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"La madre di tutte le scalate
La banca tedesca è coinvolta nel crack Parmalat e nelle due Opa bancarie accanto a Fiorani e Consorte
Riecco De Bustis, dalemiano-Milano. L’Italia potrebbe mettere a repentaglio i conti di Deutsche Bank, il colosso bancario tedesco al centro di numerose vicende finanziarie italiane. La ragguardevole richiesta di danni (2,2 miliardi di euro, la metà dei quali riferiti a Deutsche) annunciata dal commissario di Parmalat, Enrico Bondi, potrebbe aggiungersi alla lista di grane finanziarie che vedono coinvolta la prima banca europea per capitalizzazione di mercato. “Riteniamo che le richieste di Parmalat siano infondate”, si sono affrettati a dichiarare da Francoforte aggiungendo che i legali hanno appena iniziato a esaminare la richiesta di danni. I banchieri d’investimento di Deutsche Bank sono ancora in difficoltà e – di nuovo – perché alle prese con operazioni compiute in Italia.
La banca tedesca è già coinvolta nelle due complesse vicende legate al controllo di Antonveneta e Banca nazionale del lavoro in cui ha affiancato rispettivamente la Banca Popolare Italiana (ex Lodi) di Gianpiero Fiorani e l’Unipol di Giovanni Consorte. Sulla partita Lodi l’impegno di Deutsche vale almeno 400 milioni di euro, a cui va aggiunta una quota di garanzia per una parte dell’aumento di capitale della banca di Fiorani da 1,5 miliardi. Sulla partita Bnl i calcoli sono più incerti: i tedeschi hanno acquisito dagli immobiliaristi il 5 per cento della banca romana, valore di mercato 400 milioni di euro, ma non si conosce il prezzo d’acquisto. C’è poi il rapporto con Stefano Ricucci che ha contato su una generosa linea di credito: almeno 350 milioni di euro dati in prestito dai tedeschi al raider. Totale dell’impegno italiano: oltre 2 miliardi di euro.
Nell’ambito dell’inchiesta sull’Opa Antonveneta la procura di Milano si è imbattuta in Deutsche per le put concesse alla ex-Popolare di Lodi già nel 2003 (cioè contratti a prezzi prefissati che sembrerebbero fuori mercato), per la cessione di partecipazioni di minoranza a prezzi molto elevati e per le commissioni di importi superiori alla norma. C’è inoltre un’altra ipotesi su cui lavorano gli inquirenti, e cioè che siano state utilizzate società off-shore per parcheggiare proventi ottenuti da attività di compravendita di strumenti finanziari derivati. Sono sotto osservazione le sedi italiane e londinese dove operano diversi banchieri italiani.
A luglio un editoriale del Financial Times suggeriva la seguente lettura. Si sta assistendo al frequente intreccio di rapporti irregolari tra banche tedesche e grandi imprese in giro per il mondo; si fa largo l’idea che la globalizzazione finanziaria non consenta ai quartieri generali delle grandi banche di controllare in modo capillare l’operato di ogni singola filiale. Resta però indubbio che il legame Germania-Italia sia particolarmente forte e che Deutsche stia ricoprendo il ruolo di attore protagonista nella finanza italiana.
Un grande curriculum
Il numero uno delle attività italiane della banca tedesca è Vincenzo De Bustis, già amministratore delegato della Banca del Salento e del Monte dei Paschi di Siena, approdato ai vertici delle operazioni italiane di Deutsche nel luglio 2003. Un manager capace di rivoltare una banca tagliando i costi fissi per avviare un piano di sviluppo di “supermercati finanziari”, capaci di vendere ai clienti prodotti altamente speculativi. Come fece negli anni novanta in Banca del Salento (poi Banca 121), con due prodotti successivamente finiti sotto accusa, “My way” e “Four you”. Una carriera lampo nei principali istituti finanziari italiani: nel 1977 al Banco di Roma a capo del dipartimento di Tesoreria. Il passaggio a Banca Nazionale del Lavoro nel 1983 dove ne segue la privatizzazione e il collocamento. Il passaggio alla Cofiri, braccio finanziario dell’Iri, nel 1989 come vicedirettore generale. Una carriera accompagnata da ottime frequentazioni soprattutto nel mondo politico vicino a Massimo D’Alema e ai Ds, vicinanza professionalmente culminata nella nomina al vertice di Mps.
Quanto ai finanziamenti milionari concessi a Ricucci, De Bustis ha sempre dichiarato di non esserne a conoscenza. Ma in una grande banca d’affari come Deutsche, gli uffici di Milano e Londra sono in costante contatto. Ed è sempre la banca guidata da De Bustis a ricoprire il ruolo di partner finanziario della Magiste di Ricucci nella gara per la gestione del patrimonio immobiliare della Enasarco. Gara tutt’ora sospesa. Gli analisti delle più importanti case di brokeraggio internazionali, dal Credit Suisse a Morgan Stanley per monitorare i risultati di Deutsche Bank guardano i profitti delle attività di investment banking della banca in tutta Europa, anche se resta il fatto che uno dei primi paesi in cui gli investimenti arrivano massicci rimane proprio lo stivale d’Europa.
secondo me la colpa è di berlusconi.![]()




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