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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito La prima crociata dell'Islam moderato

    " [i] L’Islam dei moderati va alla prima crociata

    È esplosa la reazione degli intellettuali musulmani laici alla strage di Londra, per invocare le autorità britanniche a porre fine alla politica dell’accoglienza nei confronti degli estremisti islamici, denunciando un atteggiamento che ha di fatto trasformato la Gran Bretagna in un covo del terrorismo. «Cacciateli»! L’esortazione, anzi la supplica, è di Abdel Rahman al-Rashed, direttore della televisione Al Arabiya. Rivolta alle autorità britanniche che «inspiegabilmente hanno concesso il diritto d’asilo a gente sospetta, coinvolta nei crimini dell’estremismo, condannata nei Paesi arabi d’origine, alcuni con la sentenza capitale ». Al-Rashed, intellettuale saudita, in un editoriale pubblicato dal quotidiano Asharq al-Awsat, lancia un pesantissimo atto d’accusa: «La tolleranza delle autorità britanniche nei confronti del fascismo fondamentalista ha incoraggiato molti, tra cui degli intellettuali e dei giornalisti arabi e musulmani, a partecipare alla campagna demagogica a favore degli estremisti, difendendo dei criminali come Bin Laden e al-Zarkawi, al punto che molti arabi e musulmani in Gran Bretagna non osavano più per paura manifestare la loro condanna degli estremisti».
    «L’estremismo è una malattia che si trasmette come un'infezione, è sufficiente iniettarne una dose affinché il morbo contagi la società, culminando nella distruzione così come è successo a Londra», prosegue al-Rashed, «tutti noi ci attendevamo questo crimine, la tolleranza, cari signori, non è possibile con chi è affetto dalla malattia dell’odio». Il j’accuse diventa ancor più specifico: «Si è diffusa l’illusione che gli estremisti di Londra non avrebbero colpito la Gran Bretagna, dal momento che la sfruttano come base operativa, che i loro nemici erano i governi arabi e musulmani. Il risultato è che la Gran Bretagna si è riempita dei più noti ricercati dell'estremismo che hanno realizzato il risultato più importante accrescendo le fila dei propri adepti ». Infine la conclusione: «È ora che le autorità britanniche affrontino realisticamente l’estremismo con fermezza, diversamente sprofonderemo in un vero inferno. In passato vi abbiamo detto fermateli! Oggi vi diciamo: cacciateli!».
    Al-Rashed si era già distinto per il suo coraggio firmando un editoriale in cui si leggeva: «Anche se non tutti i musulmani sono terroristi, la gran parte dei terroristi sono musulmani ». Non meno ardita l'invettiva di Shaker al-Nabulsi, accademico giordano, che sul sito www.elaph.com ha duramente redarguito le autorità britanniche: «Non c’è capitale al mondo che ospiti un così gran numero di capi terroristici come Londra. La legge britannica non ha fatto distinzione tra il terrorista criminale e sanguinario e l'esule politico. Il risultato è che Londra si è riempita di gruppi terroristici, di conti correnti bancari dei terroristi, di moschee terroriste che addestrano e indottrinano i terroristi da inviare in Iraq e in Arabia Saudita, di giornali terroristici che pubblicano e preannunciano i discorsi dei terroristi ». Al-Nabulsi è spietato nella sua denuncia: «I terroristi farneticanti vorrebbero dar vita a un califfato islamico in Gran Bretagna. Come ha detto Omar Bakri, vogliono far sventolare la bandiera islamica su Buckingham Palace. Ma al suo posto hanno innalzato la bandiera rossa del sangue degli innocenti sui vagoni della metropolitana. Gli stessi innocenti che ogni giorno muoiono in Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Egitto, Marocco.
    Così i terroristi vorrebbero riesumare il califfato. Ma da 14 secoli da questo califfato gli arabi hanno ottenuto solo corruzione, repressione, malcostume, sottrazione delle libertà, ingiustizie, uccisioni arbitrarie». Infine un vibrante appello collegiale: «Il terrorismo non è diretto contro una singola etnia o religione. Ecco perché il mondo intero deve reagire come un unico proiettile, un'unica spada, un'unica campagna contro il terrorismo, gli ideologi del terrore, l'informazione del terrore, gli intellettuali del terrore che riecheggiano gli slogan sanguinari, che continuano a considerare illegale il governo iracheno eletto dal voto di otto milioni di iracheni, che affermano che il terrorismo in Iraq sarebbe resistenza». A tutti coloro che continuano, con comprensibile preoccupazione, a domandarsi dove siano i musulmani moderati che condannano apertamente e incondizionatamente il terrorismo, sappiano che ci sono. Al-Rashed è contattabile all'indirizzo alrashed@asharqalawsat.com e Al-Nabulsi all'indirizzo Shakerfa@worldnet.att.net . E con loro ci sono tanti altri. Da scoprire, valorizzare, affermare sul piano mediatico, sociale e politico. Si può e si deve fare. Prima è meglio è.
    Magdi Allam
    11 luglio 2005
    Le notizie del Corriere via SMS
    "


