La guerra santa dei basmachi contro i bolscevichi
Dopo la caduta dello Zar Nicola II e in seguito allo scoppio della rivoluzione russa di ottobre Lenin si affrettò a dichiarare che il nuovo regime marxista si sarebbe fatto garante anche della “libertà ed autonomia” dei popoli asiatico - mussulmani ( turkmeni, kazaki, uzbeki, kirghisi e tagiki) facenti parte della nuova entità politica federale (che poi assumerà il nome di unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) succeduta all’impero zarista, rinunciando a qualsiasi pretesa egemonica.
In un primo momento i mullah e gran parte della popolazione credette a queste promesse schierandosi a fianco delle forze “rosse” contro gli eserciti controrivoluzionari “bianchi”.Pur prendendo per buona la parola di Lenin nel 1917 i rappresentanti kazaki insistettero, però, per un’immediata proclamazione della repubblica autonoma kazaka, destando le preoccupazioni del leader bolscevico, in realtà per nulla favorevole ad una autonomia reale delle popolazioni asiatiche.
Lenin favorì quindi in Asia centrale la nascita di alcune istituzioni governative musulmane filobolsceviche, come ad esempio il Comitato del governo provvisorio ed il Soviet dei deputati dei contadini e dei lavoratori di Taskent (Uzbekistan). Quando però il 22 dicembre a Kokand i leader locali si apprestarono a fondare un primo “governo provvisorio musulmano del Turkestan autonomo”conforme alla legge islamica, chiedendo nel contempo la reintroduzione del libero commercio e del diritto a possedere terre, pascoli e armenti, Lenin impose a tutte le neonate autorità locali di esercitare il potere solo all’interno dei Soviet (assemblee rivoluzionarie) misti russo asiatiche di fatto controllate da Mosca. La proposta venne respinta da molti mullah decisi a proseguire nella costituzione di stati islamici federati alla russia bolscevica ma sostanzialmente indipendenti. Obiettivo che avrebbero conseguito con tutti i mezzi: proclamando se necessario la guerra santa contro i bolscevichi e chiedendo aiuto alle armate bianche e alla Gran Bretagna i cui agenti erano giunti nel frattempo dalla Persia per fiancheggiare le forze controrivoluzionarie.
Temendo il peggio, Lenin inviò in Turkestan un forte contingente dell’armata rossa agli ordini del generale Mikhail Frunze che, approfittando della disorganizzazione delle bande armate musulmane, conquistò rapidamente molti centri, eliminando centinaia di capi islamici e ripristinando il potere bolscevico attraverso i Soviet. Dopodiché le autorità comuniste avviarono la collettivizzazione di tutte le proprietà, costringendo circa 900.000 agricoltori e pastori ad abbandonare le loro tradizionali attività. Fino a quando, nell’aprile del 1919, uno dei capi della milizia musulmana di Kokand, tale Irgash, organizzò segretamente un grande piano di rivolta. Nonostante le antiche rivalità che dividevano le tribù musulmane asiatiche, Irgash riuscì ad accordarsi con buona parte dei mullah, dando vita al cosiddetto “movimento indipendentista Basmaco” che verso la fine del 1919, scatenò un’insurrezione armata destinata a durare 15 anni.
Per parare il colpo Lenin diede disposizioni affinché l’apparato propagandistico bolscevico si mettesse in moto ancor prima dell’Armata Rossa, attraverso una massiccia campagna tesa a discreditare e minimizzare la portata della rivolta basmaca. Il Movimento dei Basmachi – nel quale nel frattempo erano confluiti molti volontari islamici provenienti dalla Persia, dall’Afghanistan e dalla Turchia e perfino elementi dalle locali comunità russe cristiano ortodosse, menscevichi, monarchici, socialisti e anarchici perseguitati dai rossi – venne dipintoalla stregua di un esercito di malfattori sanguinari e reazionari (in lingua uzbeka “basmaco” significa brigante) dediti a rapinare i pacifici dehkan (contadini) filo comunisti delle repubbliche asiatiche. Cionostante, agli inizi del 1920, il Movimento prese ad ingrossarsi accogliendo tra le sue file anche ex prigionieri di guerra cecoslovacchi, ungheresi e polacchi fuggiti – in seguito al crollo zarista – dai campi di prigionia militare e, addirittura, alcune centinaia di volontari cinesi musulmani del Sinkiang. Il movimento basmaco si rivelò quindi un fenomeno per nulla monocorde, ma al contrario politicamente trasversale, multilingue, multietnico e multireligioso. Nonostante il pesante intervento da parte dell’Armata Rossa del generale Frunze,il mobile esercito basmaco composto da 30.mila guerriglieri a cavallo , mise in difficoltà i bolscevichi, mantenendo il controllo della regione corrispondente grosso modo all’odierno Tagikistan. Ma nell’autunno del 1920 eliminate in Crimea le ultime sacche di resistenza delle armate controrivoluzionarie “bianche”, Mosca potè concentrare in Asia centrale un numero di truppe ancora maggiore costringendo le formazioni ribelli ad abbandonare i centri abitati ed a rifugiarsi nelle montagne del Tagikistan.
