TOSCANA
Gualtiero Cìola,NOI CELTI E LONGOBARDI
A chi voglia farsi un'idea di quale doveva essere l'aspetto dei veri Longobardi consigliamo di venire a visitare la Toscana e ad osservare attentamente la gente che incontra per la strada: ci troverà tutta la gamma di umanità che si riscontra dapper, tutto, ma qui, più frequentemente che altrove, nelle regioni ove essi furono di casa, Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna, si imbatterà in fisionomie, occhi, facce, stature, portamento e carattere, che gli daranno un'impres¬sione quanto mai veritiera della stirpe longobarda.
Abbiamo notato tutto ciò sin dai nostri primi viaggi che vi compimmo in età giovane ed il fatto non mancò di provocare il nostro più vivo stupore: perché pro¬prio lì, più che nel nostro Trentinò?
Il tipo biondo longilineo che si incontra con una certa frequenza in Toscana è assai simile a quello che è ancora possibile vedere nei 20 comuni veneti pedemontani di Verona e Vicenza e ciò si spiega col fatto che ambedue provengono dalla stessa matrice.
Che gli Arimanni abbiano prescelto più spesso ed in gran copia la Toscana quale patria di elezione dimostra come essi non fossero degli sprovveduti perché si accor¬sero della bellezza di queste contrade, delle verdi vallate e delle ubertose colline che prediligevano, delle foreste della Verna, di Camaldoli, di Vallombrosa e dell'Abetone che ricordavano loro le selve germaniche della terra d'origine; anche il mare, da loro non particolarmente amato, fu un elemento positivo in un contesto strategico ed economico: in Toscana, Pisa costituì l'unico porto longobardo importante dell'alto Tirreno, prima che Rotari occupasse quello di Genova.
Ma quanti dovevano essere questi "barbari" se ce li troviamo un po' dapper¬tutto nel nostro viaggio in Italia ed in Toscana in particolare, ove sosteniamo che se ne stanziarono tanti da costituire un proprio ceppo etnico-linguistico, separato per secoli dalla preesistente popolazione indigena? Un calcolo approssimativo, ma basato su certi dati, l'ha tentato Arturo Galanti ('): «Dato il fatto che la conquista ven¬ne divisa fra 36 duchi e ogni ducato fu suddiviso in 12 sculdascie o comitati, e ogni comitato in 12 decanie, e ogni decania in 12 fare o famiglie, dappoiché ogni fara, essendo rappresentata da un solo arimanno o uomo di guerra, non poteva com¬prendere in media più di 6 o 7 individui, si avrebbe pure sempre, a calcoli fatti, una cifra di circa 400.000 persone, e di questa una settima parte atta alle armi». Però
(1) A. Galanti, "I tedeschi sul versante meridionale delle Alpi" - R. Accademia dei Lincei, Roma, 1885.




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