    Shalom

  2. #2
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    Predefinito Guerra degli islamisti all'islam moderato in Afghanistan

    da www.cesnur.org

    " Droga e bombe per fermare l'islam moderato

    di Massimo Introvigne (il Giornale, 3 giugno 2005)

    L'assassinio il 30 maggio del mullah Abdul Fayaz, uno dei più prestigiosi leader religiosi afghani, è stato seguito il primo giugno dall'attacco suicida contro la moschea dove si svolgevano i funerali di un altro influente mullah, Abdullah Sayed Muhammed, a sua volta ucciso il 29 maggio. Questa campagna terroristica fa seguito a una serie di eventi di grande importanza, culminati in un'assemblea di oltre cinquecento dirigenti islamici di tutto il Paese tenuta a Kandahar il 23 maggio. L'assemblea aveva espresso un giudizio positivo sulla guerra che ha posto fine al regime dei talebani, condannato senza ambiguità ogni forma di terrorismo, e manifestato il suo sostegno al presidente Karzai e alla democrazia. Aveva anche preso posizione contro il traffico di droga, che è legato a filo triplo al terrorismo.

    L'assemblea di Kandahar ha raccolto la maggioranza dei leader storici dell'islam afghano. Un islam conservatore, centrista e moderato - certamente piuttosto rigido sulle questioni morali, ma aperto al dialogo con le altre religioni e alla democrazia - non è stato inventato in Afghanistan negli ultimi mesi.

    Esiste almeno dagli anni 1950, quando anche in terra afghana si sono fatte sentire le evoluzioni delle grandi confraternite sufi - Nakshbandiya, Qadiriya, Chistiya - che, dal Marocco alla Turchia e all'India hanno iniziato a riflettere sul dialogo interreligioso e sui rapporti con l'Occidente.

    Queste confraternite rappresentano la maggioranza dei musulmani afghani. Né in Afghanistan si è verificato il contrasto, comune in altri Paesi, fra islam dei dotti, gli ulema, e islam popolare dei sufi. Al contrario, e fin dal Medioevo, gli ulema più prestigiosi sono stati tradizionalmente iniziati in una delle maggiori confraternite. Certamente prima del ventesimo secolo il sufismo afghano non si poneva problemi «moderni» come quelli del rapporto con le religioni diverse dall'islam o della democrazia. Ma aveva sempre costituito un baluardo contro la penetrazione di forme di islam estremista e ultra-puritano dall'Arabia o dal subcontinente indiano.

    La prevalenza di un islam moderato di tendenza sufi - paradossalmente ma non troppo, perché si tratta di un meccanismo ricorrente in tutti i casi di persecuzione religiosa - era stata messa in discussione dalla repressione comunista e sovietica. Perseguitando tutte le forme di islam organizzato, il comunismo aveva inflitto colpi particolarmente duri ai pacifici sufi, meno abituati a un'azione politica clandestina e militante. Tuttavia, pacifici ma fino a un certo punto, i sufi avevano dato un importante contributo alla resistenza afghana, troppo spesso oscurato dal clamore che ha circondato la «brigata internazionale» fondamentalista di Osama Bin Laden.

