Dal salmo 126 alla cura antidenatalità
Proprio tutto congiura a che si facciano più figli
Gianfranco Marcelli
Con il garbo e l'understate-ment che ci stanno ormai diventando familiari, Benedetto XVI lancia un altro piccolo ma eloquente segnale a quella larga fetta di Occidente che, tra angoscia e rassegnazione, si interroga da qualche stagione sulle cause del proprio declino. Nell'udienza generale del mercoledì, da tempo dedicata a commentare i testi dei salmi, ieri veniva evocato il salmo 126, ricco di moniti verso chi presume troppo facilmente di poter fare a meno di Dio, sia nella vita personale che in quella comunitaria o, diremmo oggi, civile. «Se il Signore non custodisce la città, invano veglia la sentinella», avverte l'autore sacro. Attenti ad escludere con troppa supponenza il ruolo della grazia divina «che imprime consistenza e valore all'agire umano», chiosa Papa Ratzinger. Ma lo spunto più attuale e intrigante arriva qualche versetto dopo. I figli, proclama il salmista, sono un dono del Cielo, "come frecce in mano a un guerriero", specialmente se generati negli anni giovanili. E beato chi «ne ha piena la faretra», perché in caso di conflitto saprà meglio fare fronte ai propri nemici. Un po' come si diceva fino a non molti anni fa nelle nostre campagne ignare di previdenza sociale: i figli come «bastone della vecchiaia» ai quali appoggiarsi nel bisogno. Ecco però che, dopo decenni di welfare garantito dalla culla alla tomba, la denatalità galoppante comincia ad aprire brecce sempre più larghe, anche nelle pareti dei sistemi più solidi di "social security". E si torna a scoprire, osserva il Papa, che paternità e maternità sono «un dono apportatore di vita e di benessere per la società». Ma non è solo questione di equilibri finanziari, di capacità di tenuta dei sistemi pensionistici e sanitari. Lo sanno bene quelle nazioni «che il calo demografico priva della freschezza, dell'energia, del futuro incarnato dai figli». Insomma: non sono in ballo soltanto i conti pubblici, ma anche e soprattutto il domani comune, quel "cammino della speranza" che spinge ad affrontare difficoltà e ostacoli per il benessere e la sicurezza di chi verrà dopo di noi. Sarebbe fin troppo agevole prendere spunto dalle parole del Papa per riattizzare la polemica contro certe scelte legislative antifamiliste e antinataliste, che hanno funestato decenni di politiche economiche e fiscali, soprattutto nel nostro Paese. Non vogliamo farlo in questa sede. Forse non renderebbe neppure giustizia al tono e all'intenzione di Benedetto XVI, che non a caso insiste sull'accoglienza dei figli come atto di fiducia in «una storia della salvezza protesa verso nuove tappe» e conclude il suo commento al Salmo con l'invito a concentrare lo sguardo sulla «presenza benedicente di Dio». Ci basti notare che anche questo ulteriore "dettaglio" del suo magistero ordinario si incastra alla perfezione nell'interrogativo che, in maniera più o meno implicita, da quattro mesi e mezzo il nuovo Papa sta ponendo alle nostre società stanche e sfiduciate: visto come vanno le cose nel moderno ed esausto Occidente avanzato, quello che ha scelto di vivere «etsi Deus non daretur», perché non ridare una chance alla fede? Dopodiché, certo, spetterà ai credenti discernere se chi afferma di voler accogliere questa esortazione lo farà davvero, compiendo scelte conseguenti, o si limiterà al puro - e più che mai sterile - ossequio verbale.
Avvenire - 1 settembre 2005




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