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    Segni di grazia di Giovanni Paolo II



    Segni di grazia di papa Giovanni Paolo II

    di Alessandro Renzo/ 01/09/2005

    C'è il miliardario americano ebreo guarito da un tumore al cervello dopo aver fatto la comunione a Castel Gandolfo, il bambino italiano che risolve i suoi gravi problemi di salute quando incontra il papa, il parroco napoletano che ha sconfitto il cancro.



    Queste sono alcune delle storie che Andrea Tornielli, vaticanista de Il Giornale, racconta nei dodici capitoli del suo libro più recente, I miracoli di papa Wojtyla (Edizioni Piemme, 2005, pagg. 135, Euro 12,90). Spiega subito che si tratta di "grazie", e che non si dovrebbe parlare di miracoli ma di "segni", "segni che le persone di fede sanno scorgere, doni particolari che esse hanno ricevuto, risposte spesso inattese alle loro angosce". Il volume, da poco più di un mese nelle librerie, racconta pertanto solo le "storie" che l'autore ha raccolto personalmente o attraverso quella sorta di movimento popolare spontaneo che si é creato già nella tarda serata del 2 aprile 2005, poco dopo che si era diffusa la notizia della morte del Servo di Dio Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II il Grande.

    Quella sera una voce aveva cominciato a girare tra i fedeli: Giovanni Paolo II non era stato solo un grande papa, ma era soprattutto un santo: santo per la eroicità con cui ha affrontato il calvario della malattia, ma soprattutto per le guarigioni e i miracoli compiuti già in vita. Ai funerali di papa Wojtyla questa voce è diventata un grido Santo subito.

    Nel suo "Nota bene" al lettore Tornielli scrive - e lo scrive come cronista che ha "coperto" gli eventi - che "ciò che è accaduto in quei giorni, e che ha sorpreso gli stessi cardinali elettori chiamati a scegliere il successore di Wojtyla, è stato un grande evento di popolo. Qualcosa che non è stato creato dai mass-media e che i mass-media hanno soltanto raccontato e forse in qualche caso enfatizzato. Ma l‘evento c’era ed è stato reale".

    L'inchiesta di Andrea Tornielli, con testimonianze, documenti, fonti inedite, esamina accuratamente le guarigioni inspiegabili e gli eventi prodigiosi attribuiti a Karol Wojtyla, sia in vita sia dopo la sua scomparsa, per fare luce sui miracoli di Giovanni Paolo II e contribuire così al riconoscimento di quella santità che tutti già acclamano. Non si tratta di una "ingerenza" nel processo di canonizzazione che papa Benedetto XVI ha voluto aprire prima che passassero i cinque anni canonici previsti dopo la morte del presunto servo di Dio: un processo già avviato a Roma, per quanto riguarda la fase diocesana, ma che "non subirà sconti e non prenderà scorciatoie ... La chiesa valuterà con pazienza e l'attenzione di sempre la vita e l'opera di Giovanni Paolo II e "noi - scrive l'autore - non intendiamo interferire in alcun modo con questo modestissimo scritto".

    Tra le storie raccontate da Tornielli, una è raccontata in prima persona dalla mamma di un bambino del Nord Italia, nato nel 1993, salvato da una grave forma di deficienza immunitaria: nel totale anonimato, la donna racconta con semplicità l'incontro che la sua famiglia ha avuto con Wojtyla alla messa mattutina e poi, subito dopo la guarigione del piccolo, l'intenso scambio epistolare fatto di lettere scritte a mano tra il bambino e l'anziano papa. Di particolare emozione anche il racconto fatto da mons. Stanislao Dziswisz, il segretario particolare del papa, di una grazia a cui ha assistito di persona: racconto fatto prima della morte di Wojtyla e divulgato solo ora.

