di Umberto de Gregorio da la Repubblica Napoli del 20 agosto 2005
Il Comune (in persona dell’assessore Tecce di Rifondazione Comunista) ha acquistato per 1,2 milioni la sede del centro sociale Officina 99 e si accinge ad affidarlo legalmente a quelli che sino ad oggi erano (e sono ancora) degli occupanti abusivi. Non discutiamo della creatività della cultura alternativa e della opportunità di sostenerla in qualche forma. Ma era questa la forma più opportuna? Il messaggio che traspare dalla politica sociale adottata in tal modo dal Comune è che l´occupazione abusiva d´una proprietà privata è un mezzo politicamente corretto per raggiungere il risultato di avere quella libertà d´espressione che la società negava a dei soggetti deboli. In sostanza è la benedizione ufficiale della protesta selvaggia e dell’ occupazione abusiva. Il proprietario protesta? La polizia non riesce a liberare i locali? C´è il Comune che è buono (anche se non ricco) e mette finalmente la parola fine a questa storia: acquista i locali, cosi il proprietario è contento e gli abusivi sono legalizzati. In fondo è una sorta di regolarizzazione, una delle tante, quante ne ha fatte Berlusconi, per evasori ed extracomunitari?
Anche il Comune ne fa una, un condono, uno sconto, un regalo a chi non poteva permettersi di pagare un affitto. Per il futuro. Per il passato "chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato". È una logica non nuova quella di premiare anziché punire chi ha protestato in forme non propriamente ortodosse. Era preferibile una soluzione diversa: se l´obbiettivo era quello di creare un centro sociale, allora si poteva quantomeno "patteggiare" e chiedere il rilascio, almeno simbolico, dei locali occupati, che poi un attimo dopo si potevano tranquillamente riconsegnare ufficialmente. Invece no: la scelta è stata quella di concedere di diritto quello che era stato preso con la forza. Altro che cultura della legalità. Siamo tra quelli che amano la musica dei 99 Posse e sono in qualche modo interessati ed affascinati dalla cultura alternativa. Ma un discorso è la cultura ed altro discorso è legalizzare delle forme espressive che valicano i limiti della legalità. Con gli occupanti si poteva formalizzare una qualche forma di patteggiamento, che lasciasse intatto il principio che in ogni caso l´occupazione abusiva è un atto selvaggio e riprovevole. Invece il metodo adottato lascia percepire una completa abdicazione ai principi del diritto, lasciando emergere invece il principio che il fine giustifica i mezzi, che occupare e protestare selvaggiamente è possibile ed alla fine vincente. Esattamente il contrario di quello di cui la nostra città ha bisogno per imboccare la via corretta dello sviluppo morale, sociale ed economico. Ma evidentemente all´interno della maggioranza politica che sorregge la giunta comunale, la logica radicale ancora una volta ha avuto il sopravvento. Un prezzo simbolico: un milione e duecento mila euro, per comprare un immobile che ha il sapore della vittoria d´una ideologia: solo con la forza, nel nostro territorio, si ottengono dei risultati.




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