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Roma. La Libia sta cercando di normalizzare i rapporti con gli Stati Uniti, hanno annunciato con stupore i media arabi. Il colonnello Muammar Gheddafi, che governa il paese da 37 anni, ha invitato nel paese il presidente americano George W. Bush e il segretario di Stato Condoleezza Rice, e “prossimamente” – ma ancora non ci sono notizie al riguardo da Washington – sarà riaperta l’ambasciata statunitense a Tripoli.
“Non ha però alcun senso riallacciare i rapporti con la Casa Bianca, se prima la Libia non recupera le relazioni con il proprio popolo”, scrive il giornalista Ahmed al Rabei, sul quotidiano arabo con base a Londra, Asharq al Awsat.
Sul fronte interno, infatti, il figlio maggiore del colonnello, Saif al Islam, che in questi ultimi anni si è contraddistinto per alcune aperture persino nei confronti d’Israele – a maggio la rivista di economia del quotidiano Haaretz aveva pubblicato un’intervista, in cui Saif diceva di appoggiare il dialogo con lo Stato ebraico, aggiungendo però che la migliore soluzione per il conflitto israelo-palestinese è uno Stato per due popoli, come il padre che aveva proposto l’“Isra-stine” – ha deciso di fare un passo, per ora a parole, nella direzione delle riforme. Si è schierato contro i Comitati rivoluzionari, che hanno il compito di mobilitare i cinque milioni di abitanti del paese a sostegno delle idee e della politica di Gheddafi, e ha detto che i “tribunali speciali”, che operano al di fuori del sistema istituzionale e giudicano i crimini e le “offese” contro lo Stato, sono illegali.
“La riconciliazione nazionale – scrive al Rabei – è necessaria fra il regime e coloro che hanno sofferto a causa dei Comitati che hanno ucciso dentro e fuori la Libia, questi pertanto devono cessare di esistere”.
Il figlio del colonello ha poi annunciato – dice il portale Arabic news – che la Libia è pronta a rimettere in libertà 131 prigionieri politici, inclusi alcuni membri dei Fratelli musulmani, gruppo islamico bandito dal regime di Gheddafi. “Se ciò sarà fatto, le prigioni saranno ben presto svuotate dei detenuti per crimini d’opinione - dice al Foglio una fonte vicina al regime, che preferisce non essere citata –
Ma questo non è sufficiente.

Gheddafi dovrà dare l’opportunità di creare partiti, altrimenti ben presto questi prigionieri torneranno in galera”. Nel paese, infatti,
la formazione di forze politiche è vietata dalla legge. L’avversione del colonnello ai partiti è stata elaborata nella prima parte del Libro verde del 1976 (pagine 10–16): il Parlamento è una “misinterpretazione del popolo” e le formazioni politiche sono definite “dittature contemporanee”.
Mohamed Zahi Morgherbi, professore di Scienze politiche all’Università Garyounis a Benghazi, fa infatti capire al Foglio che vede lontana la nascita di un pluralismo politico a Tripoli.

“Un modo per prolungare la vita del regime”
“L’invito a Bush è soltanto un modo per prolungare la vita del regime – dice al Foglio la stessa fonte vicina al governo – Saif crede nella democrazia, ma è condizionato dal padre, che lo ascolta fino a un certo punto, perché, quando il gioco si fa troppo grosso, il colonnello mette la retromarcia: ha paura di perdere il potere”. Ma intanto i libici sembrano aver trovato un modo alternativo per protestare contro il regime.
Il quotidiano di Dubai, Khaleej Times, racconta che l’opposizione si è organizzata “elettronicamente”, creando dozzine di siti per esprimere opinioni, che però sono continuamente censurati dalle autorità.
La visita di Bush, se avrà luogo – dice un editoriale del quotidiano di Dubai – sarà motivo di festeggiamenti per gli aspiranti della democrazia in Libia e darà una spinta alle riforme politiche ed economiche, oltre a migliorare i diritti umani nel paese.
Nel 2004, Gheddafi con le sua camicia colorata, alle telecamere di Abu Dhabi tv, diceva che l’America ha paura della Libia e della sua eventuale acquisizione di armi di distruzione di massa. Recentemente, il colonnello – sponsor e finanziatore, in passato, di numerosi attacchi terroristici come la bomba esplosa sul volo Pan am del 1988 –ha chiesto all’Iran e alla Corea del nord di abbandonare i programmi nucleari, dopo aver lui stesso rinunciato alle ambizioni atomiche sotto pressione internazionale.
C’è chi parla di un nuovo Gheddafi, ma le sue “eccentricità” di leader “africano, ex panarabista” non sono certo svanite.
A luglio, in una conferenza sull’Africa a Tripoli, ha detto riferendosi al G8: “Ci terrorizzano con l’Aids, che non è stato scoperto negli anni 80, ma è qui da secoli. Fanno sembrare questa malattia così terribile”.

Da il Foglio

saluti