Tale era la situazione in asia centrale quando apparve sulla scena il turco Enver Pascià. Enver Pascià fino alla fine della prima guerra mondiale era stato il leader di un partito turco (il Partito dei giovani Turchi) ma dopo la resa dell’impero turco era stato costretto a fuggire a Berlino per sfuggire alla condanna a morte inflittagli quale corresponsabile della disastrosa guerra persa a fianco della Germania e dell’Austria. Alla fine del 1919 Enver si trasferì a Mosca dietro invito di Lenin, che gli promise di aiutarlo a tornare in patria a condizione che si impegnasse ad appoggiarlo nella difficile opera di “pacificazione” delle regioni centro asiatiche. Pur detestando sia il comunismo ateo sia la Russia, tradizionale avversario della Turchia, Enver fece finta di accettare la proposta. Lenin nel 1921 lo inviò in Uzbekistan ma fu proprio qui che Enver riuscì a contattare segretamente alcuni capi del movimento Basmaco ai quali offrì un intesa del tutto divers, cioè la creazione di una federazione autonoma di stati musulmani. Enver voleva infatti rilanciare l’idea di un movimento “panturanista” che utilizzando il collante mussulmano avrebbe consentito la creazione di un vasto stato comprendente non solo le regioni centro asiatiche, ma anche quelle caucasiche e la penisola anatolica. Raggiunte le regioni uzbeke presein breve tempo il comando della rivolta basmaca, ottenendo dai mullah la nomina di “rappresentante in terra di maometto”e comandante in capo delle forze basmache. Il 14 febbraio 1922 Enver alla testa di poche centinaia di cavalleggeri conquistò la capitale del Tagikistane fece proclamare dai mullah la “guerra santa” contro i bolscevichi. Tra il febbraio e il maggio del 1922 le file della sua armata arrivarono fino a 50mila uomini tanto da controllare l’intera regione di Bukhara.
Lenin inviò allora in Asia centrale un corpo di spedizione agli ordini del generale Nikolai Kakurin: armata rinforzata da reparti di aviazione e di artiglieria con micidiali proiettili all’iprite e al fosgene.
Nel gigno 1922 Enver subì una disastrosa sconfitta che spinse molticapi mussulmani ad abbandonare il loro comandante che nel frattempo con poche centinaia di fedeli fuggiva verso l’Afghanistan. La speranza di Enver era quella di trovare asilo presso questo paese sul quale regnava Amanullah che in precedenza aveva fornito ai basmachi armi e volontari. Ma Amanullah timoroso della vendetta di Mosca, respinse la richiesta di asilo di Enver che il 4 agosto 1922 assieme ad appena 50 fedelissimi, si ea accampato nei pressi della frontiera tagiko – afgana. Circondato da reparti a cavallo bolscevichi, Enver rifiutò di arrendersi e in sella al suo destriero si lanciò contro il nemico che lo fulminò con una scarica di fucileria.
In seguito alla morte di Denver Lenin si impegnò a porre fine alle persecuzioni antimusulmane in tagikistan convincendo buona parte dei guerriglieri basmachi a rientrare nelle loro terre.ma la pace durò poco.Nel 1927 Stalin riprese le persecuzioni contro i musulmani delle repubbliche asiatiche e dopo avere eliminato fisicamente diecimila capitribù tra il 1927 e il 1928 abolì il nomadismo costringendo decine di migliaia di pastori (il 67% della popolazione locale) a lavorare in comuni agricole gestite da russi. Per eliminare il pericolo di un ritorno al nomadismo Stalin fece abbattere 350 mila cavalli e migliaia di cammelli.
Nonostante la repressione, nella prima metà degli anni trenta, in uzbekistan alcune sopravvissute bande basmache continuarono a dare battaglia ai rossi effettuando 160 attacchi ed attentati contro colonne militari e caserme russe. Durante la seconda guerra mondiale il movimento ribelle riprese in forze. Tra il 1939 e il 1944 circa 90 bande per un totale di 2500 combattenti seguitarono a combattere,venendo però completamente annientate dall’Armata Rossa tra il 1945 e il 1947.




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