    Quanto ai talebani, più che partecipare alla resistenza anti-sovietica si erano rifugiati all'estero, dove avevano assorbito forme di tradizionalismo anti-sufi che li hanno portati, quando hanno preso il potere, a perseguitare le confraternite e perfino a distruggere le tombe dei santi tanto venerate dal popolo afghano.

    Liberato dai talebani, il mondo musulmano afghano ha quindi semplicemente ripreso il filo - interrotto ma non spezzato - di un cammino secolare, dominato dal sufismo e dove prevale l'interpretazione moderata dell'islam. Sulla possibilità di proseguire questo cammino si gioca il futuro del governo democratico di Karzai, ed è contro l'islam moderato che si accaniscono dunque i terroristi e i signori della droga.
    "

    Shalom

  3. #3
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    dal sito dell'ANSA

    " 500 IMAM IN GRAN BRETAGNA LANCIANO 'FATWA' CONTRO TERRORISTI

    LONDRA - Mentre si profila l'inquietante possibilità che una quinta bomba sia stata consegnata da uno degli attentatori suicidi del 7 luglio ad un'altra cellula terroristica, la squadra antiterrorismo di Scotland Yard continua le proprie indagini lungo le quattro piste del quadrilatero del terrore: Londra, Leeds, il Pakistan ed infine Il Cairo, dove lo studente di chimica egiziano Magdi El Nashar, presunto artificiere del 7 luglio, è ancora sotto interrogatorio.

    Sul fronte di Londra, gli inquirenti stanno prendendo in considerazione la possibilità che Hasib Hussain, l'attentatore fattosi esplodere con più di un'ora di ritardo rispetto agli altri tre, abbia consegnato nel frattempo una quinta bomba ad un'altra, al momento ignota, cellula terroristica. Gli inquirenti non riescono infatti a ricostruire i movimenti di Hussain dopo che si è separato dai suoi tre compagni alla stazione di King's Cross. Secondo la polizia, le bombe utilizzate dai quattro attentatori pesavano meno di cinque chili. Lo zaino di Hussain però, ne avrebbe potuta contenere facilmente un'altra, a giudicare dalle dimensioni evidenti anche nelle foto delle telecamere di Luton diffuse da Scotland Yard.

    E' possibile inoltre che nella casa di Leeds dove erano stati assemblati gli esplosivi utilizzati nell'attentato del 7 luglio ne siano stati confezionati altri da consegnare ad altre cellule terroristiche. Numerosi agenti della squadra antiterrorismo britannica in questi giorni intanto hanno raggiunto il Pakistan, dove dalle loro indagini continuano ad emergere una serie di prove del legame tra i terroristi di Londra e l'estremismo di stampo pachistano.

    Da un sistema che fotografa tutti coloro che entrano in Pakistan, accostando la loro immagine a quella del passaporto, é emerso che due degli attentatori del 7 luglio, Moahammed Sidique Khan e Shehzad Tanweer, arrivarono lo scorso autunno insieme nel paese asiatico. Un terzo kamikaze, il giovanissimo Hasib Hussain, arrivò in Pakistan nel luglio 2004. Gli inquirenti britannici, in collaborazione con la polizia pachistana, stanno inoltre cercando di stabilire l'identità di un uomo conosciuto soltanto con il nome di Walid, che avrebbe trasferito oltre 220 mila euro da un conto britannico ad un conto bancario segreto in Pakistan pochi giorni prima degli attentati di Londra. Due uomini sono stati fermati a Lahore, nella regione pachistana del Punjab, in connessione con l'inchiesta, ma sono stati per il momento rilasciati.

