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Solo l'abitudine alla scomparsa incessante di persone care, mi rende sopportabile l'idea della morte di Luigi Pintor, al quale ero molto legato, non solo perchè era un editorialista che leggevo con passione da ragazzo e non solo da ragazzo per avere un'analisi dell'attualità politica non ortodossa e sempre capace di perspicacia, la si condividesse o meno.
La generazione a cui Pintor apparteneva aveva trasmesso alla mia il mito del fratello Giaime, di un giovane intellettuale che era pronto a morire armi alla mano per combattere il nazismo. Giaime che con il fascismo aveva convissuto ed accettato fino ad un punto di non ritorno per cui appunto era meglio morire che servirlo.
La scelta comunista di Luigi e di tanti come lui era forse dettata dalla volontà di non ripetere l'errore di Giaime: di combattere il fascismo radicalmente con la forma immediata a lui più avversa. Io compresi quella scelta e poi me ne distaccai, perchè mi sembrava che gli opposti si toccassero e avessero troppi punti in contatto fra loro per non rischiare di assomigliarsi.
Ma Luigi perseverò nella sua scelta con grande coraggio e lucidità e sicuramente convinzione è questo è un lato del comunismo italiano che va e deve essere apprezzato, soprattuto se capace di produrre l'eresia, quale quella che portò al distacco dall'Urss e all'espulsione dal Pci. Questo è un merito che ogni democratico deve attribuire alla figura di Pintor.
Poi la sua analisi giornalistica mi è sempre parsa fondata sui fatti e l'interpretazione degli stessi, sorvegliata dall'ideologia, ma mai appiattita su di essa. Rispetto ad una sinistra che aveva perso da tempo l'uso critico dell'intelligenza egli l'ha sempre saputo esercitare. Sgradevole ma sincero ed incapace di prestarsi ai giochi ed ai giochini di qualsiasi interesse, persino editoriale.
Radicale fino in fondo, ereditò il meglio del patrimonio marxiano e davvero non riesco a vedere qualcuno capace di prendere il suo posto.
La sinistra è più povera oggi.
I comunisti perdono un campione e noi altri una persona che stimavamo perchè pochi ce ne sono di quella qualità, di quel riserbo e di quella indipendenza e vivacità di pensiero.




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