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Discussione: A casa di Betel

  1. #1
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito A casa di Betel

    Io non so dove i gabbiani abbiano il nido
    dove trovino pace.
    Io son come loro
    in perpetuo volo
    la vita sfioro
    com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.

  2. #2
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito

    Passammo l'estate
    su una spiaggia solitaria
    e ci arrivava l'eco di un cinema all'aperto
    e sulla sabbia un caldo tropicale
    dal mare.
    E nel pomeriggio
    quando il sole ci nutriva
    di tanto in tanto un grido copriva le distanze
    e l'aria delle cose diventava
    irreale.

    Mare mare mare voglio annegare
    portami lontano a naufragare
    via via via da queste sponde
    portami lontano sulle onde.

    A wonderful summer
    on a solitary beach
    against the sea
    "le grand hotel Sea-Gull Magique"
    mentre lontano un minatore bruno
    tornava.

    Mare mare mare voglio annegare
    portami lontano a naufragare
    via via via da queste sponde
    portami lontano sulle onde...




  3. #3
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito origini

    Questo parlare di mare mi fa venire in mente il mare dei miei diciassette anni (ora non ci vado più. Ma se dovessi, sceglierei l'inverno). Era un mare solitario, denso e trasparente come il cellophane e con uno sfondo di moquette verde, morbida, dolcemente ondivaga e traditrice.
    Io mi allontanavo quanto più potevo dalla riva. E quando intorno a me non c'erano che cielo, acqua, scogli e nulla che somigliasse ad un essere umano mi toglievo il costume e nell'azzurra solitudine nuotavo o meglio danzavo nuda.
    Non ho mai sentito il mio corpo così profondamente come in quel liquido amniotico tiepido e salato, nudo e libero da millenni di consuetudini. Era un cammino indietro nel tempo, un ritorno al grembo di mia madre...una sensazione che non ho mai più provato da allora. Eppure, chissà.

  4. #4
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    Predefinito Re: origini

    Originally posted by Betelgeuse
    Questo parlare di mare mi fa venire in mente il mare dei miei diciassette anni (ora non ci vado più. Ma se dovessi, sceglierei l'inverno). Era un mare solitario, denso e trasparente come il cellophane e con uno sfondo di moquette verde, morbida, dolcemente ondivaga e traditrice.
    Io mi allontanavo quanto più potevo dalla riva. E quando intorno a me non c'erano che cielo, acqua, scogli e nulla che somigliasse ad un essere umano mi toglievo il costume e nell'azzurra solitudine nuotavo o meglio danzavo nuda.
    Non ho mai sentito il mio corpo così profondamente come in quel liquido amniotico tiepido e salato, nudo e libero da millenni di consuetudini. Era un cammino indietro nel tempo, un ritorno al grembo di mia madre...una sensazione che non ho mai più provato da allora. Eppure, chissà.

    Se ti capita di rifarlo, dimmelo. Sono un buon nuotatore e potrei custodirti il costume, così potresti danzare nell'acqua in assoluta libertà mentre io ti sorveglio. Come dici? Se ti restituirei il costume? Beh, io, ecco... Scusa ma non avresti una domanda più facile?
    See ya.



  5. #5
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito

    Improbabile, lupastro. Se dovessi rifarlo lo rifarei tale e quale ad allora, cioè portando con me il costume. Non si sa mai... non ci sono più quelle belle spiagge di una volta: troppi lupi per i miei gusti...!
    Bacino.