    Gli investigatori stanno anche prendendon in considerazione una serie di transazioni bancarie tra la Gran Bretagna e l'Egitto. Sempre a Lahore, gli inquirenti hanno interrogato numerosi esponenti della madrasa di Jamia Manzoorul Islamia, la scuola islamica che avrebbe frequentato Shezad Tanweer. Sul fronte di Leeds, intanto, le indagini procedono più lentamente. Ieri notte la polizia ha smentito che i sei uomini arrestati alcune ore prima a Beeston, fossero stati bloccati in base alla legge antiterrorismo. I sei erano infatti stati arrestati per reati legati all'immigrazione.

    Gli inquirenti stanno per il momento concentrando le indagini sui luoghi frequentati dagli attentatori. Tra questi vi è la libreria islamica Iqra di Beeston, dove due degli attentatori, Shehzad Tanweee e Mohammad Sidique Khan, spesso trascorrevano molto tempo. La libreria, pare, fornisce materiale di propaganda anti-occidentale, come video che mostrano bambini iracheni uccisi da soldati americani, palestinesi uccisi da israeliani, detenuti di Guantanamo maltrattati ed il presidente Usa George Bush che ripete più volte la parola, "crociata". Uno dei volontari che lavorano alla libreria è stato interrogato ieri sera dalla polizia.

    500 IMAM GB LANCIANO FATWA CONTRO TERRORISMO
    I più autorevoli imam e leader islamici britannici, riuniti a Londra, hanno lanciato ufficialmente stasera una fatwah contro chi compie atti terroristici. "Chi ha messo le bombe di Londra è un non musulmano", si afferma nella fatwa, che ha un valore di legge religiosa. Al pronunciamento teologico hanno già aderito - riferisce Sky News, 500 tra imam e studiosi islamici britannici.


    BRUXELLES - ''I tempi per le scuse sul terrorismo sono finiti'': lo ha detto il ministro britannico degli esteri, Jack Straw, presidente di turno dell'Ue, al suo arrivo al Consiglio esteri che si svolge oggi a Bruxelles, il primo dopo gli attacchi a Londra del 7 luglio. Nel ricordare che l'incontro si aprira' con una sua breve dichiarazione proprio in merito a tali attacchi e alla lotta al terrorismo, Straw ha ricordato che ''in Kenya, Tanzania, Indonesia, Yemen e questo fine settimana anche in Turchia, che non ha sostenuto la nostra azione in Iraq'' il terrorismo ha colpito in maniera non collegata con l'intervento anglo-americano in Iraq. ''E' responsabilita' della gente di tutto il mondo occidentale affrontare il terrorismo e non fornire alcuna giustificazione ad esso'' ha osservato il ministro rispondendo alle domande dei cronisti.

    TERRORISMO: ULTIMATUM DELLE BRIGATE AL MASRI ANCHE ALL'ITALIA
    Ultimatum via internet delle brigate Abu Hafs Al-Masri, l' organizzazione terroristica che ha rivendicato gli attentati di Londra, ai ''paesi crociati'' tra cui viene indicata anche l' Italia. Nel messaggio di minaccia, che e' apparso su un sito web legato alle stesse brigate e che e' al vaglio degli esperti, si da' un mese di tempo per il ritiro dei soldati stranieri dall' Iraq, ''dopo di che - si legge - non vi saranno altri avvertimenti e agiremo direttamente toccando il cuore dell' Europa e dando origine ad una guerra cruenta e sanguinosa''. Gli esperti ritengono che il messaggio rientri nell' ambito di una strategia mediatica diretta a diffondere e ad accrescere un clima di tensione e di paura nei confronti dei popoli europei.
    "
    http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/...034206881.html

    Shalom

  4. #4
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    Predefinito prove serie

    Quelle di TelePadania non erano patacche perchè sono state confermate da altre persone non leghiste.
    Per me non esiste l'Islam moderato, ma musulmani moderati con i quali si devono stringere i rapporti e soprattutto sostenere se abitano in paesi fondamentalisti

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Che cosa.....vuole dire che non esiste "l'Islam moderato" ma esistono "musulmani moderati"?

