"Il giudice Falcone paragonò una volta l'ingresso nella mafia a una conversione religiosa: 'Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi'. I paralleli fra religione e mafia non finiscono qui, in buona parte perchè molti uomini d'onore sono credenti. Il boss catanese Nitto Santapaola si fece costruire nella sua villa un altare e una piccola cappella; e secondo un pentito fece garrotare e gettare in un pozzo quattro ragazzi colpevoli di aver aggredito e derubato sua madre. L'attuale capo dei capi, Bernardo Provenzano detto 'u' Tratturi', comunica con l'esterno dal suo nascondiglio mediante bigliettini, alcuni dei quali sono stati recentemente intercettati; ebbene, contengono sempre benedizioni e invocazioni della protezione divina: 'con il volere di Dio voglio essere un servitore'. Un boss di alto rango, che come lo 'scannacristiani' (Giovanni Brusca, ndr.) guidava una squadra della morte, usava pregare prima di ogni azione: 'Dio sa che sono loro che vogliono farsi uccidere e che io non ho colpa'": da "Cosa Nostra" (Edizioni Laterza, 20 Euro) dell'inglese John Dickie, libro che racconta come la mafia è nata e come si è evoluta nel corso dell'ultimo secolo e mezzo di storia del nostro Paese.
Continua Dickie, a proposito di religione, preti e mafia: "Sentimenti come questi sono in parte il risultato della tolleranza per lungo tempo manifestata dalla Chiesa cattolica nei confronti della mafia. I membri del clero hanno spesso trattato uomini il cui potere si fonda sulla pratica abitudinaria dell'omicidio come peccatori non diversi da tutti gli altri. Hanno trascurato la maligna influenza della mafia perchè questa sembra professare i medesimi valori di deferenza, umiltà, attaccamento alle tradizioni e alla famiglia che sono propri della Chiesa. Hanno visto con compiacimento le cosche travestirsi da confraternite religiose, e hanno affidato l'amministrazione dei fondi delle loro opere di carità a esponenti mafiosi le cui mani erano sporche di sangue. Uomini di Chiesa sono perfino diventati assassini. La storia del rapporto della Chiesa con la mafia è piena di episodi del genere". Una storia assai poco raccontata, in Italia.
"Ma non è vero, come qualcuno vorrebbe sostenere, che la mafia sia poco più di una branca della Chiesa cattolica - precisa Dickie - La religione di un mafioso non ha niente a che fare con la Chiesa in quanto istituzione. In realtà, ils egreto della religione dei mafiosi è che serve gli stessi scopi del codice d'onore; non fa che esprimere le stesse cose in un linguaggio diverso. Mutuando le parole del credo cattolico, la religione dei mafiosi genera un senso di appartanenza e di fiducia, nonchè un insieme di regole opportunamente elastiche, proprio come fa il codice d'onore, il quale scimmiotta quella terminologia cavalleresca agli inizi della mafia era tuttora in auge presso la nobiltà. Come l'onore mafioso, la religione mafiosa aiuta gli uomini di Cosa Nostra a giustificare le loro azioni davanti a se stessi, agli altri mafiosi e alle loro famiglie. I mafiosi amano spesso pensare che se uccidono, lo fanno in nome di qualcosa di più elevato del denaro e del potere; e le due parole che spuntano di solito a questo proposito sono 'onore' e 'Dio'. La verità è che la religione professata dai mafiosi e dalle loro famiglie assomiglia a tanti altri aspetti dell'universo morale dell'onore mafioso, nel senso che è dfficile dire dove finisce la convinzione autentica (benchè fuorviata) e comincia la cinica malafede".

tratto da http://blog.repubblica.it/rblog/page/LCoen/20050617