Stalin era effettivamente comunista?
Apro questo thread dopo aver letto due articoli, uno di Preve e l'altro di Kalajic su l'ultimo numero di Eurasia, davvero interessanti.
In "Razzismo Antieuropeo" Kalajic scrive: "[i]Il principio della fedeltà alla verità ci impone di rivedere tutti gli aspetti dell'operato di Stalin, dunque non solo le parti tetre e sinistra, ma anche quelle grigie e luminose. Bisogna considerare il fatto che Stalin riuscì a resuscitare, rinnovare ed innalzare dalle rovine quello Stato che i suoi compagni comunisti avevano completamente distrutto. Contrariamente alla più importante prescrizione marxista, che impone ai seguaci di adoperarsi per l'estinzione dello Stato, Stalin ricostruì lo Stato, riportandolo al grado di potenza mondiale, capace di fronteggiare il Leviatano atlantico e mantenere la struttura bipolare del mondo.
[...]Oltre alle incontestabili testimonianze sugli orrori dell'Arcipelago Gulag, ci sono anche le espressioni di ringraziamento a Satlin, che i sopravvisuti sanno confidare, oggi, agli sbalorditi corrispondenti della stampa occidentale.
[...]Bisogna tener presente il contesto storico: praticamente da solo, Stalin mosse una guerra vittoriosa contro tutti, ossia contro il vertice comunista, dove non c'erano Russi, ma solo russofobi, guidati da Lenin e Trotskij.
[...]Qualche giudice risolutamente anticomunista, dotato di una certa dèsinvolture cinica, potrebbe riconoscere a Stalin una grossa attenuante per il fatto che gli abitati dell'Arcipelago Gulag erano - oltre ai delinquenti comuni o criminali - quasi tutti i membri del partito comunista, direttamente o almeno moralmente responsabili della distruzione dello Stato russo e della chisa cristiana, un'attenuante per il più grande genocidio ed olocausto della storia moderna, dove sono periti una ventina di milioni di esseri umani. Qualcuno potrebbe anche dire che Stalin un uno strumento di vendetta provvidenziale, forse proprio per la promessa evangelica secondo cui di chi spada ferisce di spada perisce.
In "Stalin fra Comunismo e Geopolitica" Preve scrive:
L'atto politico-simbolico fondante della colonna geopolitica interna di Stalin fu a mio avviso la mummificazione della salma di Lenin, morto nel gennaio 1924. Non appena Lenin morì, gli amici e la vedova di Lenin parlarono subito di cremazione, dispersione delle ceneri, terra alla terra, eccetera, secondo la vecchia mentalità laica, positivistica materialista della concezione socialista della morte.
Stalin mise da parte tutto questo, e si informò solo solo se la mummificazione avrebbe potuto essere tecnicamente fattibile con successo.
[...]Stalin fece imbalsamare Lenin, lo mise in un mausoleo per l'adorazione dei sudditi-compagni.
[...]Stalin conosceva il popolo, e seguì per questa ragione l'insegnamento dei faraoni egizi. Seguendo la tipologia maxweberiana (potere carismatico, potere burocratico e potere tradizionale) si usa pigramente dire che Stalin incarnò brillantemente l'unione fra potere carismatico (il culto ossessivo della sua persona) e potere burocratico (la formazione di una burocrazia del partito-stato come base sociale del proprio potere). Nulla di più errato. Il potere di Stalin era un vero POTERE TRADIZIONALE, purchè ovviamente si tenga conto del fatto che la stesssa tradizione stessa può modificare radicalmente le sue forme esteriori per poter mantenere meglio i suoi nuclei simbolici riproduttivi.




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