    Shalom

  6. #6
    SENATORE di POL
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    " Identificare i musulmani moderati

    di Daniel Pipes


    23 novembre 2004

    Pezzo in lingua originale inglese: Identifying Moderate Muslims

    Vi è una buona notizia da riportare: con il passare del tempo viene sempre più condivisa l'idea che "l'Islam militante sia il problema e quello moderato la soluzione". Ma vi è altresì una cattiva notizia, vale a dire una crescente confusione riguardo a chi realmente sia un musulmano moderato. Il che sta a significare che l'aspetto ideologico della guerra al terrorismo sta facendo alcuni progressi, per quanto modesti.

    La buona notizia: a partire dall'11 settembre, i musulmani anti-islamisti stanno ritrovando la loro voce. Di questa categoria fanno parte insigni studiosi come Azar Nazisi (della Johns Hopkins), Ahmed al-Rahim, (un tempo ad Harvard) Kemal Silay (della Indiana) e Bassam Tibi (della Göttingen). Personaggi islamici del calibro di Ahmed Subhy Mansour e Muhammad Hisham Kabbani fanno sentire la loro voce.

    Nascono associazioni. A Phoenix, in Arizona, opera l'American Islamic Forum for Democracy, diretto da Zuhdi Jasser. La Free Muslim Coalition Against Terrorism sembra essere un'organizzazione realmente contraria all'islamismo, malgrado i miei iniziali dubbi espressi nei confronti del suo fondatore, Kamal Nawash.

    A livello internazionale, un'importante petizione postata un mese fa da un gruppo di arabi liberali sollecita che venga posto in essere trattato che bandisca l'incitamento religioso alla violenza e fa specifico riferimento agli "sceicchi della morte" (come Yusuf Al-Qaradawi della televisione Al-Jazeera), chiedendo che questi vengano giudicati da un tribunale internazionale. Questa petizione è stata prontamente firmata da oltre 2.500 intellettuali musulmani appartenenti a 23 paesi.

    Col passare del tempo, i musulmani a livello individuale ritrovano la loro voce per condannare i legami islamisti con il terrorismo. Probabilmente l'opinione più clamorosa è rappresentata da un articolo di Abdel Rahman al-Rashed, un giornalista saudita che lavora a Londra: "È un fatto assodato che non tutti i musulmani siano dei terroristi," egli scrive, "ma è allo stesso modo certo, ed in via eccezionale spiacevole, che quasi tutti i terroristi siano musulmani… Non possiamo oltraggiare i nostri nomi a meno che non ammettiamo il vergognoso fatto che il terrorismo è diventato un'impresa islamica; un monopolio quasi esclusivo, realizzato da uomini e donne musulmani".

    Altri analisti hanno seguito l'esempio di al-Rashed. Osama El-Ghazali Harb scrive dall'Egitto che "gli intellettuali e gli opinionisti arabi e musulmani devono far fronte e opporsi a ogni tentativo di giustificare gli atti barbarici di questi gruppi (terroristici) a causa del dolore patito dai musulmani". Dalla Virginia, Anouar Boukhars sostiene che "il terrorismo è un problema musulmano e rifiutare di ammetterlo è davvero preoccupante".

    La cattiva notizia: in giro vi sono molti pseudo-moderati che possono essere individuati con difficoltà, perfino per uno come me che dedica molta attenzione a questo argomento. Il Council on American-Islamic Relations gode ancora di un largo seguito di sostenitori e l'Islamic Society of North America talvolta raggira ancora il governo americano. La nuovissima Progressive Muslim Union, per la sua presunta moderazione ottiene entusiastiche recensioni da parte di ingenui giornalisti, malgrado molti membri della sua leadership (Salam Al-Marayati, Sarah Eltantawi, Hussein Ibish, Ali Abunimah) siano dei notori estremisti.

    Fortunatamente, le autorità tengono fuori dagli Stati Uniti sia Tariq Ramadan che Yusuf Islam, ma Khaled Abou El Fadl ce l'ha fatta a entrare e, cosa peggiore, è riuscito a ottenere un incontro con il Presidente americano.

