Giovanni Cardinali, un nostro affezionato lettore, ci ha inviato un pezzo intitolato “Aspettando lo tsunami!” che riteniamo particolarmente interessante e meritevole di un approfondimento. Nel pezzo (che pubblichiamo integralmente), Cardinali riesce a esprime con semplicità la preoccupazione di ormai molti cittadini europei delineando uno scenario economico apocalittico in riferimento alla difficile crisi economica che attanaglia il vecchio continente. Noi non vogliamo che queste voci restino inascoltate.
Aspettando lo tsunami!
In riferimento all'articolo di Tommaso Padoa Schioppa. A prescindere dall'euro, che nonostante la riforma del patto di stabilità mantiene lo stesso valore e gli stessi tassi d'interesse, mentre dollaro e sterlina adeguano i tassi agli andamenti della loro economia (maggiori o minori consumi e maggiore o minore crescita del pil), a prescindere dalla crisi "strutturale", derivante dal fatto che i Cinesi ed i Paesi asiatici e dell'Est Europa riescono a produrre molte fasce degli nostri stessi prodotti a costi 10-20 volte inferiori, a prescindere dalla necessaria riforma del mercato del lavoro (60 ore a settimana come i cinesi sono troppe per noi occidentali, ma lavorare 35-40 ore a settimana e avere un mese di ferie pagate e giorni di festività vari sono troppo poco per un'industria che si trova a competere nel mercato globale), a prescindere da una classe politica ed imprenditoriale come quella Italiana che da qualche lustro è abituata a sollazzarsi e vivere di rendita (non ci sono più né i veri politici di una volta tutto rigore morale e senso dello stato, e neppure i "cummenda", i pionieri dell'industria Italiana che erano i primi ad entrare al mattino in azienda e gli ultimi ad uscire la sera). A prescindere da questi ed altri motivi, Padoa Schioppa dice una cosa sacrosanta: l'economia cinese è un tir che viaggia a 150 all'ora, ma non in un terreno sconnesso come sostiene lui. La marcia della Cina è una corsa senza ostacoli, il suo punto di arrivo è quello di diventare la prima economia globale, il riferimento di tutta l'asia, sia per i paesi dell'asean e sia per la russia e la regione caucasica, l'heart-land, oltre all' India e subcontinente indiano .
Una "regione" che rappresenta i due terzi della popolazione mondiale.
Questo è lo scenario del futuro! Ed in questo scenario l'economia occidentale deve riconsiderare tutta la sua struttura sia politica, sia organizzativa! Se il tir cinese e di tutti paesi emergenti viaggiano spediti, il vecchio "scassato" camion dell'occidente è al capolinea. Chi sostiene che sia in riparazione, ovvero che l'attuale crisi "tendenziale" dell'economia occidentale sia dovuta ad una fase "ciclica" non ha la cognizione della realtà!
La nostra economia di mercato è satura! Viene meno pertanto la capacità di creare ulteriore ricchezza e crescere! La fase attuale dell'economia di tutto l'occidente ha finito la sua crescita, completato la sua capacità di espandersi, ed è giunta al punto critico della crescita massima. Pertanto c'è solo da attendersi il repentino, naturale ciclo di "implosione".
Quando una macchina diventa vecchia ed obsoleta ed ha percorso molti più kilometri di quelli per cui è stata progettata e costruita, diventano patetici ed inutili gli interventi di riparazione, poiché prima o poi essa ti molla lungo la strada, soprattutto se deve mantenere una velocità superiore alle sue caratteristiche e capacità e deve sopportare un carico superiore al suo stesso peso!
Insomma, l'economia occidentale (tutta, Stati Uniti e Giappone compreso) oltre a tassi di crescita del pil "risicati", o addirittura negativi, è "caricata","gravata" da debiti pubblici che stanno diventando insostenibili! Si produce meno di quello che si spende, ed il divario tra ricchezza creata e debito si allarga sempre di più. Come sta succendendo in Italia, è arrivato ad una situazione di crisi cronica e fuori controllo! Pertanto, non è lontano il momento in cui il vecchio camion scassato e riparato troppe volte ci lascerà a piedi lungo qualche tortuosa strada!
In pratica, nolenti o volenti, ottimisti o pessimisti, realisti o visionari, pazzi o savi, è vicino il momento dell'implosione di tutto il sistema economico dell'Occidente!
In fondo, è un fenomeno naturale. Si butta giù la vecchia pianta quando questa non dà più i suoi frutti, e sul suo virgulto si innesta e si fa crescere la nuova pianta!
Il panico e la paura che si genererà potrà essere definito come uno "tsunami borsistico".
