Il corpo si ferma per salvarsi
l'ibernazione non è più fiction
di CLAUDIA DI GIORGIO
ROMA - Una morte apparente, per salvare la vita. La possibilità di mettere il corpo umano in uno stato di animazione sospesa è uscita dai film di fantascienza per diventare oggetto di ricerche serissime: che contano già significativi successi. Alcuni gruppi di ricerca stanno trovando la strada per indurre a comando una condizione in cui i processi vitali fondamentali sono rallentati o addirittura interrotti. Una condizione in cui la produzione di energia e l'attività delle cellule si riducono al minimo fin quasi a spegnersi del tutto: un po' come mettere in pausa la vita, insomma, ma allo scopo di proteggerla.
Come racconta sul numero di "Le Scienze" in edicola il primo luglio Mark Roth dell'università di Washington, pioniere di questa linea di ricerca, l'animazione sospesa è un "trucco" che la natura usa da tempo. Di fronte a uno stress ambientale, come condizioni climatiche estreme, mancanza di ossigeno o, in qualche caso, anche ferite, molte specie animali rallentano metabolismo e attività cellulare. E se c'è chi entra in una specie di torpore (che di solito chiamiamo letargo) ci sono anche organismi che bloccano i ritmi vitali a un punto tale da sembrare morti. Ma non lo sono: passato lo stress, il respiro torna normale, il cuore riprende il suo battito, la temperatura del corpo torna al livello giusto, e l'animale sta come prima. O anche meglio.
L'obiettivo delle ricerche, infatti, non è effettuare viaggi interstellari (o almeno, non ancora), ma, come prima tappa, riuscire a conservare a lungo gli organi destinati ai trapianti, che oggi rimangono vitali, e quindi utili, per una manciata di ore: l'anno scorso, nei soli Stati Uniti, sono andati persi così oltre 3000 organi donati. In seconda battuta, poi, i ricercatori sperano di indurre l'animazione sospesa nelle vittime di incidenti con lesioni molto gravi, guadagnando tempo, e riducendo i danni ai loro tessuti, mentre i medici li curano.
Ma come fanno? Per scoprirlo, i ricercatori si sono rivolti al più improbabile dei maestri: un verme nematode capace di entrare in animazione sospesa anche per 24 ore, se si trova in particolari condizioni di carenza di ossigeno. Il segreto è nella particolarità di queste condizioni: per convincere le cellule a bloccare la loro attività, l'ossigeno deve essere davvero pochissimo: lo 0,1%, invece del 21% che c'è nell'aria che respiriamo. Se la quantità di ossigeno supera quello 0,1, le cellule del verme, anziché "capire" di essere in pericolo, e fermarsi, continuano a funzionare, e si distruggono.
Insomma, al contrario di ciò che suggerisce il buon senso, la situazione più estrema e pericolosa è quella che protegge di più. E questo non vale solo per i vermi, come hanno dimostrato vari esperimenti su mammiferi che non vanno naturalmente in letargo. Un anno fa, un gruppo di Pittsburgh ha mandato in animazione sospesa alcuni cani e poi la ha rianimati senza che subissero danni apparenti. Tuttavia, il metodo usato (drenare il sangue e sostituirlo con una soluzione salina fredda) era, oltre che macabro, anche troppo drastico e pieno di rischi.
Un risultato migliore l'ha ottenuto Roth nel marzo scorso, usando su alcuni topolini un gas solitamente velenoso, perché si "sostituisce" all'ossigeno. Alle dosi giuste, però, è risultato perfetto per mettere "in pausa" i topolini, trasformandoli, come scrive Roth su "Le Scienze", da animali a sangue caldo in animali a sangue freddo. La loro temperatura è scesa fino a 15 gradi, i respiri sono passati da 120 a meno di 10 al minuto, il metabolismo si è calato di dieci volte, e questo per ben sei ore. Dopo le quali i topolini sono stati rianimati e hanno ripreso a zampettare come prima, risultando normali a tutti i test sia funzionali che di comportamento.
E gli esseri umani? Prima di passare agli esperimenti sulle persone c'è ancora molto da studiare e capire, spiega Roth. Ma intanto la tecnica è stata usata su campioni di tessuto umano, e quindi la speranza di prolungare così la vitalità degli organi donati è diventata più concreta. Senza contare che il segreto della "vita in pausa" potrebbe essere già dentro di noi: lo suggeriscono i casi (rari ma ben documentati) di persone rianimate senza danni dopo aver trascorso ore nell'acqua gelata, a livello di ossigeno estremamente bassi. Così bassi che nel loro corpo è scattato "qualcosa" che l'ha bloccato, e protetto. Ora si tratta solo di scoprire che cosa.
(29 giugno 2005)




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