    Perfino le manifestazioni contro il terrorismo non sono sempre quelle che sembrano. Il 21 novembre, a Colonia, in Germania, alcune migliaia di dimostranti, parecchi dei quali musulmani, hanno sfilato esibendo striscioni che proclamavano: "Insieme per la Pace e contro il Terrorismo". I partecipanti alla marcia gridavano: "No al terrorismo" e i politici hanno pronunciato dei discorsi di circostanza. Ma la manifestazione di Colonia, organizzata in seguito all'uccisione di Theo van Gogh, avvenuta il 2 novembre scorso, funge da intelligente azione difensiva. L'organizzatore dell'evento, l'islamista Diyanet Iþleri Türk-Islam Birliði, l'ha utilizzata come escamotage per eludere le pressioni da esercitare al fine di porre in essere un reale cambiamento. I discorsi pronunciati nel corso della manifestazione non contemplavano dei mea culpa oppure degli inviti all'introspezione, ma facevano solo della apologetica a favore della jihad, evocando vecchi e banali slogan del genere "l'Islam significa pace".

    Questo complesso e poco chiaro stato di cose induce ad alcune conclusioni:

    Gli islamisti rilevano la necessità di trovare dei musulmani moderati e imparano a simulare la moderazione. E col passare del tempo, lo faranno ancora meglio.

    Capire chi abbia un'alta priorità. Potrebbe essere ovvio che Osama bin Laden sia islamista e che Irshad Manji sia un anti-islamista, ma una gran quantità di musulmani non ha assunto una posizione chiara. In Turchia imperversa da anni un insoluto dibattito riguardo al fatto se l'attuale primo ministro, Recep Tayyip Erdoðan, sia o meno un islamista.

    Non si possono individuare i veri moderati ricorrendo alla fantasia e all'intuito; a dimostrazione di ciò, si osservi la persistenza con cui il governo americano appoggia gli islamisti offrendo loro legittimità, istruzione e (probabilmente anche) denaro. Anche io ho fatto degli errori. Ciò che serve è una seria e protratta indagine.
    "


    Shalom

  7. #7
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    senatore PFB,

    Le risulta che l'Islam moderato,semmai esiste,abbia od ha condannata con una centoi mille fatwue l'attentato di stanotte in Egitto?
    E i nostri pacifisti scenderanno mai in piazza a dire che sono "figli di M..(Maometto) che dovranno sottostare alla legge del contrappasso?

  8. #8
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    Sono assai rare le condanne sincere e senza riserve, ma ci sono (da parte di personaggi del mondo musulmano). Quanto ai nostro paci...fisti, stendiamo un pietoso velo, che è meglio.

    Shalom

  9. #9
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    da www.corriere.it

    " Le Moschee Deserte


    Chi rappresenta i musulmani nel nostro Paese? Esiste un «Islam moderato»? E' la domanda che assilla e divide gli italiani. Politici e gente comune. Rilanciata tra non poche polemiche dall'annuncio del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, fatto su Repubblica , della prossima formazione di una Consulta dei musulmani d'Italia. Il dubbio, obiettivamente, è più che fondato. Perché nell'Islam il rapporto tra il fedele e Dio è diretto.

    Non c'è il sacerdote che funge da intermediario, né un clero che amministra il culto né tantomeno un papa che incarna il dogma della fede. E guardandoci attorno vediamo una rete di moschee cresciute tra l'arbitrio giuridico e l'indifferenza delle istituzioni, affidate a imam stranieri autoeletti, in gran parte espressione di gruppi integralisti ed estremisti islamici dichiarati fuorilegge negli stessi Paesi musulmani.

    E noi italiani che cosa facciamo? Ci siamo limitati a prendere atto dello status quo , abbiamo promosso gli imam-despoti a interlocutori istituzionali e a star televisive, ci affanniamo a rincorrere un dialogo di facciata dove non ci si confronta sui diritti fondamentali della persona a partire dalla sacralità della vita di tutti, perseguiamo una politica degli abbracci a beneficio delle telecamere, immaginando che in questo modo allontaniamo lo spettro dello scontro di civiltà. Insomma, è la retorica credulona del volemose bene , della carità cristiana, del siamo tutti figli dello stesso Dio. Ma è anche l'ideologismo cinico e masochista delle frontiere aperte a tutti, della solidarietà ai fratelli islamici in fuga dai tiranni arabi filo-americani.