    Oltre a testimonianze dei "segni", il libro riporta in appendice anche il testamento di Karol Wojtyla e una scheda con tutti i papi canonizzati nella storia della Chiesa. Apre con una dedica tratta dai scritti di don Luigi Giussani: "Il vero problema della santità cristiana non è la scelta di un atteggiamento da avere nel mondo, ma il riconoscimento di Qualcosa che è accaduto e ci si è donato, e ci muta giorno per giorno l’atteggiamento, il volto".



    korazym.org

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    Intervista con l’autore

    Perché questo libro?
    Andrea Tornielli: "Ho cercato di raccogliere le tante segnalazioni emerse in occasione della morte del Papa. Alcune erano apparse sulla stampa, altre le ho trovate io. Sono tanti piccoli grandi ‘segni’ di quanto si muoveva attorno a Giovanni Paolo II ...".

    Nel libro sono raccontati presunti miracoli avvenuti dopo la morte del Pontefice?
    Andrea Tornielli: "No, perché mi sono limitato a quelli avvenuti mentre lui era in vita, anche per non pregiudicare in alcun modo il lavoro della Postulazione della causa di beatificazione. La cosa sorprendente è il numero delle segnalazioni di grazie avvenute grazie alla preghiera o alla benedizione di papa Wojtyla".

    Il caso che ti ha più colpito?
    Andrea Tornielli: "Certamente quello che mi ha raccontato monsignor Dziwisz, la guarigione di un ebreo americano malato di tumore al cervello, guarito dopo aver ricevuto - un po' per caso - la comunione dalle mani del papa. E pensare che secondo le leggi liturgiche egli non avrebbe dovuto accostarsi all'Eucarestia ...".

    Sono tutti "miracoli" in qualche modo accertati?
    Andrea Tornielli: "Assolutamente no. Si tratta di guarigioni e anche di grazie minori. Certamente ci sono elementi sorprendenti, ma anche soggettivi. Non ho inteso fare del miracolismo, ma documentare un fenomeno che ha attraversato tutto l'eccezionale pontificato di Giovanni Paolo II. Non bisogna poi dimenticare che una parte consistente del libro è dedicata a ricostruire quanto è avvenuto con la sua morte e i suoi funerali e documentare i primi passi del processo di beatificazione. Inoltre, nella parte finale, ho voluto citare episodi simili accaduti con papi precedenti".

  3. #3
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    A Giovanni Paolo II dobbiamo la meravigliosa devozione di Gesù, DIVINA MISERICORDIA.......



    Non dimentichiamo quale segno grande di Grazia è stata per noi l'Enciclica sulla Divina Misericordia:
    http://www.vatican.va/edocs/ITA1215/_INDEX.HTM
    Fraternamente Caterina
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  4. #4
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    Sei mesi dalla morte di Giovanni Paolo II



