L’autunno del centrodestra
Dice Panebianco che sulla leadership del Cav. si gioca il futuro del bipolarismo
Il dopo-Berlusconi, secondo il politologo, rischia di riportarci al proporzionale. Su questo, nell’Udc, “c’è ambiguità”
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An, la guardia che non c’è-Roma. Angelo Panebianco sostiene che la crisi del centrodestra sia “una crisi speciale”. “L’attuale scontro sulla leadership berlusconiana – dice al Foglio il politologo ed editorialista del Corriere della Sera – non è un normalissimo scontro ma s’intreccia strettamente con il problema della forma della repubblica. Perché Berlusconi è il bipolarismo, che nasce con lui e porta il suo volto dal 1994. E’ lui che costruendo il centrodestra ha costruito indirettamente il centrosinistra. Allora la domanda che pongo è: sopravviverà il bipolarismo alla fine della leadership berlusconiana?”. L’interrogativo muove da due constatazioni. La prima: “Nessuno sa come andranno le elezioni politiche, ma se la premiership della Cdl resta tra le mani di Berlusconi il gioco pare segnato”. Dunque piena legittimità, dentro il Polo, nel valutare i correttivi: “Ma se ricambio ha da essere, deve avvenire entro ottobre. E se fosse anche un cambio generazionale porrebbe un serio problema sia a Prodi sia al centrosinistra il cui collante principale è nell’antiberlusconismo”. Secondo elemento della riflessione: l’Udc di Pier Ferdinado Casini, presidente della Camera, aspirante successore del Cav. e neanche troppo impaziente, secondo Panebianco. Dal momento che “un nuovo candidato avrebbe bisogno di cinque-sei mesi per presentarsi agli elettori. Diversamente, a due mesi dalle urne, davanti a sondaggi inappellabili Berlusconi gli lascerebbe solo il cerino della sconfitta”. Il problema poco visibile è che, dietro la necessità di cambiare per non perdere, si agita un grave sottinteso: “Che si possa tornare alla legge proporzionale e avviarsi così al superamento del bipolarismo”. E’ l’obiettivo dell’Udc? Panebianco: “Credo si possa accusare l’Udc di ambiguità. Il partito ha lanciato la sfida a Berlusconi ponendo la questione della leadership insieme con quella della legge elettorale. Le questioni non si conciliano: la leadership è leadership del centrodestra dato questo assetto bipolare; il proporzionale mira a scardinare l’assetto; l’Udc è un partito da proporzionale”. E “punta a ricostituire uno schema centro-contro-sinistra tipico della Democrazia cristiana nel sistema pre-bipolare”. Ecco qual è la “complicazione” di questa crisi: “Berlusconi è identificabile con la fase bipolare della storia della repubblica. A tal punto che il superamento della sua leadership comporterà anche la fine del bipolarismo e il ritorno a un sistema che abbiamo già conosciuto”.
L’errore del ’99
E’ pure vero che il Cav. ha rinunciato al partito unitario (“perché avrebbe ottime probabilità di perdere le elezioni, con questo sistema misto”), ha un’opinione strumentale della legge elettorale ed è proporzionalista nell’animo. Per Panebianco non è una contraddizione da poco e anzi “spiega molte delle difficoltà che ha avuto il suo governo. Se Berlusconi avesse appoggiato l’abolizione della quota proporzionale nei referendum del 1999, probabilmente il suo rapporto di forza con gli alleati sarebbe completamente diverso. Lui è l’uomo che ha voluto incarnare il bipolarismo, essendo però un proporzionalista. Se il primo proporzionalista è lui, perché i partiti della coalizione non dovrebbero comportarsi di conseguenza?”. Oltretutto “se guardiamo l’ultima versione della riforma costituzionale, nemmeno quella proposta così emendata è utile per un bipolarismo in salute: i partiti conservano infatti una grande capacità di ricatto nei confronti del premier. Ma la riforma non ha alcuna possibilità di passare”. Passerà invece, prevede Panebianco, qualcosa di nuovo che poi nuovo non è, “se la leadership di Berlusconi andrà agli ex dc. O quando l’Unione vincerà, come sembra, le elezioni. Soprattutto se le vincerà ‘troppo’. Una vittoria campale contro un centrodestra completamente disgregato innescherebbe spinte centrifughe anche nel centrosinistra”. Perché “se uno dei Poli si dissolve è difficile che l’altro possa durare così com’è”. Nascerà un terzo polo centrista. “Che per stabilizzarsi e non venire riassorbito nel sistema bipolare avrà solo bisogno di un puntello chiamato legge proporzionale”. Se la Lega e Forza Italia non reggono l’urto – “nel partito di maggioranza i calcoli personali di molti non si traducono mai in visione politica” – An è il partito che per vocazione dovrebbe fare la guardia d’onore al bipolarismo. Ma “è in uno stato di crisi formidabile che si manifesta nella paralisi d’iniziativa”. Alla parola crisi, estesa dalla politica alla finanza, Panebianco affianca ultimamente l’evocazione della decadenza: “Nessuna svolta particolarmente drammatica o spettacolare di fronte a noi, solo sintomi del declino generale. Vedremo cosa opporrà la sinistra”.
(IL FOGLIO 20/08/2005)




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