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  1. #1
    Super Troll
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    Predefinito Spiegatemi cosa intendete per metapolitica

    In passato più volte diversi forumisti (in particolare, ma non solo, gli estimatori di "Diorama" o della Nouvelle Droit") hanno sostenuto di ritenere preferibile incidere sulla realtà attraverso la metapolitica piuttosto che con la politica partitica.
    Ora io vi chiederei cortesemente di spiegare nel modo più esaustivo possibile cosa intendono con metapolitica.

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  2. #2
    Anarchico Nero
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    Predefinito Re: Spiegatemi cosa intendete per metapolitica

    Testo originale scritto da c@scista
    In passato più volte diversi forumisti (in particolare, ma non solo, gli estimatori di "Diorama" o della Nouvelle Droit") hanno sostenuto di ritenere preferibile incidere sulla realtà attraverso la metapolitica piuttosto che con la politica partitica.
    Ora io vi chiederei cortesemente di spiegare nel modo più esaustivo possibile cosa intendono con metapolitica.
    allora penso di poter premette che la nuova destra italiana, corrente del fuan negli anni 70-80, capitanata in primis da marco tarchi, travisò il termine metapolitica indicando essa come tutto ciò che è al di fuori della politica.
    metapolitica è invece, come rpecisava rutilio sermonti in una conferenza a cui ho assistito, tutto ciò che sta al di sopra della politica e non solo della politica, e quindi ispira e guida la politica!

  3. #3
    -Uruz-
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    Predefinito Re: Re: Spiegatemi cosa intendete per metapolitica

    Testo originale scritto da skin_in_agguato
    allora penso di poter premette che la nuova destra italiana, corrente del fuan negli anni 70-80, capitanata in primis da marco tarchi, travisò il termine metapolitica indicando essa come tutto ciò che è al di fuori della politica.
    metapolitica è invece, come rpecisava rutilio sermonti in una conferenza a cui ho assistito, tutto ciò che sta al di sopra della politica e non solo della politica, e quindi ispira e guida la politica!
    Quoto.Purtroppo non tutti riescono a comprenderlo e considerano la politica partitica l'unica via percorribile.Miopi ed ottusi cadono dritti dritti nella tela del ragno.E quel ch'è peggio sputano becere sentenze,accusando "i metapolitici" di rinchiudersi in fantomatiche torri d'avorio.Aprire gli occhi e il cervello,dove possibile si intende.

  4. #4
    Super Troll
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    Predefinito Re: Re: Spiegatemi cosa intendete per metapolitica

    [QUOTE]Testo originale scritto da skin_in_agguato
    [
    metapolitica è invece, come rpecisava rutilio sermonti in una conferenza a cui ho assistito, tutto ciò che sta al di sopra della politica e non solo della politica, e quindi ispira e guida la politica!
    $$$$$$$$$$$$$$$$$$
    Quindi qualche esempio concreto di metapolitica quale potrebbe essere?

  5. #5
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    Predefinito

    Vado a braccio:

    ricordo che George L. Mosse, celebre e importante storico del '900, specializzato nello studio del nazismo come fenomeno mitopoietico, nel suo libro "Il razzismo in Europa", colloca l'attribuzione della "metapolitica" verso la seconda metà del 1800, all'interno dei circoli presieduti da Richard Wagner e soci.
    Non c'è ragione di dubitare della correttezza scientifica di Mosse. Tuttavia questa collocazione può aver contribuito a generare diffidenza verso una parola di per sé neutra, adatta a nominare fenomeni di per sé differenti e relativi. Ovvero, si può scadere nella dietrologia. Roba del tipo: Hitler faceva festini attorno alla Runa Celtica; siccome li fa anche De Benoist, di conseguenza De Benoist è nazista. Nel 1800 i metapolitici erano antisemiti; De Benoist rinnova la metapolitica, quindi è per forza antisemita.

    Chiarito l'equivoco, credo che Sermonti sia nel complesso corretto, sebbene analizzi solo una parte del concetto. Ovvero: la metapolitica sta effettivamente al di sopra della politica, quindi possiamo concludere che essa influenza la politica dall'alto, culturalmente. Nei ragazzi della Nuova Destra che 30 anni fa ricorsero alla metapolitica c'era la consapevolezza che qualsiasi azione partitica o politicante, priva di azione culturale, avrebbe solamente confermato il sistema vigente. Lo vediamo oggigiorno: che si voti Bertinotti o Alessandra Mussolini, alla fine le regole sociali e culturali, la percezione culturale della società consumista e individualista non muta.
    Seguendo Sermonti, un'azione metapolitica include l'azione culturale, da parte degli intellettuali, per influenzare la nuova classe dirigente della politica. E la nuova classe dirigente deve muoversi, all'interno dei nuovi paradigmi, per raccogliere il consenso. La metapolitica è composta di cultura alta (creata dagli intellettuali), ma anche bassa: gli intellettuali e gli operatori culturali devono conoscere bene l'immaginario collettivo, sensibilizzare la società civile attraverso i media presenti e determinate percezioni. L'osservazione nasceva, anche, dalla constatazione che, pur non detenendo il monopolio politico in Italia, la sinistra degli anni 70 aveva in pugno la cultura, e la sua strategia era, per alcuni versi, "metapolitica". Ecco spiegate certe "scopiazzature", in senso neodestro, delle pubblicazioni e dei metodi della sinistra: dai Campi Hobbit a La Voce Della Fogna. Fu una grande intuizione, il primo tentativo di rinnovare una destra marginale, tardosepolcrista ecc.

