tre anni (intanto il degrado si accelerava) sia Trochetti Provera che Piero Ottone si sono dichiarati, in una risposta inviatami, concordi colle mie conclusioni (che indicavano una perdita di competitività sicura). Ma neanche loro accettarono una mia proposta di presentazione e collaborazione. Rassegnazione italica ?
(v. alla fine del testo per un cenno sulle esperienze personali)
IL DEGRADO ATTUALE E’ IN ACCELERAZIONE
La situazione del Paese é in evoluzione negativa. Recentemente il degrado si é accelerato.
Confusioni, disorientamenti, pantani diffusi. Sopraffazioni che si diffondono. Spiegabili con la caduta dei fondamenti della società e con la mancanza di un nuovo patto sociale sostitutivo. Mutatis mutandis, succede anche noi qualcosa di simile a quanto successe in alcuni Paesi dell’Est, dopo la caduta del comunismo . Abbiamo infatti rapidamente eliminato negli ultimi anni le fondamenta del patto sociale, senza preoccuparci di sostituirlo con uno nuovo. La confusione é iniziata da tempo e, senza più paletti di riferimento, tutto e il contrario di tutto sono possibili.
Gli Italiani, per carattere congenito, si adattano. Ottima qualità per un commercialista, pessima qualità per un popolo, che rischia il degrado continuato. Chi vive in Italia, a furia di adattarsi, si é abituato alla confusione e all’incertezza, forse credendole inevitabili e conseguenza del villaggio globale. Ma cosi non é. Insuccessi, bloccaggi, si faranno sentire anche di più, se lasciamo la società derivare nelle condizioni attuali, rassegnati.
Per capire qualcosa, della situazione sociale del Paese, l’unico modo sicuro é guardarlo dall’Europa. La confusione e l’incertezza, le emergenze frequenti, l’incapacità di ottenere, in ambito sociale, risultati coerenti con le premesse annunciate, non sono una fatalità. Sono piuttosto una caratteristica particolare dell’Italia di oggi. Conseguenze delle evoluzioni nei comportamenti di tanti cittadini. Comportamenti che si stanno ormai avvicinandosi a quelli dell’ America latina.
Negli altri Paesi della U.E. si é quasi sempre capaci di applicare la costituzione, di far rispettare le leggi, di gestire il Paese in modo abbastanza efficiente. Gli Italiani sembrano aver perduto tali capacità. Sembra talvolta che abbiano anche perduto la percezione dei propri diritti. In compenso, ne parlano, ne parlano, ne parlano......
E infatti la chiave del problema é: gli Italiani non hanno gli strumenti necessari per far funzionare le istituzioni e le grandi strutture (sociali o politiche).
Gli emigrati che hanno vissuto abbastanza in un Paese avanzato sono meglio in grado di identificare i tarli che rodono sempre di più il nostro tessuto sociale. Tarli che, se trenta anni fa esistevano allo stato di larve, ora sono vigorosamente cresciuti e si sono diffusi a tante province. Essi impediscono alla società, a tutto il Paese, di progredire perché:
- i paletti, esistenti nel vecchio tessuto sociale, che permettevano il progresso e scoraggiavano comportamenti negativi, sono stati eliminati;
- i punti di riferimento che si sono recentemente diffusi promuovono il degrado e scoraggiano le vie del progresso. Anzi incoraggiano i comportamenti scorretti e delittuosi.
La competitività italiana ha sempre più difficoltà a progredire. Gli ottimi imprenditori che abbiamo (tra i migliori d’Europa) sono presi nelle pastoie di un ambiente sociale degradato. Perdono competitività. Alcuni di loro si accorgono che forse conviene trasferirsi in un Paese che funziona, al Nord o all’Est.
La corrente migratoria che inizia a uscire dall’Italia non ha più le valige di cartone. Sono spesso persone molto qualificate, capaci di emergere in altri Paesi. Dopo aver talvolta fatto un buco nell’acqua in Italia, come Guglielmo Marconi. Il quale dovette andare a Londra per sperimentare il frutto dei suoi studi, dopo che le autorità di telecomunicazioni italiane gli avevano chiuso la porta in faccia.
Ora i nodi sono venuti al pettine. Una delle cause dell’ accelerazione del degrado é la incapacità della società italica di risolvere i problemi sociali, di far fronte al villaggio globale. La volontà di competere nel mondo in evoluzione del villaggio globale non potrà essere suffragata da risultati, in Italia. Dove persino la categoria degli imprenditori, che pur dichiarano di voler migliorare la competitività dell’ economia, non fa niente di serio per valutare le differenze in aumento rispetto alle società europee e discutere le contromisure necessarie.
Il genio italico, che ha dato al mondo grandi opere e invenzioni, ha avuto una mutazione ed ha cambiato forma. La forma attuale é negativa. Siamo capaci di ottime strategie per fregare qualcuno. Non ci interessa cercare una strategia per salvare la barca piena d’ acqua. E come potremmo, quando siamo impelagati nelle nostre lotte quotidiane (che sono la conseguenza delle nostre approssimazioni e improvvisazioni sociali) ?
