di Maurizio Blondet
Una banca che aveva sede a Campione d’Italia.
Trasferimenti di miliardi di dollari fra l’Arabia Saudita, la Svizzera, il Texas e i presunti “suicidi” dell’11 settembre.
Un intreccio di ditte in società fra due grandi famiglie, una americana e una saudita, in affari nella “ricostruzione” dell’Iraq: mettendo insieme questi elementi, l’amico Wayne Madsen (ex agente del NSA) sta raccogliendo le prove che la collaborazione fra i Bush e i bin Laden continua ancor oggi, ben dopo l’11 settembre.
Il quadro è complicato.
Forse troppo per un lettore non specialista.
Ma è utile per capire dove e su quali tracce stanno frugando, per risalire ad Osama, i servizi segreti occidentali: almeno quelli che non fanno semplicemente finta di ricercarlo.
La Banca che aveva sede a Campione (enclave italiana in territorio svizzero, con i benefici del porto franco) si chiama, o si chiamava, Al Takwa (“Timor di Dio”) e aveva una filiale alle Bahamas.
Ma ha cessato l’attività sotto questo nome da quando, dopo l’11 settembre, su richiesta del Dipartimento del Tesoro USA, i suoi attivi sono stati bloccati in Svizzera, e la sua licenza bancaria è stata revocata alle Bahamas.
Da allora, Al Takwa si è ribattezzata Nada Management Organization ed ha proliferato una rete straordinariamente complicata di affiliate.
Secondo un diagramma della Europol, ottenuto da Madsen, riconducono alla ex Takwa ditte come la Iksir Holding e la Iksir Ltd. (Italia), la Asat Trust e la Nasreddin International Group (Liechtenstein), la Akida Bank (Bahamas), la MIGA (Svizzera), la NASCO (Turchia), ed altri facciate o caselle postali in vari paradisi fiscali.
La rete Al Takwa (che ha investitori sauditi e del Kuwait) s’interseca in vari punti con un’altra rete, che si fa risalire a George H.W. Bush (il padre) e alla Enron: la Topaz Liberty, la Bluelake World, e la Potomac Capital.
Questa ultima, una compagnia di facciata creata da Bush padre nel 1976, quando era direttore della CIA, è collegata al faccendiere iraniano (amico di Michael Ledeen, e usato da Bush padre ai tempi dello scambio Iran Contra) Manucher Ghorbanifar, al miliardario saudita Adnan Kashoggi e a membri della famiglia bin Laden.
Perché Al Takwa è importante?
Perché vi appare come azionista Ahmed Alghamdi: uno dei due “terroristi suicidi” (con il fratello Hamza Alghamdi) che secondo la versione ufficiale – pilotò il volo United 175 contro la Torre Sud del World Trade Center.
Un altro Alghamdi, Said, sarebbe stato sull’United 93, l’aereo che cadde in campagna nella Pennsylvania.
Il 31 luglio 1995 avvenne un notevole trasferimento di fondi (10 milioni di dollari in Buoni del Tesoro USA: denaro saudita) dalla Banca Svizzera Italiana di Zurigo, tramite Swiss Bank Corp. di New York, a una Nations Bank del Texas.
Il 28 settembre seguente un assegno da 50 mila dollari prelevato da questo fondo fu incassato da Fayaz Ahmed, un altro dei “terroristi suicidi” che, sei anni dopo, si sarebbero gettati pilotando l’United 175 sulle Twin Towers.
Il punto è che il trasferimento avvenne con un sistema bancario internazionale chiamato SWIFT: e i documenti SWIFT di questo passaggio di denaro citano come garanti due ditte, la Topaz Liberty (Zurigo) e la Andromeda International Ltd. di Edmonton (Alberta, Canada); come beneficiaria dei 10 milioni appare la Bluelake World, Svizzera.
Si tratta, nonostante le sparse sedi, di ditte americane, ritenute facciate della CIA (o almeno della CIA di Bush padre).