    La penombra crepuscolare del ricordo, i riflessi solari della speranza



    FRANCESCO M. VALIANTE

    Nel giorno in cui si compiono sei mesi dalla morte del servo di Dio Giovanni Paolo II si apre il primo Sinodo dei Vescovi del Pontificato di Benedetto XVI. Una coincidenza significativa, in qualche modo "provvidenziale" per chi legge lo scorrere del tempo con gli occhi della fede e scorge, sotto la superficie del contingente, il flusso ininterrotto di una Storia dove i passi degli uomini incrociano continuamente i sentieri della Salvezza. È una coincidenza - si tratta della prima assemblea sinodale celebrata senza Papa Wojtyla da venticinque anni a questa parte - che vale a riempire con la pienezza di una "presenza" spirituale il mesto vuoto di un'assenza fisica.
    Nel calendario dello spirito questo 2 ottobre 2005 porta in sé la penombra crepuscolare del ricordo e i riflessi solari della speranza. Ha il sapore della commemorazione e, allo stesso tempo, della celebrazione. Segna il compimento di un cammino e inaugura una stagione ulteriore. È traguardo e mèta, sosta e ri-partenza. Del resto, se è vero che l'esperienza del fare memoria non è mai sterile rievocazione del passato ma "impegno nel presente e profezia per il futuro" - secondo un'espressione proprio di Giovanni Paolo II - allora ogni tappa della vita della Chiesa si rivela sempre punto di arrivo e, contemporaneamente, nuovo inizio.
    Non sono, perciò, soltanto le coincidenze cronologiche a legare al Sinodo che si sta aprendo il ricordo di Karol Wojtyla. Con questa assemblea giunge infatti al culmine e alla conclusione l'Anno dell'Eucaristia, che egli stesso ha solennemente inaugurato il 17 ottobre 2004. Un tempo di grazia interiore e di assiduità sacramentale. Un tempo denso di orazione e di contemplazione. Un tempo che, nel suo incessante tradursi in quotidianità ecclesiale, ha reso più che mai visibile quell'intreccio tra memoria e profezia che scandisce il ritmo del respiro della Chiesa.
    Dodici mesi intensi e irripetibili, apparsi come dilatati da un susseguirsi incalzante di emozioni del cuore. Ed ecco che oggi, quasi al loro trascorrere, ci viene restituito uno dei tratti più vivi e struggenti della testimonianza di Giovanni Paolo II. Ci si rivela in trasparenza quella "filigrana" eucaristica che appare come la cifra decisiva e definitiva del suo Pontificato e della sua intera esistenza.
    Apprestandosi a vivere l'epilogo dell'Anno dell'Eucaristia, la Chiesa non può non riandare col pensiero all'altissima testimonianza sacerdotale di Karol Wojtyla. Non può non ritornare con la mente a quelle parole pronunciate il 27 ottobre 1995 con il tono sommesso di una confessione ed il vigore profetico di una chiamata: "Ciò che per me continua ad essere il momento più importante e più sacro - disse ai partecipanti al Simposio commemorativo della "Presbyterorum Ordinis" - è la celebrazione dell'Eucaristia... La Santa Messa è in modo assoluto il centro della mia vita e di tutta la mia giornata". Non può non rileggere con gli occhi commossi della gratitudine quel suo inesausto, "eucaristico" donarsi agli altri. Quell'ostinato spendersi per la missione affidatagli dal Signore. Quell'offrirsi tutto petrino e mariano: "Totus tuus ego sum!". Quel lento, dolente consumarsi fino in fondo. Fino alla fine.
    La straziante, indimenticabile icona di sofferenza del suo ultimo Venerdì Santo è un'icona profondamente e intimamente eucaristica. In quell'abbraccio di Croce c'è l'estremo palpito oblativo di un'anima. C'è la suprema testimonianza del suo farsi "pane spezzato" per la Chiesa e per l'umanità. "Anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna - aveva scritto due anni prima nella "Ecclesia de Eucharistia" - l'Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull'altare del mondo". In quell'icona pasquale c'è veramente il sigillo eucaristico di una vita offerta ogni giorno sull'altare del mondo.
    Il Sinodo che porta a compimento l'Anno dell'Eucaristia si inaugura nel segno di questa eccezionale eredità spirituale. Lenito il dolore e stemperate le emozioni della straordinaria primavera del 2005, sgorga dal di dentro il bisogno di non disperdere la memoria e la profezia di un Papa che - come ha ricordato il suo Successore Benedetto XVI all'indomani dell'elezione alla Cattedra di Pietro - "lascia una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane". Una Chiesa che, sulle sue orme, è chiamata oggi alla fierezza e alla responsabilità di essere "popolo eucaristico". Popolo di adoratori e di testimoni. Popolo di pellegrini del Mistero ai crocevia della vita.

    (©L'Osservatore Romano - 2 Ottobre 2005)
    Fraternamente Caterina
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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    "E' giunta l'ora, o Padre, di venire a te: quelli che mi hai dato li affido a te". Ora non mi vedrete più, ma io rimango tra di voi. E ancora vi amo!

    *******
    Karol Wojtyla alla madre Emilia:



    ''Sulla tua tomba bianca
    sbocciano i fiori bianchi della vita -
    - o, quanti anni sono gia' passati
    senza di te - spirito alato-“.
    ''Sulla tua tomba bianca
    ormai chiusa da tanti anni,
    la pace volteggia con forza insolita,
    forza, come la morte - ineffabile.''
    ''Sulla tua tomba bianca
    risplende luminosa quiete,
    come se qualcosa ci sollevasse in alto,
    come se confortasse la speranza''.
    ''Sulla tua tomba bianca
    inginocchiato con la mia tristezza -
    o, quanto tempo e' passato -
    eppure oggi mi pare poco.''
    ''Sulla tua tomba bianca
    o Madre - amore spento -
    la mia bocca sussurrava esausta:
    - Dona eterno riposo -''.
    Fraternamente Caterina
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  6. #6
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    VERSO GLI ALTARI

    www.avvenire.it

    Nella preghiera l’avvio del processo sulla vita di Giovanni Paolo II. Monsignor Dziwisz: «Le sue mani sempre aperte verso l’altro. Non si sono mai chiuse in un pugno di rabbia»