Partecipare alle competizioni delle economie nel mondo comporta l’ assoluta necessità di strumenti e valori, che sembrano spariti dall’ Italia di oggi. E di efficienze ad un livello globale. Gli strumenti che sono necessari in una società che vuole saper gestirsi e creare attività lavorative sono, fra l’ altro:
a) realismo, buon senso diffusi, rigore, capacità di critica seria. Tali valori si sono rarefatti da noi per almeno due motivi:
Ø la diffusione a tutto il sistema sociale del doppio linguaggio: dire una cosa, farne una molto diversa. Doppia verità, che é generatrice di confusione (siamo gli unici, credo, in U.E. a farne largo uso); possiamo anche chiamarlo "furbismo" (ma io aggiungerei "fallimentare").
Ø l’ egualitarismo, la mancanza della molla meritocrazia, la sparizione della responsabilità, hanno generato la bassa qualità delle attività sociali, il disinteresse nel pubblico per la finalizzazione delle opere iniziate e per la correzione delle imperfezioni, l’ incapacità di analisi serie, organiche, affidabili.
b) responsabilità del proprio operato, ad esempio impegnandosi nel correggere errori ed omissioni. Punibilità dei responsabili di omissioni importanti e delitti gravi, anche dal punto di vista della carriera. La società italiana ha scelto invece un’ altro approccio: l’ impunità.
c) lucidità di analisi. In una società che ha accettato nel sistema pubblico l’ omissione, l’ imperfezione, il menefreghismo, l’ approssimazione, l’ incapacità diffusa, i meccanismi dello stato non potranno mai funzionare. Poiché essi non funzionano, gli Italiani, invece di correggere i guasti, cercano un VIP potente che accetti di tirarli d’ impaccio (talvolta chiedendo un ritorno).
Nasce l’ incertezza del rapporto fra cittadino e stato, l’ incapacità della giustizia, l’ incertezza sulla capacità del parlamento di fornire ai cittadini strumenti funzionanti e soluzioni efficaci per la vita civile. In compenso sono talvolta fornite dalla politica divertenti messe in scena per nascondere i guasti. La deviazione mentale é entrata nel DNA di tanti Italiani.
d) altri strumenti sono necessari. La lista é lunga. Una stima é fornita nelle mie Lettere dall’ Europa, dal titolo: “Divenire Paese avanzato” e “Europeizzare l’ Italia” (v. Sezione 3 più avanti).
La mancanza di tali strumenti, che pur sarebbero necessari per dare all’ economia certezze e competitività, fa aumentare giorno per giorno il numero di pantani. Gli “impantanamenti” talvolta generano conflitti, quasi sempre insoddisfazioni.
Grippaggi e insoddisfazioni fanno aumentare sia il numero che il potere di padrini. Per una sola battaglia contro un’ ingiustizia o l’ errore X o Y, in cui fortunatamente anche IDV si impegna, nascono altre tre ingiustizie o errori nuovi del sistema Italia.
Fra le crisi dello Stivale ci sono almeno: quella economica, quella della società, e la crisi di fiducia dei cittadini, per una politica fatta “ all’ italiana”.
3. DA DOVE I PROBLEMI
Un contributo notevole ai “grippaggi” e inpantanamenti della società viene da recenti abitudini, che si sono troppo diffuse in gran parte del Paese. La mia interpretazione é che a queste abitudini ha contribuito un boomerang: la Pubblica Istruzione, per decenni, non ha saputo istruire ed educare civilmente il meridione. Ad onor del vero, la P.I. non é l’ unica istituzione che non ha funzionato, la lista é lunga. Dette nuove abitudini, che una volta erano ritenute “meridionali”, ma oggi sono diffuse in tutto lo Stivale, sono descritte nelle mie Lettere dall’ Europa dal titolo:
“L’ Italia Desnuda” e “Definizione dell’ Italiano”, disponibili sui siti:
http://angrema.blogspot.com
www.accademiaonline.net (le lettere dei mesi precedenti sono nell’archivio del sito)
www.italianiestero.antoniodipietro.it (nelle rubriche: “editoriali”, “Forum” e “Lettere e Faq”).
ALLARME SOCIALE
I Allarme
Dovremmo fare attenzione almeno a due punti chiave:
- se continuiamo ad ignorare la necessità di interventi seri (analisi lucida, discussione approfondita, individuazione degli interventi necessari al rinnovamento), la società italiana rischia fortemente di andare al di là del punto di non ritorno. Se questo punto fosse superato, l’ approdo dello Stivale in Sudamerica sarebbe sia certo che rapido.
II Allarme
Il mio recente impegno, via Internet, per diffondere l’ allarme, mi ha portato a discutere con molte persone, alcune delle quali mi hanno mostrato talvolta atteggiamenti del tipo:
- ottime intenzioni di impegnarsi per arrestare il degrado;
- grande incertezza sul cosa fare; scetticismo diffuso;
- attenzione frequente ai meccanismi di dettaglio dei problemi, senza alcuna capacità di visione globale e strategica delle cause dei problemi;
- deformazione caratteriale che porta a girovagare fra i problemi senza una linea logica nel ragionare, senza chiarezza di obiettivi e di conclusioni;
- dispersionismo, confusionismo, poca propensione a costruire, difficoltà a finalizzare un’ azione intrapresa (forse a causa dei “grippaggi” del sistema ?). Due parole bastano: confusione, ma non soluzioni.