    Più in generale, è l'ottusità politica che, insistendo sul fatto che uno Stato laico non deve interferire negli affari religiosi, finisce per consegnare fette dello Stato e della società al controllo diretto o indiretto di movimenti e di Stati integralisti stranieri. Un controllo che non è soltanto religioso ma anche politico e finanziario.

    L'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), che afferma di controllare la gran parte delle moschee, è essenzialmente, quale emanazione dei Fratelli Musulmani, una forza politica che strumentalizza la religione per affermare il proprio potere. Con l'obiettivo di ergersi a unico rappresentante dei musulmani per la stipula di un'Intesa con lo Stato, che le consentirebbe di accedere al finanziamento pubblico dell'8 per mille.

    Anche se i suoi membri non sono in alcun modo rappresentativi, si sono auto-insigniti e governano in modo dittatoriale. Patrocinano un'ideologia anti-occidentale, anti-americana, anti-ebraica. Esaltano i terroristi suicidi islamici che massacrano gli israeliani. Così come legittimano gli attentati contro gli americani in Iraq, fino a spingersi a giustificare la strage degli italiani a Nassiriya.

    L'iniziativa della Consulta dei musulmani d'Italia potrebbe rappresentare l'avvio di un approccio più serio e costruttivo con l'insieme dei musulmani. Una Consulta che sia per metà rappresentata da donne, come Souad Sbai, presidente della Confederazione della comunità marocchina in Italia, Gulshan Jivraj Antivalle, presidente della Comunità ismailita italiana, Irta Lama, titolare dell’azienda informatica Its Associates. Da giovani umanamente onesti e intellettualmente coraggiosi come Khalid Chaouki, direttore del sito www.musulmaniditalia.com , Yassine Belkassem, membro della Consulta comunale di Poggibonsi (Siena), Ali Baba Faye, coordinatore nazionale Forum «Fratelli d'Italia» dei Ds. Da religiosi riformatori come Yahya Sergio Pallavicini, vice-presidente del Coreis (Comunità religiosa islamica d'Italia), Gabriele Mandel Khan, Gran maestro per l'Italia della Confraternita turca Jerrahi-Halveti, Feras Jabareen, imam del Centro culturale islamico di Colle Val d'Elsa (Siena).

    Sono solo alcuni nomi che potrebbero offrire l'immagine di un islam compatibile con le nostre leggi e i valori fondanti della nostra società.
    Dobbiamo partire dalla constatazione che solo il 5 per cento dei musulmani in Italia frequenta abitualmente le moschee. Dobbiamo prendere atto che lo Stato, piaccia o meno, non può rimanere indifferente alla continua erosione di fette di legalità da parte degli integralisti e estremisti islamici.
    La Consulta dovrebbe riflettere sia la realtà che sul terreno vede la prevalenza di una società civile musulmana laica, sia promuovere l'orientamento dello Stato all'integrazione piena dei musulmani.

    Magdi Allam
    27 luglio 2005
    "


    Shalom

  10. #10
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    da www.avvenire.it