    Wojtyla beato, voce alla Polonia

    Anche a Cracovia un «tribunale» ascolterà chi lo ha conosciuto Lo guida il vescovo Tadeusz Pieronek: «La sua, una santità che ha conferme continue ovunque»

    Di Luigi Geninazzi

    Nella suggestiva cornice del Wawel, l'antica residenza dei re di Polonia, si è aperta ieri pomeriggio a Cracovia il «processo rogatorio» della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II. Davanti alle reliquie di san Stanislao, nella cattedrale dove 59 anni fa il giovane sacerdote Karol Wojtyla celebrò la sua prima Messa, si è tenuta la seduta d'apertura del «tribunale» che, in appoggio a quello di Roma, dovrà ascoltare i testimoni di lingua polacca. La scelta del luogo è obbligata, dato che a Cracovia e dintorni Giovanni Paolo II ha passato i primi 58 anni della sua vita, come studente, attore, operaio, seminarista, prete e quindi vescovo e cardinale, fino a quando nel 1978 è stato eletto alla cattedra di Pietro. Ed anche la data scelta per l'inizio del processo diocesano è altamente simbolica: il 4 novembre, festa di San Carlo, onomastico di Wojtyla.


    La solenne cerimonia, apertasi con il canto Gaude Mater Polonia e la recita dei vespri, è stata presieduta dall'arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, che ha ricordato con parole commosse Giovanni Paolo II di cui per quasi 40 anni è stato segretario. «L'evento che iniziamo oggi - ha detto nell'omelia - costituisce una delle pagine più importanti della storia della Chiesa ed anche della nostra patria: sarà un decisivo contributo al processo di beatificazione di Giovanni Paolo II che ha preso avvio a Roma sotto la guida del cardinale Ruini». Soffermandosi sulla figura di Karol Wojtyla monsignor Dziwisz ha ricordato che «molte persone, dopo averlo incontrato, si sentivano come investite da una grande luce». E aggiunge: «Le sue mani sono sempre state aperte verso l'altro; mai le ho viste serrarsi in un pugno di rabbia, neppure quando venne colpito duramente da un uomo ingiusto».


    La prima seduta si è aperta alla presenza del postulatore, don Oder Slawomir, con il giuramento dei sei membri del tribunale, a cominciare dal presidente, monsignor Tadeusz Pieronek, già segretario della Conferenza episcopale polacca e d ocente di diritto canonico, già rettore dell'Accademia pontificia di Cracovia. «Mi sento profondamente onorato dell'incarico - ci dice il neo-presidente del tribunale rogatorio - Ma confesso di sentirmi piccolo e inadeguato di fronte ad un compito così grande e importante». In effetti raccogliere le testimonianze dei polacchi che sono venuti in contatto con Wojtyla appare un'impresa sovrumana.



    Ma l'elenco c'è già, stabilito dal tribunale romano, anche se monsignor Pieronek dice che lo riceverà probabilmente solo nei prossimi giorni. «Al momento non conosco né il numero né i nomi dei testimoni che dovrò ascoltare - dichiara -. Non posso quindi fare alcuna previsione sulla durata del processo diocesano di beatificazione». Non è escluso che venga raccolta anche la testimonianza di qualcuno che non figura nell'elenco, se fosse necessario. Di conforto all'impegnativo lavoro che dovrà affrontare nei prossimi mesi monsignor Pieronek c'è la convinzione che «la fama di santità di Giovanni Paolo II viene riconosciuta da tutti, in Polonia e non solo». Don Piotr Majer, il promotore di giustizia detto «l'avvocato del diavolo», confida: «Non credo che mi troverò di fronte a qualche obiezione».


