Scelli e gli ostaggi

Non è dato sapere per quale motivo Maurizio Scelli abbia scelto di parlare di ciò che non dovrebbe mai essere oggetto d’interviste e chiacchierate, ovvero di quel che si mosse per liberare alcuni ostaggi italiani in Iraq. So, però, che le “rivelazioni” dell’ex commissario straordinario della Croce Rossa Italiana sono tali solo per particolari secondari, e non fanno che confermare quel che dissi e scrissi all’epoca dei fatti.


(Enzo Baldoni, il giornalista ucciso in Iraq circa un anno)

Dunque gli italiani trattarono con i terroristi, quanto meno salvando la vita, con cure mediche, ad alcuni di loro. Nobile missione sanitaria? Insomma, mica tanto: a quei gruppi di criminali dobbiamo la morte dei nostri soldati, a Nassiriya e l’uccisione di altri ostaggi. Non c’è, però, da menare scandalo, se si negozia, evidentemente, lo si fa per cedere qualche cosa ed ottenerne altro indietro. Nel caso delle due Simone (che poi dissero un mucchio di scemenze) era giusto trattare, benché sarebbe stato bene, subito dopo, chiarire che l’Italia non avrebbe più ceduto ad alcun ricatto.
Trattare, difatti, non è solo una scelta discutibile sul piano della sicurezza e della morale, è anche una condotta diversa da quella che seguono i nostri alleati, a cominciare dagli statunitensi e dagli inglesi. A conferma di ciò, l’ingiustificatamente loquace Scelli, ci tiene a sottolineare che le trattative furono condotte avendo cura di celarle agli americani.
Ora, a parte ogni altra considerazione, questo è esattamente quello che sostennero i militari Usa subito dopo l’incidente che costò la vita a Nicola Calipari (impegnato nella liberazione, a seguito di una trattativa, di Giuliana Sgrena). Dopo quella morte si registrò qualche difficoltà nei rapporti italo americani, derivante dalla necessità di tenere assieme due versioni incompatibili, quella ufficiale e quella reale: la pretesa degli italiani di trattare per liberare i propri connazionali, mentre americani ed inglesi finivano sgozzati; e la pretesa statunitense di ritenersi del tutto all’oscuro di trattative e liberazione, per il solo fatto di non essere stati ufficialmente informati. Quelle difficoltà furono, con saggezza, condotte a sopimento e superamento. Le parole di Scelli, oggi, danno ragione agli americani.
Ripeto, non so perché Scelli abbia deciso di dar fiato alla bocca, so che la politica estera italiana, in questi ultimi anni, è uno dei prodotti più seri e migliori del governo Berlusconi. Se sul tema degli ostaggi si fosse seguita la linea che proponevamo, oggi quella politica estera non subirebbe il colpo di chiacchiere inutili.

Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it

24 agosto 2005

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tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
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