Vizi e virtù del melting pot
Cardini: «Dalle civiltà miste nascono i sistemi più stabili»
«La "purezza" è un’idea sbagliata: nella storia vince chi sa accogliere gli altri. Come gli Stati Uniti»
«La nostra identità è davvero in crisi. Ma gli immigrati non c'entrano nulla». Per il medievalista Franco Cardini né il numero né la cultura degli islamici giunti in Europa sono un pericolo, al di là delle frange estremiste: «Se ormai soltanto una minoranza va a messa, la colpa non è certo degli islamici. Piuttosto, dobbiamo considerare il diffondersi di un relativismo morale che è ben altra cosa da quello antropologico teorizzato da Lévi Strauss, che anzi ci insegna a evitare le ambiguità delle "graduatorie" tra le diverse civiltà».
Allora, professor Cardini, il meticciato non è un pericolo concreto?
«Per parlare di meticciato dovrebbero esistere culture "pure". Che però non sono mai esistite. Non era pura la cultura greca, debitrice all'Egitto e all'Oriente, non lo è quella cristiana, figlia di quella ebraica. Quella della "purezza" è una fantasia nata con l'Illuminismo, quando si iniziò a sostenere che la nostra civiltà fosse migliore delle altre. Fino ad allora, al contrario, era preminente la visione cristiana, aperta al proselitismo ma senza la negazione delle diversità: nel Quattro e nel Cinquecento, per esempio, i gesuiti e i domenicani difendevano gli indigeni americani in nome del diritto naturale. Il - brutto - termine "meticciato" indica soltanto una fusione di caratteri culturali o razziali diversi. Non è affatto un pericolo. Noi occidentali abbiamo un certo patrimonio di valori, altre culture ne hanno altri, e tutte sono ugualmente permeabili le une alle altre. Le culture diverse dalla nostra sono aperte ad assorbire i nostri valori».
Anche quella islamica?
«Perfino più di altre, direi: la rabbia dei fondamentalisti musulmani deriva proprio da quella che giudicano un'"occidentalizzazione" eccessiva dell'islam. Più che di meticciato, è meglio parlare di osmosi tra le culture. Che c'è sempre stata e ci sarà sempre».
Anche la nostra cultura occidentale deriva da un'osmosi?
«Io preferirei parlare di cultura europea, non credo che esista una vera e propria cultura occidentale. E la nostra cultura europea deriva da quella del Basso impero romano, quando la civiltà latina era stata "inquinata" dai cristiani e dai barbari. È da qui che è uscita la nostra bella Europa cristiana del Medioevo. Meno male, allora, che siamo stati meticciati».
Lo stesso si può dire della situazione dell'Europa attuale?
«Le culture non fanno mai scambi alla pari. Certamente noi assorbiamo molto dagli immigrati che sono arrivati in Europa, ma è ancora di più quello che loro assorbono da noi. La sintesi che ne deriverà sarà più vicino al nostro modello che al loro. Avremo un Occidente arricchito, non imbarbarito. Parlare di meticciato, invece, instilla un'idea falsa della storia perché rimanda a un'idea di "purezza" che può sempre scivolare nel razzismo, anche se non biologico. Antropologicamente, le culture "pure" - o che tali vorrebbero essere e mantenersi - sono anche culture deboli; al contrario quelle vincenti sono le culture miste, come quelle della Roma imperiale o degli Stati Uniti di oggi».
Il «melting pot» statunitense è un modello positivo?
«A inizio Novecento gli Stati Uniti furono "invasi" da quella che consideravano una gentaglia. Anche allora c'era chi voleva imporre restrizioni contro gli italiani o gli irlandesi, che venivano descritti come sporchi e violenti "inquinatori" della "pura" cultura anglosassone e protestante. In effetti, di norma la prima generazione di immigrati non è affatto disponibile all'integrazione: è la fase acuta del fenomeno, quella che l'America ha visto cento anni fa e che noi in Europa viviamo oggi. Ma poi arriva la terza generazione, quella che si integra compiutamente. E oggi gli Stati Uniti, così potenti, sono proprio meticciati».
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