    In senso metastorico, la metapolica nasce dalla lettura debenostiana di Gramsci, che intelligentemente auspicava l'egemonia culturale prima dell'egemonia politica. Gramsci conosceva bene la letteratura e la creazione dell'immaginario: sapeva che romanzieri come Tolstoi o Manzoni avevano suggestionato la cultura popolare molto di più di qualsiasi leader politico. In un numero di Elementi (vado a memoria), si constatava come la Rivoluzione Francese fosse stata preparata dalle idee di Voltaire e, soprattutto, dall'Enciclopedie di Diderot e D'Alambert. Solo attraverso un cambiamento culturale, insomma, si crea un cambiamento politico.

    Poi le cose sono cambiate. Parafrasando Debord, la generazione del 68 ha preso in mano i mass-media influenzando il presente e creando nuove illusioni. Ma anche questa è stata, nel male, un'azione "metapolitica".
    Senza dare giudizi di merito, attenendoci ai fatti, bisognerebbe riflettere su quanto sta succedendo in Spagna con Zapatero. Il suo "Repubblicanesimo Democratico" è stato influenzato da una testa pensante, un politologo australiano che il presidente spagnolo ha letto attentamente. Anche questa è, nel piccolo, ci piaccia o meno, un'azione metapolitica.
    Ciao.

  6. #6
    Paul Atreides
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    Una piccola chiosa: Philip Pettit è irlandese. Per il resto, mi pare proprio che dica cose un pochino diverse da quelle che poi mette in pratica Zappaterra. Ma la tentazione d'essere il ''consigliere del Principe'' [in fondo, la tentazione permanente di ogni filosofo politico] lo ha portato a chiudere un occhio...

    Concordo ovviamente sull'essenziale ruolo dell'elaborazione culturale. Anche perché la prassi senza la teoria è cieca, la teoria senza prassi è vuota.

  7. #7
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    Un modo semplice per definire metapolitica: lotta per le idee, sul piano delle idee.

    Prima che un partito politico possa iscrivere nel suo programma un idea, si deve prima far in modo che questa si conosciuta dalla gente, e ricevuta come un idea sulla quale è legitimo farsi delle domande.

    Oggi per esempio alcuni pensano che sarebbe un bene abolire il diritto legale all'inquinamento dei suoli con i pesticidi. È una misura radicale, secondo me buona, ma oggi non è audibile nel dibattito politico, perché appunto non c'è (ancora) stato un lavoro metapolitico sufficiente per far entrare quest'idea nelle discussioni.

    Finché non si è entrati nella lotta per le idee, le azioni non hanno molto speranze di successo. Ma questo sembra che sia una cosa que qui è molto molto difficile da capire.

  8. #8
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    Testo originale scritto da Paul Atreides
    Una piccola chiosa: Philip Pettit è irlandese. Per il resto, mi pare proprio che dica cose un pochino diverse da quelle che poi mette in pratica Zappaterra. Ma la tentazione d'essere il ''consigliere del Principe'' [in fondo, la tentazione permanente di ogni filosofo politico] lo ha portato a chiudere un occhio...

    Concordo ovviamente sull'essenziale ruolo dell'elaborazione culturale. Anche perché la prassi senza la teoria è cieca, la teoria senza prassi è vuota.
    Vero. Andando a memoria non ne ricordavo neppure il nome.
    Pettit è irlandese e insegna a Dublino e a Cambridge in Australia. Insomma, ho fatto un po' di confusione.
    Non so neppure bene cosa dica nei suoi libri. Le mie erano informazioni di seconda mano, per fare un esempio neppure troppo attinente. Si tratterebbe semmai, più che di vera metapolitica, di un'azione influenzante la classe dirigente.
    Vero anche, come dici tu Paul, che spesso l'intellettuale trova vantaggio nel sentirsi "consigliere del Principe". Una volta, se la sorte diventava avversa, si rischiava grosso... Adesso?