La Topaz è servita durante le vecchie operazioni segrete condotte in America Latina (anni ‘80) da John Negroponte, oggi direttore della National Intelligence.
La Potomac Capital, a loro collegata, finanziò una linea aerea chiamata Ultrair che, acquistati due vecchi Boeing 727, li usò per trasportare armi ai mujaheddin antisovietici in Afghanistan: insomma una versione rinnovata della Air America, la compagnia “privata” (CIA) che portava i “consiglieri” americani su e giù per il Vietnam.
Ma nel 1995, quando avvenivano questi pagamenti, i terroristi non erano ancora cattivi: erano mujaheddin, e la CIA li aiutava contro i russi.
Anche Osama era buono, e finanziava la guerriglia afghana anche con la droga, ricavando profitti che questo reticolo di società aiutava poi a riciclare.
Il mullah Omar era buono, buonissimo: anche se forniva gli spalloni della droga afghana di lettere di presentazione, quasi un mandato ufficiale.
Si noti che le stesse lettere (era una sorta di modulo fisso) furono date ai delegati talebani che, allora, andavano spesso in Texas per accodarsi con la UNOCAL sul famoso oleodotto da costruire in Afghanistan.
La Al Shamal Islamic Bank del Sudan, che nel ‘96 il Dipartimento di Stato denuncerà come legata ad Al Qaeda, era “amica” degli americani nel 1993: quando Osama bin Laden (che nella banca sudanese aveva investito 50 milioni di dollari) la usò per trasferire – con un trasferimento di 210 mila dollari a una banca di Tucson, Arizona – dei missili Stinger portati dal Pakistan al Sudan.
Secondo i servizi francesi, dice Madsen, a quell’epoca Osama era “interamente sotto il controllo dei servizi americani e britannici”, benchè “Al Qaeda” fosse già accusata del primo attentato alle Twin Towers del 1993.
Madsen pubblica nel suo sito una foto della banca sudanese: data per chiusa dagli americani, essa è aperta e affollata.
Nel solito business: droga, riciclaggio, trasferimento di fondi a terroristi ora divenuti “cattivi”.
Perché un documento dei servizi francesi, che Madsen ha postato sul suo sito – con tanto di frontespizio che dice: “Confidentiel Dèfense, Usage strictement national” – rivela che altri proficui affari sono in corso.
Bin Laden e famiglia partecipano alla ricostruzione dell’Iraq.
Attraverso una multinazionale americana di costruzioni, la Fluor Corp., che è tra i privilegiati chiamati (senza concorso pubblico) a spartirsi la torta irachena.
Il vicepresidente della Fluor, Kenneth Oscar, è stato vice-segretario dell’esercito americano per il “procurement” (le spese: un budget di 60 miliardi di dollari); uno dei membri del consiglio d’amministrazione è Bobby Ray Inman, ammiraglio a riposo, già vicedirettore della CIA e della National Security Agency.
La Fluor ha inoltre finanziato con mezzo milione di dollari vari candidati repubblicani.
La Fluor collabora da tempo in zone calde (come lo Yemen) con la Saudi Investment Company Organization (SICO), una finanziaria che ha sede a Ginevra e facciate in vari paradisi fiscali, come al solito.
Dal 1985, la SICO ha sede al domicilio di Yaslem bin Laden, al numero 2 di rue François Lefort, Ginevra.
Presidente il suddetto bin Laden, e consiglieri tale Beatrice Dufour, Bauduin Dunand, Frank Warren, Bruno Wiss, Kjell Carlsson.
La filiale della SICO di Curacao (Antille Olandesi), ha tra i soci la Dufour, Yaslem e Saleh bin Laden, e vari americani.
Questa SICO di Curaçao è dedita a investimenti immobiliari in partnership con la Daniel Realty Corp., che è parte dell’impero della Fluor.
Il tutto dentro un intreccio di ditte, filiali e caselle postali, sparse fra Londra e le Cayman, Virginia e Svizzera, da perderci la testa.
di Maurizio Blondet




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