  6. #6
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    Predefinito

    A Salty Dog

    "All hands on deck! We've run afloat!"
    I heard the captain cry
    "Explore the ship! Replace the cook!
    Let no one leave alive!"
    Across the straits, around the horn
    How far can sailors fly?
    A twisted path, our tortured course
    And no one left alive

    We sailed for parts unknown to man
    Where ships come home to die
    No lofty peak, nor fortress bold
    Could match our captain's eye
    Upon the seventh sea-sick day
    We made our port of call
    A sand so white, and sea so blue
    No mortal place at all

    We fired the guns and burned the mast
    And rowed from ship to shore
    The captain cried, we sailors wept
    Our tears were tears of joy
    Now many moons and many Junes
    Have passed since we made land
    Salty Dog, the seaman's log
    Your witness in my own hand

    (Keith Reid)






    Un Lupo di Mare

    "Tutta la ciurma sul ponte! Siamo andando alla deriva!"
    Sentii gridare il capitano.
    "Esplorare la nave! Rimpiazzare il cuoco!
    Dovete morire tutti! "
    Attraverso gli stretti, doppiando Capo Horn
    Quanto lontano possono volare i marinai?
    Un percorso contorto, un viaggio di tortura
    E nessuno è sopravvissuto

    Noi navigammo in luoghi ignoti all'uomo
    Dove le navi vanno a morire
    Nessuna vetta alta, né salda fortezza
    Potrebbe eguagliare l'occhio del nostro capitano
    Dopo sette giorni di mal di mare.
    Abbiamo fatto scalo
    Una sabbia così bianca, e il mare così blu
    Nessun luogo mortale, per niente

    Si fece fuoco con le pistole e bruciammo l'albero maestro
    E remammo dalla nave alla spiaggia
    Il capitano gridò, noi marinai piangemmo
    Le nostre lacrime erano di gioia
    Ora molte lune e molte estati
    sono passate da quando toccammo terra
    Lupo di Mare, il diario di bordo
    è la tua testimonianza nella mia mano

  7. #7
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito

    Il mare d'inverno
    è solo un film in bianco e nero visto alla TV.
    E verso l'interno,
    qualche nuvola dal cielo che si butta giù.
    Sabbia bagnata,
    una lettera che il vento sta portando via,
    punti invisibili rincorsi dai cani,
    stanche parabole di vecchi gabbiani.
    E io che rimango qui sola a cercare un caffè.

    Il mare d'inverno
    è un concetto che il pensiero non considera.
    E' poco moderno,
    è qualcosa che nessuno mai desidera.
    Alberghi chiusi,
    manifesti già sbiaditi di pubblicità,
    macchine tracciano solchi su strade
    dove la pioggia d'estate non cade.
    E io che non riesco nemmeno a parlare con me...

    Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.
    Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.
    Mare mare, non ti posso guardare così perché
    questo vento agita anche me.

    Passerà il freddo
    e la spiaggia lentamente si colorerà.
    Da radio e giornali
    una musica banale si diffonderà.
    Nuove avventure,
    discoteche illuminate piene di bugie.
    Ma verso sera, uno strano concerto
    e un ombrellone che rimane aperto.
    Mi tuffo perplessa in momenti vissuti di già.

    Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.
    Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.
    Mare mare, non ti posso guardare così perché
    questo vento agita anche me,
    questo vento agita anche me...




  8. #8
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito

    Verso il mare d'inverno
    vanno le donne brune.
    Non vestono colori
    come in giorno di festa.
    Mi portano un saluto
    nell'ombra della sera.
    Resto in silenzio
    e le vorrei chiamare...
    Questo mare d'inverno
    sembra freddo e vicino.


    Nevio Nigro

  9. #9
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito millennium

    Forse ci si potrebbe fermare
    davanti alla clessidra e addormentarsi
    lasciando che scorra, senza far male
    lento
    il millennio
    nell'oblio del sonno.