Giovanni Cardinali
Giovanni Cardinali ci parla di Euro e di tassi di interesse. Le accuse di immobilismo rivolte alla Banca Centrale Europea non sono di oggi, ma risalgono addirittura alla sua fondazione. Molti economisti, in questi anni di crisi economica, hanno giustamente puntato il dito contro la BCE e la sua politica monetaria scarsamente reattiva ai mutamenti congiunturali, accusandola di non saper bene interpretare le necessità del mercato. Cardinali poi esprime la tutta la sua preoccupazione per questo enorme Tir con targa cinese, grande circa 1.300.000.000 persone, che corre all’impazzata al ritmo di un +9% di crescita del Pil rischiando di travolgere il vecchio e “scassato” camion con targa europea che rischia di lasciarci tutti a piedi. Cardinali ripropone poi il pensiero di mezza estate di Silvio Berlusconi, secondo cui gli italiani sono ricchi ma lavorano poco, per poi concludere accusando la classe politica e imprenditoriale di essersi seduta sugli allori. Questo che vi ho appena riassunto è il pensiero di un cittadino italiano. Uno di noi che si sente deluso e tradito dalla classe dirigente del suo Paese e si prepara mesto all’inevitabile “tsunami borsistico”. C’è un atteggiamento di triste rassegnazione in tutto questo. Un atteggiamento che non aiuta di certo né l’Italia né l’Europa ad uscire dalla crisi. Anzi, la rassegnazione oggi non fa altro che contribuire ad indebolire la nostra economia. La rassegnazione è come una malattia altamente contagiosa che si diffonde a macchia d’olio non appena ci si rende conto che la situazione fatica a migliorare. Allora, conseguentemente, si cercano le colpe. Fuori i colpevoli! Il governo? L’euro? La concorrenza cinese? No, il problema vero è in tutti noi. In ciascuno di noi. Nella nostra pigrizia. È vero che ci siamo un po’ tutti seduti sugli allori. Ci sediamo sugli allori quando ci lamentiamo che i prodotti costano troppo e in realtà non ci curiamo di cercare il negozio che vende il prodotto di nostro interesse ad un prezzo più contenuto o la marca con il rapporto qualità prezzo migliore. Ci sediamo sugli allori quando siamo disposti a pagare una discreta pizza margherita 5 euro mentre magari nella pizzeria accanto è più buona e la pagheremmo solo 4 euro. Ma una buona parte di noi è troppo pigra per fare un indagine di questo tipo. L’inflazione è eccessiva? La si combatte così! Prima di lamentarci della mancanza di potere d’acquisto dovremmo forse preoccuparci di pagare una margherita 4 euro piuttosto che 5. Ma cosa sarà mai un euro buttato? Forse può sembrare una sciocchezza, ma in realtà si costruisce così una società migliore. Gli italiani sono ricchi ma lavorano poco, come ha ricordato a fine luglio il premier Berlusconi. Ed è un dato di fatto. Questo un passo del suo discorso: "Il patrimonio delle famiglie italiane è pari all'8% del Pil e l'81% ha la casa di proprietà", ma "forse lavoriamo meno di quello che dovremmo". Quindi spiega: "Ci confrontiamo con l'economia americana e non so se tutti abbiamo la consapevolezza che il livello di vita italiano è nella generalità superiore al livello di vita americano. Ma là lavorano 6 cittadini su 10, qua gli italiani che lavorano sono meno di 4 su 10. I cittadini americani lavorano 1.720 ore all'anno, noi lavoriamo meno di 1.600 ore. Noi abbiamo avuto dall'inizio dell'anno 4 milioni e mezzo di scioperi. E allora come possiamo pretendere di reggere il ritmo delle altre economie con cui normalmente ci confrontiamo?". Ah, già! Gli scioperi! Come possiamo pretendere che il Paese cresca se le ore di sciopero sono aumentate spaventosamente negli ultimi anni? La cosa davvero triste è che il più delle volte si tratta di scioperi per partito preso. Di scioperi utilizzati come arma di ricatto nei confronti dei cittadini. Se alle prossime elezioni politiche dovesse vincere la sinistra, sono convinto che le ore di sciopero ridurranno drasticamente. Gli scioperi nel settore dei trasporti, ad esempio, non danneggiano solo l’azienda di trasporti in sé, ma anche tutta la collettività. Forse i sindacati non hanno a cuore la situazione difficile che affrontano quotidianamente i lavoratori pendolari? Forse ai sindacati preme maggiormente fare politica per la sinistra? Probabilmente sì, visto che il passo da Segretario generale della CGIL a Sindaco di Bologna è molto breve. Ma Cofferati non aveva forse promesso di non entrare in politica? Si è dimostrato il Re degli ipocriti. Questo genere di manifestazione è diventato un passatempo alla moda nel nostro Paese. I sindacati occupano puntualmente le strade e da lì dettano legge alla nazione. Il nostro diritto a lavorare deve essere difeso dagli abusi compiuti nel nome del diritto di sciopero. I sindacati non scioperano per difendere gl'interessi di tutti i lavoratori: si battono per l'egoismo dei dipendenti pubblici e dei burocrati. I privilegi sono divenuti la regola, non l'eccezione. Il posto fisso per tutta la vita, contributi pensionistici inferiori, un minor numero di ore lavorative settimanali, elettricità e biglietti dei treni gratis, sono tra i numerosi vantaggi del settore pubblico, protetti con la scusa del “bene comune”. Abbiamo diritto a lavorare e usare quei servizi pubblici per cui paghiamo le tasse. Kennedy disse: «Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi. Chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro Paese.». E’ vero che mancano le riforme, che paghiamo la bolletta energetica più cara d’Europa, che le nostre imprese sono di dimensioni insufficienti ad effettuare consistenti economie di scala, che il sistema bancario non è più adeguato alle necessità del Paese e tante altre cose; ma ormai è inutile piangere sul latte versato. Dobbiamo smettere di imprecare “Piove! Governo ladro!” e risparmiare il fiato per rimboccarci le maniche e remare nella stessa direzione tutti insieme. L’Italia è nelle nostre mani. Noi tutti, dando il massimo tutti i giorni, possiamo offrire il nostro piccolo contributo alla crescita del Paese, magari accompagnati da un po’ di ottimismo e da un po’ di entusiasmo in più.
Massimiliano Michele Mellone
http://www.mellone.blogspot.com/




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