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  1. #1
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    Predefinito L'UDC uscirà dalla CDL ma farà la desistenza.

    Il Messaggero Martedì 6 Settembre 2005

    Ma l’Udc già studia la desistenza con il centrodestra

    Nel summit di Palo Laziale esplorata anche l’ipotesi di uscire dal governo se dovesse saltare l’intesa sulle norme elettorali



    LA PARTITA SEGRETA

    di BARBARA JERKOV

    ROMA - Alle elezioni da soli sì, ma con la desistenza. E’ l’asso nella manica, da non rivelare assolutamente prima del tempo però, che i centristi si preparano a calare sul tavolo della Cdl qualora ogni altro margine di negoziato con il Cavaliere si rivelasse infruttoso. Perché di desistenza con il centrodestra si tratterebbe, non già con il centrosinistra che, assicurano in via Due Macelli, resta l’avversario da battere.
    Desistenza, dunque, per massimizzare il risultato: massimo risultato nel proporzionale, dal momento che presentandosi da soli i centristi sono certi di poter ambire ad oltre il 10%, contro un ben più modesto 5-6% se intruppati nella coalizione guidata da Berlusconi. E la conquista degli stessi collegi uninominali che prenderebbero con gli alleati, grazie appunto a un accordo di non belligerzanza con la Cdl. Perché Berlusconi dovrebbe accettare? Ma per non regalare proprio tutti i collegi all’Unione, è ovvio. L’uovo di Colombo, effettivamente. Ma non bisogna dirlo al premier prima del tempo. «Per noi», chiarisce un autorevolissimo ex dc, «è importante che Berlusconi si metta paura che andiamo da soli sul serio». Dopo, semmai, in extremis, appunto.
    Eppure, sia chiaro, nella riunione di ieri a Palo Laziale i vertici di via Due Macelli si sono trovati assolutamente d’accordo nel sostenere che questa Cdl, con questo leader e quest e regole, è destinata a sconfitta certa. Casini, racconta chi c’era, perfino più tranchant di Follini. Giovanardi magari più cauto, ma addirittura Cuffaro, il potente governatore siciliano legato a doppio filo a Berlusconi, costretto ad ammetterlo: «E’ vero, così come nel 2001 Silvio è stato l’elemento decisivo per la vittoria del centrodestra, oggi bisogna prendere atto che è diventato il fattore unificante di tutti quelli che non vogliono più votare per noi».
    Trovata senza difficoltà l’intesa di fondo, si tratta poi di trovare un tema concreto, oggettivo, rapidamente verificabile su cui sfidare il premier. Niente di meglio della riforma elettorale: giovedì 8 si comincia a votare in commissione Affari costituzionali della Camera il testo base del forzista Bruno, che prevede l’abolizione dello scorporo. Entro lunedì 26 la riforma deve arrivare in aula: ci sono due settimane appena per vedere se Berlusconi quando «apre» sul proporzionale tradurrà questa apertura in voti agli emendamenti - un centianio - già depositati dall’Udc.
    Per dare un ulteriore segnale, Follini ha chiesto a D’Alia, già capo delegazione dell’Udc in commissione, di cedergli il proprio posto: alla ripresa dei lavori, i colleghi si troveranno a sorpresa lo stesso leader centrista seduto in Affari costituzionali. Ma se i voti non arriveranno, gli ex dc sanno già cosa fare. Niente devolution, in aula subito dopo. E a quel punto, fuori anche dal governo. Il passaggio è obbligato. «Scelta assolutamente opportuna e giustificata», secondo Tabacci, se si decide di andare da soli. Poi, ai primi di ottobre, una conferenza programmatica aperta agli esterni per «riempire di contenuti» l’alternativa Udc. E cominciare di fatto la campagna elettorale.
    La carta della desistenza, come si diceva, quella va tirata fuori solo all’ultimo momento.

  2. #2
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    Predefinito

    ....e brunik continua a sognare....

  3. #3
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    Predefinito Re: L'UDC uscirà dalla CDL ma farà la desistenza.

