Lun 29/08/2005 CORRIERE DELLA SERA
La scelta di Cimoli è senza logica: non si toglie l’agibilità a chi sbaglia dice il leader Cgil Guglielmo Epifani . Il ministro Maroni ? Il suo è atteggiamento soltanto strumentale
ROMA — Per rendere l’idea di quello che sta accadendo, Guglielmo Epifani ricorre a un clamoroso paragone. «Cosa sarebbe successo», si domanda, »se la Federmeccanica, di fronte al fatto che la Fiom non aveva firmato il contratto dei metalmeccanici, avesse fatto la stessa cosa?» Il segretario generale della Cgil dice al Corriere di «trovare senza logica la scelta di Giancarlo Cimoli», l’amministratore delegato dell’Alitalia che nei giorni scorsi ha deciso di sospendere i diritti sindacali al Sult, sindacato autonomo dei lavoratori dell’Alitalia. E motiva così questa sua posizione: «Pure di fronte a un sindacato che fa una scelta sbagliata, togliere l’agibilità a questo sindacato il giorno prima che scatti la franchigia prevista per gli scioperi nel trasporto aereo è un’operazione insensata».
IL CONFRONTO NELLA CGIL — Lo scontro fra il Sult e Cimoli, nel quale il ministro del Welfare Roberto Maroni si è schierato con li Sult, ha provocato reazioni anche nella Cgil. Con una inevitabile spaccatura fra due posizioni. Quella di Nicoletta Rocchi, segretario confederale con delega ai trasporti, che affermando di non avere simpatie particolari per Cimoli, ha sentenziato: «Ma in questo caso è impossibile non dargli ragione». E quella del segretario della Fiom Giorgio Cremaschi, esponente della sinistra interna: «E’ vero che il Sult ha proclamato lo sciopero in un periodo vietato dalla legge. Ma è stata la risposta giustificata ad una violazione ben più grave compiuta dall’azienda»
APPELLO AL SULT — Due punti di vista in conciliabili? Secondo Epifani Cimoli ha sbagliato, ma nemmeno il Sult è nel giusto. «La Cgil e i sindacati, tranne il Sult, si sono impegnati in un’operazione difficilissima, che costa molto a tutti i lavoratori: provare a risanare l’azienda ed evitare il fallimento», afferma il segretario della Cgil. «Perché, e lo voglio ricordare anche al Sult — continua — l’ipotesi che una parte del governo, magari quello che oggi prende le sue difese, aveva messo in campo, era proprio quella del fallimento». Per Epifani, quindi, «il Sult non ha voluto capire qual era la delicatezza della scelta. E se questo sindacato si tira costantemente fuori, il carico del risanamento è sulle spalle» degli altri. «So bene — aggiunge — che fra gli assistenti di volo c’è un disagio fortissimo e penso che l’azienda abbia sbagliato nei mesi scorsi con la politica delle turnazioni». Ma, precisa il segretario della Cgil, «un conto è rappresentare questi problemi, un conto è chiamarsi fuori dal risanamento».
REGOLA ANCHE PER I PRIVATI — Epifani giudica inoltre «strumentale» la decisione di Maroni di contestare la decisione di Cimoli. E arriva a una conclusione: «Ci vogliono regole anche per il settore privato. Il settore pubblico è l’unico nel quale sono stati definiti dei criteri per la rappresentanza sindacale, e grazie a questo non abbiamo più contenzioso fra le varie organizzazioni». Così propone che si affronti quanto prima la questione. «Credo si arrivato il momento di estendere anche al settore privato le stesse regole sulla rappresentanza. E siccome pure su questo il governo di Silvio Berlusconi non ha fatto nulla, chiediamo al centrosinistra di attrezzarsi per farsene carico nella prossima legislatura».