    " I musulmani stanno come gli occidentali del XIII secolo

    Un'alleanza con i moderni L'islam faccia il salto


    Giulio Albanese

    Dopo le raffiche di attentati a Baghdad, Londra e Sharm la tensione è alle stelle anche nel nostro Paese. Ma al di là del dibattito sulle recenti misure antiterrorismo adottate dal nostro governo, credo sia importante cogliere lo sforzo profuso da alcuni esponenti politici, sia nella maggioranza che nell'opposizione, di riflettere sul contesto generale delle relazioni tra Oriente e Occidente. Personalmente sono rimasto colpito dalla felice intuizione del nostro ministro dell'Interno Pisanu, il quale ha pubblicamente affermato che «l'Europa deve saper tendere la mano all'Islam moderato evitando ad ogni costo di rinchiudersi in se stessa». Un orientamento questo peraltro già espresso in passato dal compianto Giovanni Paolo II e da vasti settori del mondo missionario cattolico. È vero che le suggestioni fondamentaliste, intolleranti e aggressive di certe oligarchie salafite sono diffuse a macchia d'olio nei Paesi Arabi, ma è altrettanto vero che l'Occidente in questi anni ha fatto poco o niente per incoraggiare e sostenere gli esponenti del modernismo islamico contemporaneo che vedono la necessità di una lettura critica della storia islamica in netto contrasto con i fautori del jihad, la guerra santa. Emblematico è il pensiero di Sayyed al-Qimani, scrittore egiziano contemporaneo, che ha difeso a denti stretti il razionalismo, affermando che esso è patrimonio della tradizione islamica - riferendosi ad esempio al pensiero del filosofo Averroè - sebbene sia decaduto per colpa dei tradizionalisti che hanno in testa solo e unicamente il chiodo fisso della sharìa, la legge islamica. Un altro intellettuale che ha invocato il rinnovamento è l'egiziano Khalil Abd al-Karim che ha presentato la propria lettura storica come alternativa alla visione fondamentalista degli estremisti. Per non parlare di personaggi del calibro di Mahmoud Mohammed Taha, giustiziato dal presidente sudanese Gaafar Nimeiri il 18 gennaio 1985. Il suo era un nuovo modo di rileggere il sacro Corano che por tava alla netta separazione tra la dimensione religiosa della rivelazione coranica, universalmente valida ed immutabile, e quella politica, legata alle situazioni storiche e dunque mutevole. Taha proponeva pertanto la riconciliazione dell'Islam con la libertà di religione, con i diritti umani e l'uguaglianza dei sessi. Per questa sua visione di grande apertura e dialogo fu impiccato a Khartoum come apostata. A pensarci bene, combattere il terrorismo di pazzi farneticanti come Ossama Benladen significa avere coscienza che l'Islam è nel suo XIII/XIV secolo; e se guardiamo alla storia europea di quel tempo, scopriremo che per il Vecchio Continente non si era ancora ai prodromi del Rinascimento. Circa una cinquantina di anni fa, il padre del riformismo islamico iraniano, Ali Shariati, diceva che per superare il Medio Evo islamico, i musulmani non possono pensare di saltare a pie' pari cinque, sei secoli, per arrivare di getto a Rousseau, Locke, Weber o Marx. «Dobbiamo riformare l'Islam - scrisse - rendendolo il volano di liberazione delle nostre società ancora ferme a una dimensione sociale tribale, cioè al Medio Evo dell'Oriente, mentre oggi è lo strumento usato dai reazionari per evitare il progresso e lo sviluppo sociale». Le parole di Shariati indicano chiaramente il percorso che occorre seguire per sconfiggere i sostenitori del Jihad, la guerra santa. Un percorso indicato a chiare lettere anche da padre Giuseppe Scattolin, missionario comboniano e professore di mistica islamica, secondo cui l'Occidente fa poco o niente per diffondere queste voci dell'Islam modernista che rappresenta una reale fonte di speranza dopo i tragici episodi di terrorismo. Una cosa è certa: l'ignoranza e il pregiudizio sono diffusi a macchia d'olio ad Oriente e ad Occidente come racconta sapientemente un'antica storia sufi che narra di quattro viandanti nel deserto che, incontratisi per caso, litigarono perché uno voleva l'uzum, un altro lo staffili, un terzo pretendeva l'inab e il quarto chiedeva l'angur. La discussione degenerò al punto tale che dovette intervenire un sufi il quale, conoscendo le lingue, disse che tutti bramavano la stessa cosa, cioè «l'uva rossa come petali di una fragrante rosa». Solo allora nel deserto regnò una mistica pace.
    "


    Shalom

 

 
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