    In Origine Postato da brunik
    Il Messaggero Martedì 6 Settembre 2005

    Ma l’Udc già studia la desistenza con il centrodestra

    Nel summit di Palo Laziale esplorata anche l’ipotesi di uscire dal governo se dovesse saltare l’intesa sulle norme elettorali



    LA PARTITA SEGRETA

    di BARBARA JERKOV

    ROMA - Alle elezioni da soli sì, ma con la desistenza. E’ l’asso nella manica, da non rivelare assolutamente prima del tempo però, che i centristi si preparano a calare sul tavolo della Cdl qualora ogni altro margine di negoziato con il Cavaliere si rivelasse infruttoso. Perché di desistenza con il centrodestra si tratterebbe, non già con il centrosinistra che, assicurano in via Due Macelli, resta l’avversario da battere.
    Desistenza, dunque, per massimizzare il risultato: massimo risultato nel proporzionale, dal momento che presentandosi da soli i centristi sono certi di poter ambire ad oltre il 10%, contro un ben più modesto 5-6% se intruppati nella coalizione guidata da Berlusconi. E la conquista degli stessi collegi uninominali che prenderebbero con gli alleati, grazie appunto a un accordo di non belligerzanza con la Cdl. Perché Berlusconi dovrebbe accettare? Ma per non regalare proprio tutti i collegi all’Unione, è ovvio. L’uovo di Colombo, effettivamente. Ma non bisogna dirlo al premier prima del tempo. «Per noi», chiarisce un autorevolissimo ex dc, «è importante che Berlusconi si metta paura che andiamo da soli sul serio». Dopo, semmai, in extremis, appunto.
    Eppure, sia chiaro, nella riunione di ieri a Palo Laziale i vertici di via Due Macelli si sono trovati assolutamente d’accordo nel sostenere che questa Cdl, con questo leader e quest e regole, è destinata a sconfitta certa. Casini, racconta chi c’era, perfino più tranchant di Follini. Giovanardi magari più cauto, ma addirittura Cuffaro, il potente governatore siciliano legato a doppio filo a Berlusconi, costretto ad ammetterlo: «E’ vero, così come nel 2001 Silvio è stato l’elemento decisivo per la vittoria del centrodestra, oggi bisogna prendere atto che è diventato il fattore unificante di tutti quelli che non vogliono più votare per noi».
    Trovata senza difficoltà l’intesa di fondo, si tratta poi di trovare un tema concreto, oggettivo, rapidamente verificabile su cui sfidare il premier. Niente di meglio della riforma elettorale: giovedì 8 si comincia a votare in commissione Affari costituzionali della Camera il testo base del forzista Bruno, che prevede l’abolizione dello scorporo. Entro lunedì 26 la riforma deve arrivare in aula: ci sono due settimane appena per vedere se Berlusconi quando «apre» sul proporzionale tradurrà questa apertura in voti agli emendamenti - un centianio - già depositati dall’Udc.
    Per dare un ulteriore segnale, Follini ha chiesto a D’Alia, già capo delegazione dell’Udc in commissione, di cedergli il proprio posto: alla ripresa dei lavori, i colleghi si troveranno a sorpresa lo stesso leader centrista seduto in Affari costituzionali. Ma se i voti non arriveranno, gli ex dc sanno già cosa fare. Niente devolution, in aula subito dopo. E a quel punto, fuori anche dal governo. Il passaggio è obbligato. «Scelta assolutamente opportuna e giustificata», secondo Tabacci, se si decide di andare da soli. Poi, ai primi di ottobre, una conferenza programmatica aperta agli esterni per «riempire di contenuti» l’alternativa Udc. E cominciare di fatto la campagna elettorale.
    La carta della desistenza, come si diceva, quella va tirata fuori solo all’ultimo momento.
    beh, almeno di fatto, in quel caso, nn si regalerebbero voti al csx.

  4. #4
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    Predefinito Re: L'UDC uscirà dalla CDL ma farà la desistenza.

    In Origine Postato da brunik
    Il Messaggero Martedì 6 Settembre 2005
    LA PARTITA SEGRETA
    Ma se lo sanno anche i sassi...
    Bene che vada per il cdx, desistenza modello RC nel 96, male che vada modello RC nel 01...

  5. #5
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    Predefinito

    In Origine Postato da Giò91
    ....e brunik continua a sognare....


    Veramente sei tu che sogna che l'UDC voglia davvero il proporzionale.

