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    Predefinito Europa indipendente? Perchè no

    I floridi rapporti economici fra Europa e Iran, dovrebbero far capire alla prima che lo sciocco servilismo verso gli Usa, ci metterà ancora nei guai.

    Teheran - (Adnkronos/Aki) -(di Ahmad Rafat)- In questi
    giorni negli ambienti conservatori di Teheran, noti come osulgarayan
    (fedeli ai principi), circola un documento che dovrebbe costituire la
    base della politica estera del nuovo governo. Il recente documento,
    che AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL pubblica in esclusiva, prende in
    esame l'insieme delle relazioni economiche tra la Repubblica Islamica
    e i 25 paesi dell'Unione Europea.

    Le conclusioni di questa analisi sui rapporti tra l'UE e Iran
    sono riportate nell'introduzione: ''La presenza attiva ed ampia dei
    paesi europei in Iran - si legge - sono la carta vincente che i
    negoziatori iraniani devono presentare ai loro avversari durante le
    trattative relative alle nostre attivita' nucleari''. ''I nostri
    diplomatici e tutti i ministri che saranno impegnati nelle trattative
    con gli europei - si legge ancora nel documento che sarebbe stato
    preparato da un centro di studi del Majlis, il parlamento islamico di
    Teheran - non solo non devono temere le minacce di eventuali rinvii al
    Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma devono assumere un
    atteggiamento offensivo, e difendere a testa alta gli interessi vitali
    del paese''.

    Per gli autori del documento, ''paesi europei come la Germania,
    la Gran Bretagna, la Francia, la Norvegia o l'Italia hanno una
    presenza talmente estesa nell'economia iraniana e i loro interessi
    sono di tali dimensioni che non potranno rinunciarvi aderendo ad
    eventuali azioni ostili nei nostri confronti''.

    Il documento calcola in 20 miliardi d'euro il volume
    dell'interscambio economico e commerciale tra la Repubblica Islamica e
    i 25 paesi membri dell'Unione Europa. A questa somma, secondo gli
    autori, vanno aggiunti anche i 17 miliardi di dollari di debiti della
    Repubblica Islamica nei confronti delle maggiori banche europee.
    Debiti che, nel caso di una crisi nelle relazioni tra Iran e
    Occidente, potrebbero essere congelati.
    I dati riportati sono gli stessi divulgati in
    maggio dall'ente statistico europeo. Secondo il documento, che
    dovrebbe costituire la base della politica estera del nuovo governo
    nei confronti dell'Unione Europea e dei 25 paesi membri, l'Italia
    viene indicata come il principale partner economico del paese, seguita
    dalla Germania e dalla Francia.

    ''Nel 2004 - si legge nel documento - l'interscambio tra
    l'Italia e l'Iran ha raggiunto i 4 miliardi di euro''. Le esportazioni
    di Teheran, soprattutto gas e petrolio, hanno superato 2,1 miliardi di
    euro, mentre le importazioni dall'Italia sono state pari a 1,9
    miliardi di euro. La Germania, con 3,8 miliardi di interscambio
    economico e commerciale, si colloca al secondo posto. Seguono la
    Francia con un bilancio di 2,3 miliardi d'euro, l'Olanda con 1,7, la
    Spagna 1,4 e la Svezia 1,3. La Gran Bretagna, con 693 milioni, apre
    l'elenco dei paesi con un volume d'affari sotto il miliardo di euro.

    La Francia, con 5,2 miliardi di dollari, e' il primo dei paesi
    creditori della Repubblica Islamica, seguita dalla Germania con 4,1 e
    dalla Gran Bretagna con 1,8. L'esposizione iraniana nei confronti
    dell'Italia e' di un miliardo e 300 milioni di dollari. Il documento
    cita anche una recente dichiarazione del Ministero dell'Intelligence
    di Teheran, il quale ha stimato intorno a 1000 miliardi di dollari gli
    investimenti di cittadini iraniani, o d'origine iraniana, in altri
    paesi, soprattutto in Europa, nel Canada e negli Stati Uniti. Gli
    autori mettono in risalto gli interessi europei in tre campi
    dell'economia iraniana: petrolio, gas e industria automobilistica.