IL FLOP DELLA COMMISSIONE — Il dibattito sulla rappresentanza sindacale è aperto da tempo. Ma non è mai approdato a una soluzione. La Cgil preme per una legge. La Cisl, invece, è contraria a un intervento legislativo e sostiene la linea del cosiddetto «avviso comune». Cioè un accordo fra le parti sociali, che soltanto successivamente potrebbe essere recepito con una legge. Nei mesi scorsi, sulle colonne del Corriere, Pietro Ichino aveva rilanciato la discussione. E alla fine dello scorso anno Cgil, Cisl e Uil avevano insediato una speciale commissione, che alla pausa estiva non aveva però prodotto alcun tipo di passo avanti. I lavori dovrebbero riprendere fra qualche settimana. Ma i punti di vista restano distanti.
S.R.
Ma per il leader Cgil neanche gli autonomi sono nel giusto: «Tutti tranne loro s’impegnano per il difficile rilancio dell’azienda»
Epifani: Alitalia, Cimoli sbaglia con il Sult
«Non si possono cancellare i dirittt Una legge per la rappresentanza anche nel privato»
Lun 29/08/2005 CORRIERE DELLA SERA
E sul nuovo piano i sindacati mettono le mani avanti: basta tagli
ROMA — I sindacati confederali mettono le mani avanti. «Nel nuovo piano industriale stop a nuovi tagli del personale, se si vogliono trovare altre risorse Alitalia abbassi le tasse sui biglietti o sul carburante che sono i più alti d’Europa I forti aumenti dei prezzi dei carburanti hanno costretto il management della compagnia di bandiera a rivedere le previsioni finanziarie che si apprestano a presentare al governo e alle banche per far scattare l’aumento di capita le fino a 1,2 miliardi di euro.
Secondo indiscrezioni, il presidente e amministrato re delegato dell’Alitalia Giancarlo Cimoli sta pensando alla necessità di recuperare circa 400 milioni di ulteriori costi provocati dall’aumento del prezzo del petrolio. E di questi 400 milioni, ben 150 dovrebbero essere reperiti riducendo il costo del lavoro. Non è un mistero che l’intera questione si intrecci con tutto il percorso di risanamento che dovrebbe portare alla ricapitalizzazione e privatizzazione della compagnia. Le banche sono pronte a fare la loro parte. Ma a partire da un piano che tenga appunto conto dei nuovi costi del petrolio. Tanto da far pensare a una possibile richiesta di rinvio dei tempi al l’Unione Europea il cui via libera era legato al precedente piano sia di ricapitalizzazione che di privatizzazione entro tempi prestabiliti (l’autunno).
«Siamo aperti a tutte le discussioni — ha detto il segretario della Uil Trasporti Sandro Degni — ma Alitalia deve sapere che pensare ad ulteriori interventi sul personale o sul costo del lavoro credo che sia molto difficile e ciò è ben noto a Cimoli». Per il segretario nazionale della Fit-Cisl, Claudio Genovesi, «oramai abbiamo raschiato il fondo anche se il problema carburante è oggettivo». Così anche il presidente dell’Anpav (piloti), Massimo Muccioli: «E materialmente impossibile ridurre ancora gli organici». La partita dunque si complica. Ora non c’è più solo il Sult a contestare la linea di Cimoli ma anche i confederali si sono messi sul chi vive per non essere «complici» di una politica di risanamento basata quasi esclusivamente sui tagli ai dipendenti.
Dario Ballotta, segretario ai trasporti della Cisl in Lombardia, ha una sua visione non proprio ottimistica di come finirà questa partita. «Mi sembra non ci sia da parte dell’azienda — spiega Ballotta — una precisa volontà di andare a fondo nell’opera di risanamento«. Un esempio, per il sindacalista che conosce molto bene la realtà della Lombardia, è dato dalla latitanza dell’Alitalia nella gestione di Malpensa. «E’ mai possibile — si chiede il segretario regionale Fit-Cisl — che a Malpensa, dove si stacca il 65% di tutti i biglietti Alitalia, da anni non è mai stato nominato un dirigente mentre a Roma ce ne sono a bizzeffe?« Paolo Maras, segretario del Sult, commenta amaramente come «la situazione di crisi è venuta alla luce paradossalmente proprio nel momento in cui si è cercato in tutti i modi di mandare via il Sult».
(CdS R. Ba.)


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