  9. #9
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    Testo originale scritto da orkonner

    Oggi per esempio alcuni pensano che sarebbe un bene abolire il diritto legale all'inquinamento dei suoli con i pesticidi. È una misura radicale, secondo me buona, ma oggi non è audibile nel dibattito politico, perché appunto non c'è (ancora) stato un lavoro metapolitico sufficiente per far entrare quest'idea nelle discussioni.

    Finché non si è entrati nella lotta per le idee, le azioni non hanno molto speranze di successo. Ma questo sembra che sia una cosa que qui è molto molto difficile da capire.
    Riflessione molto interessante la tua, Orkonner. Spesso la si sfiora nei più diversi gruppi politici e partitici, ma nessuno osa davvero affrontarla.
    Ad esempio, che ce ne facciamo dell'idea di libertà se non la confrontiamo con le variabili che essa comporta? Viviamo in un'epoca in cui tutti vogliamo il bene del pianeta (salvo Bush, i Neo-Con. e gli Anarcocapitalisti, che almeno sono espliciti: prendete il Protocollo di Kyoto e fatene carta da cesso, a noi interessa far soldi!), tuttavia nessuno è disposto a mettere in discussioni i modelli culturali che lo minacciano. Come dici tu, solo un adeguato dibattito metapolitico potrebbe portarci ad accettare alcune soluzioni drastiche, o ad operare delle scelte.
    Più di 10 anni fa Hans Jonas ipotizzò l'istituzione di un Comitato Etico per l'Ambiente, democraticamente eletto ma poi legittimato a scegliere per il bene comune a livello mondiale. Confesso che sarei favorevole, ma proprio non ce lo vedo il mondo occidentale, rappresentato dall'élite economicista (della quale tutti siamo complici) appoggiare con noncuranza l'abolizione dell'auto a benzina per legge. Che so... la proibizione di pubblicizzare auto che superino un tot. di potenza, poiché sono inquinanti e disturbanti, e soprattutto potrebbero essere usate solo nel deserto in condizioni ottimali.
    Qualcuno dovrà ben avere il coraggio di dirlo. Già vedo i liberi pensatori richiamarsi alla retorica dei Diritti Umani, alla libertà di scelta, alle Pari Opportunità ecc. Questo è il mondo in cui viviamo, e solo un'adeguata azione metapolitica potrebbe aiutarci a cambiare le cose. Nel rispetto della democrazia di base.
    Di certo i tempi non sono maturi. E dubito che i Verdi attuali sappiano qualcosa a riguardo

    Ciao.

  10. #10
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    Predefinito

    Testo originale scritto da Akhenaton
    Riflessione molto interessante la tua, Orkonner. Spesso la si sfiora nei più diversi gruppi politici e partitici, ma nessuno osa davvero affrontarla.
    Ad esempio, che ce ne facciamo dell'idea di libertà se non la confrontiamo con le variabili che essa comporta? Viviamo in un'epoca in cui tutti vogliamo il bene del pianeta (salvo Bush, i Neo-Con. e gli Anarcocapitalisti, che almeno sono espliciti: prendete il Protocollo di Kyoto e fatene carta da cesso, a noi interessa far soldi!), tuttavia nessuno è disposto a mettere in discussioni i modelli culturali che lo minacciano. Come dici tu, solo un adeguato dibattito metapolitico potrebbe portarci ad accettare alcune soluzioni drastiche, o ad operare delle scelte.
    Più di 10 anni fa Hans Jonas ipotizzò l'istituzione di un Comitato Etico per l'Ambiente, democraticamente eletto ma poi legittimato a scegliere per il bene comune a livello mondiale. Confesso che sarei favorevole, ma proprio non ce lo vedo il mondo occidentale, rappresentato dall'élite economicista (della quale tutti siamo complici) appoggiare con noncuranza l'abolizione dell'auto a benzina per legge. Che so... la proibizione di pubblicizzare auto che superino un tot. di potenza, poiché sono inquinanti e disturbanti, e soprattutto potrebbero essere usate solo nel deserto in condizioni ottimali.
    Qualcuno dovrà ben avere il coraggio di dirlo. Già vedo i liberi pensatori richiamarsi alla retorica dei Diritti Umani, alla libertà di scelta, alle Pari Opportunità ecc. Questo è il mondo in cui viviamo, e solo un'adeguata azione metapolitica potrebbe aiutarci a cambiare le cose. Nel rispetto della democrazia di base.
    Di certo i tempi non sono maturi. E dubito che i Verdi attuali sappiano qualcosa a riguardo

    Ciao.
    di jonas studiai un po' un suo libro di bioetica, di cui adesso non ricordo il titolo...
    interessante proposta, ma se a gestire il comitato sarebbero i soliti potenti abbiamo fatto il guadagno di cazzella....
    tornando alla metapolitica, beh, l'indagine sulle origini e sulle idee che ispirano l'azione non è importante, è fondamentale...
    se l'avessimo veramente fatta in passato avremmo evitato molti errori...

 

 
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