    Tutte le grandi compagnie petrolifere dei 25 paesi membri
    dell'Unione Europea sono presenti nel settore energetico iraniano con
    investimenti gia' effettuati superiori a 30 miliardi di dollari.
    Total, Shell, Elf, Eni, Repsol e Statoil sono tra le piu' attive nel
    campo degli investimenti nel settore energetico iraniano. (segue)
    L'Europa, e per quanto ci riguarda l'Italia,
    si fa notare nel documento, dipende in modo non indifferente dalla
    Repubblica Islamica per soddisfare il suo fabbisogno energetico. ''Una
    dipendenza -si legge- destinata ad aumentare notevolmente nei prossimi
    anni, con l'inaugurazione di due gasdotti che attraverso la Turchia e
    l'Ucraina collegheranno i giacimenti iraniani alle maggiori citta'
    europee''.
    Attualmente la Repubblica Islamica esporta 2 milioni e 560 mila
    barili al giorno. 620 mila barili al giorno sono i barili acquistati
    nel 2004 da 17 societa' europee, tre delle quali italiane. Nel settore
    automobilistico i francesi dominano per il momento il mercato
    iraniano. Nella Repubblica Islamica sono prodotti 4 modelli della
    Peugeot-Citroen e 5 modelli della Renault. Di recente hanno firmato
    accordi per produrre alcuni modelli in Iran anche le societa' tedesche
    Volkswagen e Mercedes e l'italiana Fiat. Trattative sono in corso
    anche con BMW e Rover.
    L'analisi e le conclusioni degli autori del documento,
    soprattutto quando definiscono le relazioni economiche con Ue e Italia
    come un'arma, o meglio dire un strumento di ricatto nei confronti
    dell'intero Occidente, sono condivise anche dai commentatori della
    Deutsche Welle, la radio pubblica tedesca. Lo scorso 17 agosto, in un
    servizio sui rapporti politici ed economici tedesco-iraniani,
    l'editorialista dell'emittente di Bonn, dopo aver sottolineato
    l'incremento registrato dagli scambi economici tra i due paesi,
    avverte del rischio che la rottura del dialogo con la Repubblica
    Islamica potrebbe rappresentare per l'industria e per l'economia della
    Germania.
    ''Il prolungarsi della tensione tra l'Unione
    Europea e la Repubblica Islamica, cosi come un'eventuale embargo o
    azione militare contro Teheran - scrive l'editorialista della radio
    pubblica tedesca - potrebbe avere delle conseguenze molto negative
    sulla nostra economia e azzerare le conquiste degli ultimi anni''.''La Repubblica Islamica con i suoi 70 milioni di abitanti
    rappresenta il miglior mercato per i prodotti occidentali nella
    regione'', afferma l'editorialista, aggiungendo che ''l'opposizione di
    Gerhard Schroeder a una possibile azione militare statunitense (contro
    l'Iran, ndr) non e' solo una mossa elettorale, ma soprattutto un
    tentativo di difendere gli interessi economici tedeschi nella
    Repubblica Islamica''.
    Le dichiarazioni programmatiche del nuovo presidente Mahmoud
    Ahmadinejad, in occasione della presentazione del suo governo al
    parlamento per ottenere il voto di fiducia, confermano tanto le
    preoccupazioni della Deutsche Welle, quanto le raccomandazioni del
    documento sulle relazioni tra la Repubblica Islamica e l'Unione
    Europea. Ahmadinejad, nello stabilire le priorita' nella politica
    estera del paese, mette l'Europa all'ultimo posto dopo i paesi
    islamici, i paesi del Golfo Persico, quelli dell'area del Mar Caspio e
    l'Asia centrale. ''Ampliare le nostre relazioni con i paesi
    indipendenti e non compromessi con l'Occidente - scrive Ahmadinejad
    nel suo programma di governo - e' una delle priorita' di questo
    governo''.A questo si accompagna la raccomandazione di ''migliorare i
    rapporti economici, commerciali e tecnologici con i paesi che non
    hanno posizioni politiche contrarie ai principi della Repubblica
    Islamica e rafforzare le relazioni economiche solo con paesi che non
    assumono posizioni offensive nei confronti dell'Iran''.
    Un'ulteriore conferma di una svolta radicale
    nella politica estera della Repubblica Islamica viene anche da due
    nomine cruciali, quella del Ministro degli Esteri e del Segretario
    Generale del Consiglio Superiore di Sicurezza Nazionale. Ali Larijani,
    gia' direttore della radio e televisione di Stato e consigliere
    dell'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei per le relazioni internazionali,
    sostituisce il pragmatico Hassan Rouhani a capo del Consiglio
    Superiore di Sicurezza Nazionale, l'istituzione incaricata di
    negoziare con i tre paesi europei (Gran Bretagna, Francia e Germania)
    il dossier nucleare. Ali Larijani e' stato e rimane contrario alla
    sospensione delle attivita' nucleari del paese e in passato ha
    proposto piu' volte l'uscita dell'Iran dal Trattato di non
    Proliferazione Nucleare (Npt), nel caso che il Consiglio di Sicurezza
    dovesse farsi carico delle attivita' atomiche del paese.Manouchehr Mottaki, nuovo responsabile del Ministero degli
    esteri, condivide pienamente la linea di chiusura di Ali Larijani. Ex
    ambasciatore a Tokyo e Ankara, Mottaki per un certo periodo e' stato
    Direttore Generale per i rapporti con l'Unione Europea. A Bruxelles, i
    diplomatici europei che lo hanno conosciuto lo avevano soprannominato
    ''marmo islamico'', per il suo atteggiamento freddo, duro e di
    chiusura completa nei confronti dell'Occidente e delle richieste
    avanzate dall'Unione Europea per avviare le trattative sulla
    cooperazione economica con la Repubblica Islamica.Mottaki, eletto deputato nel marzo dell'anno scorso, fino a
    pochi giorni fa era membro della Commissione esteri del Parlamento. E'
    anche tra gli autori di una lettera nella quale un gruppo di deputati
    chiedeva al governo di Mohammad Khatami di interrompere il dialogo con
    Londra, Parigi e Berlino e riaprire immediatamente tutti gli impianti
    nucleari del paese, compresa la struttura di Natanz, dove sono
    sistemate le centrifughe necessarie all'arricchimento dell'uranio.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    piccolo inciso : sulla Pappagonia di questi tempi abbondano articoli di questo genere.

  3. #3
    Totila
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    E noi per fare un piacere a Bush dovremmo strangolare un paese che compra le nostre merci per migliaia di miliardi...

  4. #4
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    Originally posted by Totila
    E noi per fare un piacere a Bush dovremmo strangolare un paese che compra le nostre merci per migliaia di miliardi...
    E di iraniani che ci invadono non se ne vedono.

 

 

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