    Sembra però che la causa non potrà concludersi in tempi brevi. L'ipotesi che Giovanni Paolo II venga proclamato beato già l'anno prossimo, in occasione della visita a Cracovia di Papa Benedetto XVI nel mese di giugno, è stata esclusa qualche giorno fa dal Primate di Polonia, cardinale Glemp: «È un processo molto ricco, con molte testimonianze, e non potrà concludersi entro giugno». Giovanni Paolo II - ha detto monsignor Dziwisz - è stato «il testimone della splendida armonia della Verità e della Bellezza». Adesso toccherà al tribunale di Cracovia farne emergere il quadro in tutte le sue sfumature.



    La preghiera
    Per chiedere la grazia e l’intercessione


    O Trinità Santa,
    ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa
    il Papa Giovanni Paolo II
    e per aver fatto risplendere in lui
    la tenerezza della tua paternità,
    la gloria della Croce di Cristo
    e lo splendore dello Spirito d’amore.
    Egli, confidando totalmente nella tua infinita misericordia
    e nella materna intercessione di Maria,
    ci ha dato un’immagine viva di Gesù Buon Pastore
    e ci ha indicato la santità
    come misura della vita cristiana ordinaria
    quale strada per raggiungere la comunione eterna con te.
    Concedici, per sua intercessione, secondo la tua volontà,
    le grazie che imploriamo,
    nella speranza che egli sia presto annoverato
    nel numero dei tuoi santi.
    Amen





    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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    Cracovia: la prima sessione del Tribunale del processo
    rogatorio per la Causa di beatificazione e canonizzazione
    del servo di Dio Giovanni Paolo II




    Il 4 novembre, giorno della memoria liturgica di san Carlo Borromeo, onomastico di Giovanni Paolo II, ha avuto luogo la solenne apertura del processo rogatorio per la sua Causa di beatificazione e di canonizzazione, nella Cattedrale di Wawel a Cracovia, dove Karol Wojtyla per quarant'anni visse e lavorò come studente, attore, operaio, seminarista, sacerdote, professore, Vescovo, Metropolita e Cardinale. Il Cardinale Vicario Camillo Ruini ha inviato all'Arcivescovo di Cracovia, Mons. Stanislaw Dziwisz, la lettera riguardante l'istituzione del Tribunale del processo rogatorio a Cracovia il cui compito sarà quello di ascoltare i testimoni della Polonia. Il Decreto che istituisce tale Tribunale è stato firmato dal Metropolita di Cracovia il 12 ottobre. I lavori del Tribunale verranno diretti dal Presidente, Mons. Tadeusz Pieronek. La prima sessione solenne del Tribunale, nella Cattedrale di Wawel, è stata presieduta dall'Arcivescovo Dziwisz. Dopo il canto dei Vespri, i membri del Tribunale rogatorio hanno fatto, individualmente, il giuramento di compiere fedelmente e con diligenza i loro doveri e di mantenere il segreto. È seguito un ampio discorso dell'Arcivescovo Dziwisz. Egli ha ringraziato Benedetto XVI per il consenso all'immediata apertura del processo di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II.

    (©L'Osservatore Romano - 7-8 Novembre 2005)

    La preghiera
    Per chiedere la grazia e l’intercessione


    O Trinità Santa,
    ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa
    il Papa Giovanni Paolo II
    e per aver fatto risplendere in lui
    la tenerezza della tua paternità,
    la gloria della Croce di Cristo
    e lo splendore dello Spirito d’amore.
    Egli, confidando totalmente nella tua infinita misericordia
    e nella materna intercessione di Maria,
    ci ha dato un’immagine viva di Gesù Buon Pastore
    e ci ha indicato la santità
    come misura della vita cristiana ordinaria
    quale strada per raggiungere la comunione eterna con te.
    Concedici, per sua intercessione, secondo la tua volontà,
    le grazie che imploriamo,
    nella speranza che egli sia presto annoverato
    nel numero dei tuoi santi.
    Amen
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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