di ZUCCONI / REPUBBLICA
Facciamo le corna
Ho "coperto", come si dice nel gergo giornalistico, la riunione del Fondo Monetario Internazionale a Washington, dove l'ex e insieme neo ministro dell'economia Giulio Tremonti e il "fantasma che cammina", il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, sfiduciato da tutti meno che dal Vaticano e da alcuni pastori delle Prealpi, hanno partecipato senza riviolgersi la parola, come se neppure parlassero la stessa lingua, come se appartenessero a due nazioni, a due pianeti, a due tribù diverse e ostili.
E' dal 1970, quando il direttore della "Stampa" , Alberto Ronchey, ebbe la temerarietà di mandarmi a Bruxelles come corrispondente, che assisto, che "copro", incontri fra ministri, presidenti, diplomatici. Ho visto all'opera tragici politicanti italiani incapaci di parlare l'italiano, lasciamo pedere lingue straniere. Ho visto ministri completamente all'oscuro delle materie trattate. Ho visto ministri scappare via dal garage per evitare di incontrare i giornalisti e i fotografi come attricette sorprese a letto con un uomo diverso dal marito, ho visto ministri abbioccarsi come vecchissimi neonati, ho visto primi ministri avventurarsi in conversazioni in francese o in inglese di fronte a interlocutori che lottavano eroicamente per non scoppiare a ridere.
Valga per tutti quell'euro deputato che al Parlamento di Strasburgo esortò l'Europa a prendersi cura dei propri cittadini "du cul au tombeau", dal sedere alla tomba, confondendo il "berceau", la culla, con una parte oscura del corpo umano, tra gli sghignazzi dei presenti.
Eppure mai, come ieri, ho vissuto l'imbarazzo, la vergogna, di essere rappresentato da un governo che ha messo in scena lo spettacolino grottesco, il "blob" di un vice presidente (Tremonti) che rifiuta addirittura di pronunciare il nome, di riconoscere la presenza nello stesso edificio, di colui che occupa la massima carica istituzionale della finanza pubblica, del custode e guardiano dei nostri borsellini.
Lo stesso Tremonti, quando gli ho chiesto se mai, nella sua formidabile memoria, ricordasse una situazione nella quale un governo non parlasse con sè stesso ha risposto seccamente "No". Mai. Prima o poi, se questa follia senza precedenti continuasse, il mondo obbiettivamente spietato della finanza internazionale ci castigherebbe, frustandoci con quel meccanismo del "rating", del voto ai nostri debiti che si traduce in un aumento immediato del costo del danaro, dunque degli interessi che deve pagare chi ha un mutuo immobiliare a tasso variabile, chi compera a rate, chi usa carte di credito, chi deve finanziare con prestiti la propria attività commerciale o industriale.
Pagheremo caro, pagheremo tutti, l'agonia tragicomica di un governo morto che ancora osa vantarsi di "avere accresciuto il prestigio internazionale" dell'Italia. Se quello che ho visto in queste ore a Washington e ha scosso anche un cinico corazzato da 35 anni di miserandi spettacoli offerti dalla politica italiana sui set internazionali, continuerà, non ci resta che fare quel gesto del Presidente del Consiglio che tanto prestigio portò alla nazione. Le corna.
(25 settembre 2005)




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