Trichet la bastona e la Grecia si offre ai cinesi
Persino l’iper riflessivo Jean Claude Trichet, numero uno della Bce, lancia l’allarme su Atene. «La situazione in Grecia è molto difficile, ci sono provvedimenti molto difficili e coraggiosi che è necessario prendere», ha detto ieri all’Europarlamento dichiarandosi comunque «fiducioso» sulle prossime scelte governo greco.
Le Borse
La situazione è difficile: il debito pubblico ellenico raggiungerà a fine anno i 300 miliardi, divenendo il più pesante, nella Ue in rapporto al Pil. Rasentando dunque il 120%. Anche il deficit dovrebbe arrivare al 13% del prodotto interno lordo mentre la bolla speculativa continua a spingere le Borse. L’Athex Composite Share Price ha segnato più 58% rispetto al 31 dicembre del 2008 e più 100% rispetto ai minimi dell’anno. Il Ftse Athex 20 è arrivato a segnare più 110% rispetto ai minimi del 2009. L’indice dei bancari addirittura ha toccato il 300% rispetto ai minimi. Allo stesso tempo il sistema bancario della Grecia risulta il più in difficoltà dell’area euro.
Una delle principali preoccupazioni della Bce è infatti la quantità di bond governativi in possesso degli istituti ellenici. Oltre la metà del loro attivo, più o meno 40 miliardi di euro, è utilizzato come garanzia per i prestiti chiesti all’Europa. Le banche commerciali greche possono sfruttare infatti i fondi europei al tasso fisso dell’1%, consegnando come collaterale proprio titoli di Stato nazionali. Ma la banca centrale greca a metà novembre ha sollecitato le banche ad attingere con moderazione all’operazione di rifinanziamento a un anno che la Bce avrebbe messo a disposizione per il 2010. Eppure così non è stato.
E ora, a parte Standard & Poor’s che annuncia la volontà di abbattere il voto col solito tempismo delle agenzie, il premio chiesto dal mercato sui titoli di Stato greci a 10 anni ha raggiunto un massimo di 201 punti base rispetto al Bund tedesco. Solo venerdì era di 174 punti base. In lievitazione è anche i costi dell’assicurazioni sui rischi di fallimento della Grecia saliti a 185.700 euro per 10 milioni (181.600 il livello visto negli scambi a New York di venerdì scorso e 201.000 il giorno della notizia di Dubai World) secondo i dati di Cma Datavision. La notizia riportata dal Wall Street Journal secondo cui il governo di Atene starebbe cercando di piazzare alla Cina 25 miliardi di euro della sua esposizione è stata smentita così blandamente che sarebbe stato meglio un silenzio. Lo stesso che ha accompagnato la cessione dei diritti del porto del Pireo alla cinese Cosco. Rimane da capire se l’anno prossimo Atene avrà ancora asset appetitosi da offrire o dovrà svendere il Paese ai cinesi. Forse gli unici in grado di salvare la Grecia. Alla faccia dell’Unione Europea.
Che continua a lanciare allarmi senza stilare un piano concreto di sostegno al Paese di Aristotele e parallelamente nega che nell’area euro ci siano problemi strutturali.
Il 2010
La stessa Unione che ieri sempre per bocca di Trichet ha tranquillizzato gli investitori: «Non ci sono segni di credit crunch nell’eurozona nel suo complesso» ha ribadito il numero uno della Bce aggiungendo che nell'Europa centro-orientale non c’è stato un improvviso stop dei flussi di capitale e «la significativa presenza di banche estere sembra aver avuto un effetto stabilizzatore dato che le filiali sono state in grado di mantenere le loro esposizioni nella regione». Verissimo.
A discapito di una politica monetaria pericolosissima i cui effetti sono ancora lontani dall’orizzonte.
http://www.libero-news.it/articles/view/598420




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