  10. #10
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito la vita, e nient'altro

    E' stata una bellissima bambina. Le foto però a volte non rendono giustizia. Ne ha conservata una: eccola dall'altra parte del tempo, biondina, viso delicato, occhi chiari insolitamente seri e penetranti per essere quelli di una bambina. L'obiettivo la ritrae in piedi presso un alberello di foglie ormai sbiadite nei colori della memoria.
    E' il maggio di un anno lontano. Lei ha cinque anni. E' stata appena dimessa dall'ospedale dove l'hanno ricoverata per le gravi conseguenze (sordità parziale) di una comune malattia infantile. "Un caso su un milione. In quarant'anni che faccio il medico è il primo che mi capita."
    Un caso su un milione e quel caso sei tu. Non è niente, piccolina. Solo la vita, null'altro.

    Alcune immagini scivolano via lievi e senza voce. A volte sono nitide, anche se sono solo frammenti. Di cose: un corridoio lungo e buio, ombre vestite di bianco, la luce che si accende improvvisa. E' una brutta luce. La bambina piange, sta male ed ha paura. Ombre scure si allungano sul letto, cercano di calmarla ma non si interessano molto di lei e la lasciano sola. Frammenti di volti. Alcuni presto cancellati, altri indimenticabili. Uno su tutti, quello della Nonna. In primo piano, giorno e notte, la sua presenza dolce e rassicurante. Il Nonno. Il Babbo. Solo pochi fotogrammi per sua madre (di lei la bambina non vuol saperne, crede che non le voglia bene ed ogni volta che la vede le dice di andarsene; per anni il loro rapporto sarà conflittuale, la strada verso l'amore lunga e tormentata). Un frammento rosso vivo: il più bel completo da mare che abbia mai visto, secchiello e attrezzi decorati da linee che formano figure in rilievo. Ma qui il mare non c'è e non c'è nemmeno la sabbia anche se la luce comincia a farsi sempre più liquida e intensa a mano a mano che ci si inoltra nel maggio dorato di sole. Click. Altre immagini, lievi e luminose. Bambini. Giochi. Bambini che giocano. Fiori, libri coloratiŠ finge di leggere, ad alta voce. Non sa ancora farlo ma ricorda la favola parola per parola. Sa quando è il momento di fare pausa e quando è il momento di voltare pagina e così l'illusione è perfetta. Naturalmente tutti ci cascanoŠ come sono stupidi i grandi, vero Nonna? La Nonna, la complice di sempre, le risponde con un'occhiata allegra e condiscendente. Lei è grande, ma sa.

    E' all'aperto, su un lettino che stanno trasportando altrove. La ghiaia fa un rumore buffo, la luce ora è troppo forte per i suoi occhi chiari. Si nasconde sotto il lenzuolo ma arriva anche lì, non c'è modo di sfuggirle. C'è luce, luce dappertutto. Portami via da tutta questa luce!
    "Perché ti sei coperta il viso, bambina?"
    "Perché non voglio che gli altri mi vedono. Io mi vergogno. Se mi vedono, poi ridono."
    Il vassoio dei dolci gira; non lo sapevi, piccolina?

    La mia vita avrebbe potuto essere diversa; non lo è stata. Nel mio mondo sguardi e silenzi parlano come le parole. Certo, alcune cose non ne fanno parte: il cinema, il teatro ad esempio (però vedo i film in cassetta, con cuffie e sottotitoli, e il teatro lo leggo: silenzioso mi piace di più). Il telefono non è il mezzo di comunicazione che preferisco. Una cosa soprattutto non mi manca, l'inconsistente chiacchiericcio che fa da colonna sonora al nostro trantran quotidiano.
    La cosa più bella è la musica.

    Grazie per ciò che mi hai dato e per ciò che mi hai tolto. So che in un modo che non conosco i piatti della bilancia andranno in pari.
    Grazie per avermi fatto toccare, attraverso la fragilità del mio destino, la precarietà dell'esistenza.
    Grazie per aver velato il mio sguardo sul futuro...

    Se gli uomini conoscessero l'avvenire, sarebbero pari agli dei*

    Ecco, di questo soprattutto ti ringrazio.
    Non voglio essere una dea.






    *R. Hagelstange, Trastullo degli dei.

 

 
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