Risolta la crisi diplomatica tra Israele e Vaticano

A pagina 13 di Corriere della Sera del 2005-08-26, Lorenzo Cremonesi firma un articolo dal titolo «Sharon scrive al Vaticano, la crisi è risolta»

Il CORRIERE DELLA SERA di venerdì 26 agosto 2005 pubblica a pagina 13 un articolo di Lorenzo Cremonesi che riportiamo:

Crisi risolta tra Israele e Santa Sede. Dopo le accuse reciproche e il gelo diplomatico, c'è voluto un mese di negoziati discreti. Culminati nel contatto diretto tra Ariel Sharon e Angelo Sodano. Ma ora le due parti minimizzano, parlano di «tempesta in un bicchier d'acqua» e si preparano all'unisono a celebrare il quarantesimo della dichiarazione conciliare Nostra Aetate, che aprì la fase del disgelo teologico tra ebraismo e cristianesimo.
«Sarebbe stato assurdo sprecare un'occasione unica come questa in polemiche inutili», dicono i rappresentanti di Chiesa e mondo ebraico a Gerusalemme.
Ma la crisi c'è stata davvero. E profonda. Tanto da mettere in dubbio le relazioni tessute sin dai tempi dell'Accordo Fondamentale, che nel dicembre 1993 permise l'avvio dei pieni rapporti diplomatici. Tutto iniziò con la reazione offesa e aggressiva del ministero degli Esteri israeliano, dopo che all'Angelus di domenica 24 luglio il Papa ricordando i Paesi vittime del terrorismo non aveva nominato Israele. Il portavoce Vaticano, Joaquin Navarro Valls, replicò allora in toni da Guerra Fredda: il terrorismo contro Israele è stato talora seguito da reazioni israeliane non sempre compatibili con le norme del diritto internazionale. Da allora il silenzio. Sino a una settimana fa, quando il premier israeliano manda una lettera personale al segretario di Stato vaticano. «In sostanza Sharon si rincresce che non sia stato nominato Israele tra le vittime del terrorismo, però ammette anche che la reazione del suo governo e della sua diplomazia è stata troppo aggressiva, troppo violenta e in ultima analisi controproducente. Quindi conclude con un passo di apertura, promettendo che si darà da fare per risolvere i contenziosi ancora pendenti sulla questione fiscale dei beni ecclesiastici nelle zone controllate da Israele», sostengono fonti israeliane ben informate.
Due giorni dopo Sodano fa convocare nel suo ufficio Oded Ben Hur, l'attuale ambasciatore israeliano accreditato presso la Santa Sede. E riferisce la sua risposta accomodante, in cui ammette che il testo dell'omelia papale era stato preparato «troppo di fretta», sotto l'impatto emozionale degli attentati terroristici di Londra. Quindi una precisazione importante: «L' omissione di Israele tra i Paesi vittime del terrorismo è stata una svista, non intenzionale. In verità avrebbe dovuto essere incluso. Le dichiarazioni di Navarro Valls sono state un poco inappropriate». Caso chiuso dunque. Tanto che, per suggellare la pace fatta, il 15 settembre i due rabbini capi di Israele, quello sefardita Shlomo Amar e l'askenazita Yona Metzger, saranno ricevuti personalmente da Papa Ratzinger.
Se ne rallegra anche il nunzio accreditato in Israele, Pietro Sambi, che ieri ha confermato: «Sono felice del buon esito della cosa. I chiarimenti sono stati soddisfacenti. E tra l'altro potrebbero esservi anche alcuni risultati positivi sul piano dei rapporti bilaterali, visto che dopo anni di stallo il ministero degli Esteri israeliano ha deciso di dare una smossa agli annosi negoziati sulla tassazione dei beni ecclesiastici. La commissione ad hoc si è già vista una volta in questi giorni e sono previste altre due sedute per i prossimi mesi». Un tema questo che «ha giustamente offeso i diplomatici della Santa Sede», conferma lo stesso rabbino David Rosen, tra i fautori degli accordi del 1993 e attualmente direttore del Comitato Internazionale Ebraico per le Consultazioni Interreligiose (IJCIC), incaricato soprattutto di tenere i rapporti con il mondo cattolico. A suo dire infatti i diversi governi israeliani succeduti a quello di Yitzhak Rabin sono sempre stati troppo «indolenti o distratti» nel rispetto degli accordi firmati ormai 12 anni fa.
Ciò non frena tuttavia i preparativi per le celebrazioni della Nostra Aetate. Dalla seconda metà di settembre sino a fine novembre sono previsti infatti numerosi dibattiti, cerimonie e convegni tra Gerusalemme e Roma per ricordare il «documento sugli ebrei» pubblicato dal Concilio Vaticano Secondo nel pomeriggio del 28 ottobre 1965. «Fu un passo importantissimo sulla via del dialogo interreligioso», ricorda ancora il rabbino Rosen, che assieme all'ex arcivescovo di Parigi, Jean-Marie Lustiger, sarà uno degli oratori più presenti. E aggiunge: «Allora per la prima volta la teologia cattolica lavava gli ebrei dalla colpa di deicidio. Per volere di Giovanni XXIII e poi Paolo VI, duemila anni di antisemitismo cristiano venivano ripudiati e condannati dalla Chiesa».