La Chiesa di Spagna ascolti Carrón


Troppa etica poche ragioni, la sua riflessione sulla débâcle dei cattolici




Quando in Cile fallì il primo esperimento di conquista del potere per via legale dei comunisti in America latina, Enrico Berlinguer scrisse lunghi articoli di “riflessioni sui fatti cileni”, che avviarono la politica di compromesso storico, che rappresentava una svolta importante nella concezione del Pci. I cattolici hanno subito in Spagna una serie di sconfitte, naturalmente su un piano del tutto diverso, di dimensione paragonabile a quella di Unidad popular in Cile. Però, almeno sinora, non si è sentita un’analisi autocritica delle ragioni di quella sconfitta.
Per questa ragione, le poche parole dedicate da don Julián Carrón, il successore di don Giussani alla guida di Comunione e liberazione, a questo argomento hanno un po’ il senso di spezzare un tabù. Don Carrón spiega che “non poteva bastare la riduzione della fede a etica, a un discorso corretto e pulito, una sottolineatura a volte eccessivamente moralistica del cristianesimo”. In sostanza, par di capire che la Chiesa spagnola, che pure aveva a disposizione formidabili strumenti di formazione, li abbia impiegati in modo unilaterale, con più attenzione per i comportamenti che per la fede. In effetti è accaduto che la generazione della “movida”, i giovani che negli anni Settanta hanno trasformato il panorama sociologico della Spagna riempiendo le sale da ballo fino all’alba, non hanno trovato nella Chiesa un’attenzione e una comprensione, ma soltanto l’enunciazione di precetti morali. Quel movimento apolitico fu quello che espresse meglio di ogni altro l’impossibilità di una riproduzione del regime franchista, ma non si incontrò con la Chiesa, che pure in quegli stessi anni stava lavorando attivamente alla costruzione di una transizione pacifica alla democrazia. Nella considerazione di Carrón c’è un punto di contatto con le riflessioni espresse dal patriarca di Venezia, anch’egli legato all’esperienza di Cl, sul ’68 giovanile, di cui ha rivalutato le origini americane, quelle della beat generation, che certamente non si segnalava per adesione ai canoni etici del cristianesimo. L’idea che nasce da questi primi abbozzi di riflessione è che un rilancio della Chiesa nel mondo moderno passa, prima di tutto, per una ricerca delle ragioni della fede in un Dio personale. Le scelte di comportamento verranno dopo, e il giudizio dovrà essere legato alla consapevolezza, come ricorda Carrón, “che non è che uno debba essere senza macchia, anche Pietro e Paolo erano uomini con i loro limiti”.


Il Foglio, 26 agosto 2005