    Il Giornale 8.9.05

    I sogni dell’Udc fanno a pugni con il calendario
    -

    Paolo Armaroli

    Ormai nell'Udc si fa a gara a chi la spara più grossa. Follini vorrebbe che la Camera esaminasse prima la legge elettorale, «visto che è prioritaria nel calendario parlamentare», e poi la riforma costituzionale. Un abbaglio, il suo. Difatti la conferenza dei capigruppo del 27 luglio ha predisposto un calendario dei lavori così concepito: il 19 settembre inizierà in aula l'esame in seconda lettura della riforma costituzionale e il 26 settembre la discussione della legge elettorale.
    Non è un ghiribizzo, come si dirà tra poco. Si vede che Follini, tutto preso dalle sue dichiarazioni a getto continuo nelle vesti di segretario dell'Udc, non ha la più pallida idea dell'attività parlamentare.
    Già che c'è, Follini aggiunge poi quest'altra «perla»: «Proponiamo un rafforzamento della quota proporzionale per evitare l'influenza delle estreme e restituire al Paese maggiore stabilità». Le parole sono pietre. Il taglio delle ali da noi è stato sperimentato per oltre un secolo e mezzo.

    Con il risultato che abbiamo sempre rimandato alle calende greche non dirò il bipartitismo all'inglese ma almeno quel bipolarismo che grazie a Berlusconi ha calcato la scena in quest'ultimo decennio. Se questo è lo scopo della riforma elettorale cara all'Udc, sappiamo quello che ci aspetta: una democrazia bloccata, un sistema privo di alternanza. Un ritorno all'antico.
    Non è da meno Volontè. Con l'aggravante che lui è il presidente dei deputati dell'Udc. Incredibile ma vero, afferma: «La discussione sulla riforma elettorale sarà esaminata dagli Affari costituzionali della Camera prima della devoluzione.

    on è un capriccio di Follini, ma una decisione assunta dalla conferenza dei capigruppo e fa parte del calendario dei lavori». Niente di più falso. Il calendario dei lavori della Camera - lo si è visto - dice esattamente il contrario. E poi il distratto Volontè dimentica che la commissione il 29 luglio ha già licenziato per l'aula la riforma costituzionale. Mentre la legge elettorale non a caso è ancora in mente Dei. Tanta distrazione probabilmente si deve alla circostanza che in commissione i deputati dell'Udc hanno fatto praticamente scena muta.
    Il 9 marzo D'Alia ha perorato pure lui audizioni di esperti. Il 16 giugno Di Giandomenico ha detto sì all'adozione del testo base. Il 28 giugno Volontè si è dichiarato favorevole - ma guarda un po' - a un adeguato approfondimento. Cosicché la commissione tornerà a riunirsi l'8 settembre dopo aver gettato la spugna il 6 luglio. Nessun deputato dell'Udc, nel corso delle tredici sedute della commissione, si è preso insomma il disturbo di entrare nel merito.
    In compenso il terzetto rappresentato da Volontè,
    Di Giandomenico e la Mazzoni si è rifatto con gli emendamenti. Al testo unificato predisposto dal presidente della commissione Donato Bruno in qualità di relatore, adottato come testo base, lor signori - pensate - hanno presentato la bellezza di 141 emendamenti. Mentre gli altri gruppi hanno sottoscritto pochi emendamenti mirati, i deputati dell'Udc sono rimasti vittime - poveretti - del crampo dello scrivano. E, quel che è peggio, hanno sparato nel mucchio. Il che la dice lunga. Scimmiottando Calamandrei,

    i sono dati all'ostruzionismo di maggioranza. Con la differenza che nella maggioranza di centrodestra sono decisamente minoritari. E non possono neppure sperare nell'indulgenza dell'opposizione. Perché Ds, Margherita e Udeur hanno già detto picche all'ipotesi di una proporzionale che salga dal 25 al 75%. Dopo essersela presa fin troppo comoda, adesso l'Udc vorrebbe accelerare a più non posso. Ma Follini, da quel fiero repubblicano che è, dovrebbe sapere che l'erba voglio non cresce nemmeno nei giardini del re.

  6. #6
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    Predefinito

    adesso l'Udc vorrebbe accelerare a più non posso. Ma Follini, da quel fiero repubblicano che è, dovrebbe sapere che l'erba voglio non cresce nemmeno nei giardini del re.

 

 

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