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Il gipeto torna a volare in Sardegna
27/10/2005
Un progetto promosso dall’Assessorato al Governo del Territorio, Ambiente, Urbanistica e Protezione Civile della Provincia di Nuoro

Il “Gypaëtus barbatus” meglio conosciuto come Gipeto, tornerà a volare nei cieli della Sardegna. Questo il risultato della conferenza stampa tenutasi giovedì 13 ottobre a Nuoro. Oggi il Gurturju ossarju, così chiamato dai sardi, è estinto. Il progetto promosso dall’Assessorato al Governo del Territorio, Ambiente, Urbanistica e Protezione Civile della Provincia di Nuoro, l’Amministrazione Comunale di Orgosolo, l’ASS.FOR. (Associazione dei Forestali Sardi), l’Ente Foreste Regione Sardegna, il Gruppo Ornitologico Sardo e il Comitato pro fauna Sarda, è finalizzato alla reintroduzione dell’esemplare. Uno splendido volatile scomparso per cause diverse e che ha nidificato per l’ultima volta nel 1968-69 nel Supramonte di Orgosolo. L’elemento habitat ha agito come primo fattore limitante: il Gipeto nidifica su pareti rocciose tra i 400 e i 2000 metri. Si sono poi aggiunte le campagne di pesticidi contro le cavallette degli anni Quaranta e la lotta antimalarica combattuta con il DDT negli anni Cinquanta. Ma la causa più importante della scomparsa “dell’avvoltoio degli agnelli” è l’abbattimento dietro commissione di collezionisti stranieri. Al momento sono 28 gli esemplari provenienti dalla Sardegna protetti presso le università italiane e i musei naturalistici. La reintroduzione del Gipeto in Sardegna consentirà la sopravvivenza della specie nell’area del Mediterraneo occidentale. Una iniziativa alla quale partecipano anche il Parco dello Stelvio e il Parco Regionale della Corsica dove tuttora sono presenti nove coppie dell’esemplare. Il progetto, di durata quadriennale, prevede la ricostituzione di una stabile popolazione di Gipeto nelle aree montane della provincia di Nuoro. In una seconda fase sarà favorito il ripopolamento naturale dell’avvoltoio negli altri territori dell’isola dove un tempo era presente (Limbara, Sarrabus, Iglesiente). Il programma di educazione previsto tende a sensibilizzare tutto il territorio regionale. Successivamente sarà inserito nel più ampio progetto di educazione ambientale con un’attività specifica condotta nelle scuole e organizzata dalle province. L’obiettivo generale dovrà vedere il Gipeto come mezzo per far conoscere e avvicinare i giovani agli ambienti montani, alle attività tradizionali e alle problematiche gestionali legate all’uso del suolo. Uno dei principali requisiti per il successo dell’iniziativa sarà la capacità d’informazione delle popolazioni nell’area interessata dall’intervento con conseguente allargamento all’intero territorio regionale. Saranno raggiunte tutte le categorie di persone appartenenti al mondo rurale e della montagna: allevatori, agricoltori, cacciatori, escursionisti. I modelli pedagogici impiegati sono quelli già testati da esperti che hanno lavorato nei Pirenei spagnoli e francesi. Presto nei cieli sardi sarà possibile vedere dal vivo il Gipeto. L’ultima immagine della sua presenza sul monte Corrasi di Oliena risale al lontano marzo 1977, documentata dal fotografo naturalista Domenico Ruju nel suo libro “Caro Grifone”.

Luca Madeddu