Sembrava impossibile, eppure è accaduto: Giorgio Bocca dedica la sua rubrica “l’Antitaliano” al governatore della Campania Antonio Bassolino (L’Espresso).
Quasi tutta la sinistra è infatti rimasta sdegnata dalla moltiplicazione delle commissioni della Regione Campania, che da dieci anni sono passate a diciotto. Per la verità, anche le altre forze politiche – cosiddette d’opposizione – dopo numerose tentazioni, hanno alla fine dovuto prendere le distanze. È vero che avrebbero tratto dei vantaggi, ma la “schifezza” era (ed è) troppo grande.
Bassolino ha conquistato “passo dopo passo” – come dice lui per altre circostanze – il consenso di tutti quelli che potevano creare qualche disturbo (e questi ultimi non si sono certo tirati indietro! - ndr).
Sono inseriti, sotto la voce consulenti, nella busta paga della Regione, sociologi di livello internazionale, economisti, giornalisti, tecnici, professori universitari. E questo senza contare l’ansia, la gioia di terre lontane dove bisogna mettere la gloriosa bandiera della Ragione.
Nel maggio del 1999 scrissi un articolo che riguardava proprio il Nostro Presidente. Era apparso in tutta la Sua Grandezza nel palco reale del teatro San Carlo. Ripresi “Cent’anni di solitudine” del grande Gabriel Garcia Màrquez.
Il colonnello Aureliano Buendià interruppe con un cenno il suo interlocutore: “Non perda tempo, dottore – disse - …La cosa importante è che da questo momento lottiamo soltanto per il potere”. Tutto qui? Si, tutto qui.
P.S. Forse una considerazione ancora c’è da fare: non è vero che il fine giustifica i mezzi. Qualche volta il mezzo giustifica sempre la fine.
Arturo Capasso
Da Nuova Agenzia Radicale del 24-08-2005




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