Ho tratto la mia conclusione: la mentalità deviata (che é figlia del confusionismo, della irresponsabilità, dell' approssimazione) non sembra essere di una minoranza, anzi.......
Sono piuttosto deluso, sfiduciato , senza molte speranze che l’ Italiano medio capisca dove esattamente egli sta........Molto lontano dall’ Europa......
UN INVITO
L’ opzione che si impone, d’ urgenza, per avere una speranza di invertire la tendenza, é: scuotere la società, dicendo in modo chiaro che il rischio attuale é di derivare ancora verso il terzo mondo, di negare un futuro ai nostri giovani.
L’ “europeizzazione” della società va iniziata subito, in modo realista, cosi concepita:
- presentazione, coll’ aiuto di emigrati, delle cause dei problemi della società italiana, che rischia di allontanarsi ancor più dalla U.E., in termini di efficienza di gestione e di supporto all’ economia;
- analisi e dicussione a largo raggio, con obiettivi: a) l’ identificazione dei fattori che promuovono il degrado (stendiamo tappetini rossi davanti a mafie e delitti in progressione); b) l’ identificazione dei fattori messi al bando dalla società attuale, atti a scoraggiare delitti e sopraffazioni; c) i valori dimenticati che occorre reinserire nella vita civile; d) gli strumenti necessari per tali cambiamenti, paletti di riferimento di una vita civile che si possa chiamare europea.
Un processo cosi impostato, se condotto con impegno, chiarezza e capacità, potrà dare qualche speranza al Paese. Per la capacità, sarebbe bene coinvolgere emigrati, con la funzione “testimoni dello sviluppo e della gestione di un Paese”. Esso necessita una buona squadra di persone qualificate e abituate al lavoro di gruppo (se possibile con esperienza internazionale, per evitare di lavorare....all’ italiana).
Alcuni settimane (mesi?) di attività permetteranno di arrivare ad una proposta realista. Fare cioé quello che i movimenti e le categorie professionali, pur dotati di buone intenzioni, non hanno fatto per mancanza di idee chiare o di metodo adeguato.
Prima di diffonderla al Paese sarà necessaria una ricerca di alleanze e appoggi per l’ europeizzazione del Paese e la competitività dell’ economia, presso movimenti seri, associazioni di industriali e commercianti, etc.. Strumenti pratici, per portare avanti un programma di europeizzazione, esistono. Saranno proponibili coll’ aiuto di emigrati che vivono in Paesi “ normali”, cioé non disastrati.
Se entro tre mesi dovessi scoprire che neanche persone di buona volontà vogliono uscire dalla confusione di tutti i gg., per condurre un’ analisi lucida, per concordare una valutazione realistica e per definire la proposta necessaria a portare il Paese in Europa........................
..................................
.... dovro’ abbandonare il tentativo di mettere i risultati della mia inchiesta su un “malato d’ Europa” a disposizione di IDV, per poter dare una speranza al Paese. Ma, in tal caso........sono fatti vostri.......l' Argentina non é cosi lontana
come sembra....
Antonio Greco
(ex funzionario europeo, consulente, ingegnere)
ANGREMA@wanadoo.fr
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NOTA. Le mie esperienze mi hanno permesso di aprire gli occhi. Venni a vivere a Parigi nel ‘ 82, quando capii che, per essere gratificato dall’ impegno e dal lavoro serio, era meglio emigrare. Lavoro a livello europeo (CEPT) e mondiale (UIT), dal ’70, in gruppi di lavoro, commissioni, conferenze, di tipo tecnico/amministrativo. Ed anche a Parigi attività di tipo tecnico e negoziale. E, naturalmente, piena fruizione dei diritti del cittadino, in maniera costante, organizzata, affidabile, impossibile in Italia.
MIETERE INSUCCESSI SOCIALI PUO NON DIPENDERE DALLA CATTIVA STELLA, MA DA UNA MENTALITA’ CONFUSA CHE HA DIFFICOLTA A COSTRUIRE. CHE NESSUNO HA CERCATO DI CORREGGERE IN MODO POSITIVO.
UN PAESE LE CUI ISTITUZIONI INCAPPANO SPESSO NELLA CATTIVA GESTIONE (v. la lettera La Barca va...”), CHE NON SI CHIEDE QUALI SIANO LE CAUSE DELLA CATTIVA GESTIONE DIVENUTA ROUTINE, E UN PAESE CHE HA POCHE CHANCES DI RIALZARSI.
UNA SOCIETA MALATA NON PUO’ SOSTENERE UN’ ECONOMIA VIGOROSA
O APRIAMO GLI OCCHI O LI APRIRANNO GLI IMPRENDITORI PIU’ SCONTENTI (ANDANDOSENE IN UN ALTRO PAESE)




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