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  1. #1
    Obama for president
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    Predefinito l'effetto zapatero sulla sinistra europea

    L´effetto Zapatero sulla sinistra europea

    di Peter Mandelson

    L´INCREDIBILE vittoria dei socialisti di Zapatero in Spagna dovrebbe sollevare il morale a noi del centrosinistra e potrebbe alimentare quella crescita di fiducia necessaria a rinvigorire la sinistra italiana. Per i socialdemocratici europei riuniti oggi al seminario di Policy Network, rappresenterà una gradita boccata d´aria primaverile.

    Per i governi di sinistra in Europa è stato un inverno duro. La Spd tedesca sta pagando politicamente il prezzo di serie riforme del welfare prima che se ne palesino i vantaggi economici.
    I governi socialdemocratici in Polonia, Repubblica ceca e Ungheria ne escono malconci. E per Tony Blair la vita non è stata certo un letto di rose. È bello quindi avere una volta tanto un´occasione per festeggiare. Ma se non vogliamo svegliarci con i postumi della sbornia non possiamo permettere che la gioia ci annebbi il giudizio sulle dure sfide che ci attendono.

    La stampa internazionale in maggioranza ha posto in evidenza le implicazioni della vittoria socialista in Spagna sull´Iraq e sulla guerra al terrorismo. Blair e Zapatero assunsero a suo tempo posizioni opposte sulla giustificazione dell´intervento militare contro Saddam. Ma il tema oggi non è stabilire chi avesse torto o ragione, ma come offrire una struttura multinazionale di sicurezza sotto gli auspici Onu per consentire al nuovo Iraq di tenere libere elezioni e continuare a progredire verso la democrazia dopo il passaggio di poteri a giugno. L´Europa non deve necessariamente dividersi su questo punto se esiste la volontà europea di unirsi e organizzarsi.
    Analogamente, riguardo al terrorismo, i governi di sinistra hanno il dovere di dimostrare che l´Europa può restare unita. I socialisti spagnoli non sono affatto dei codardi. Per anni si sono opposti alla folle brutalità dell´Eta. La sinistra progressista può contribuire in maniera particolare ad intensificare la lotta europea al terrorismo. Non abbiamo inibizioni circa l´istituzione di un pool d´intelligence, di squadre investigative comuni e di un mandato comune d´arresto. Ma al contempo l´internazionalismo ammette che per isolare i terroristi in seno alle loro comunità è necessaria un´agenda progressista di impegno globale sui temi della povertà, del commercio, del mutamento climatico e - non da ultimo ? un processo di pace per il medio oriente.

    La vittoria di Zapatero aumenta, non riduce, l´attualità delle politiche di modernizzazione socialdemocratica della Terza Via. Non rappresenta un evento straordinario.

    Il New Labour (come venne definito nel 1997) non ha risolto i problemi un volta per tutte. I tempi cambiano. L´agenda politica che Bill Clinton e Blair crearono alla metà degli Anni ´90 era una risposta ai successi della destra negli Anni ´80, sia in Gran Bretagna che in America, nel fare appello all´aspirazione della classe lavoratrice alla mobilità sociale verso l´alto. Oggi i socialdemocratici debbono impegnarsi anche su un altro tema, quello delle insicurezze della globalizzazione: le incertezze economiche che creano nella gente preoccupazione per il futuro ? sebbene in Gran Bretagna la disoccupazione s´attesti al livello più basso (4,9%) mai raggiunto dai primi dati relativi al 1973 - l´insicurezza e l´impressione di disonestà associate alla migrazione che in Gran Bretagna hanno reso il dibattito sull´asilo un tema della massima importanza e fonte di preoccupazione nell´opinione pubblica nonché, ovviamente, la paura del terrorismo.

    Ho due osservazioni da fare riguardo a questa nuova agenda dell´"insicurezza". Innanzitutto se il centrosinistra non darà prova di proporre soluzioni efficaci, assisteremo a un certo punto a un allarmante spostamento dell´elettorato verso la destra populista. In secondo luogo, il confronto con queste insicurezze offre un´enorme opportunità all´Unione di dimostrare la propria rilevanza pratica per la vita dei cittadini. In campo economico l´Europa deve insistere sul difficile programma di riforme che il Consiglio europeo di Bruxelles oggi per l´ennesima volta sollecita agli Stati membri. Il problema non è decidere il da farsi, ma agire con efficacia. Allo stesso tempo la nuova Commissione che assumerà l´incarico in novembre dovrà prendere le redini della riforma del Patto di stabilità ormai screditato e sollecitare attraverso un programma progressista in campo commerciale il rilancio dei negoziati di Doha.

    Quanto alla migrazione, l´Ue riveste un ruolo fondamentale per un più efficace controllo dei confini comuni, stabilendo regole rigorose ma eque che impediscano la violazione dei vari sistemi nazionali e promuovano la non discriminazione e l´integrazione.

    Terrorismo, migrazione, riforma economica, non sono istanze "naturali" per i socialdemocratici. Il nostro impegno nei confronti dei valori della sinistra ci vede naturalmente schierati a favore delle libertà civili, di un approccio liberale all´immigrazione e alla solidarietà sociale. Dovremmo restare fedeli a tali valori ma riconoscere che una risposta socialdemocratica efficace alle sfide della globalizzazione esige da parte nostra ancor di più. Vuol dire fermezza nell´affrontare i terroristi. Vuol dire energia nell´imporre una normativa sull´immigrazione equa e una serie equilibrata di diritti e doveri per i migranti. Vuol dire necessità di un sostegno attivo alla nuova impresa e di una radicale riforma dello stato sociale e del mercato del lavoro, associate a cospicui investimenti nell´economia della conoscenza, se intendiamo restituire dinamismo all´economia europea in vista della sfida posta dalla concorrenza globale.

    Soprattutto, come socialdemocratici europei, vuol dire più azione comune ? più Europa e più interscambio a livello politico in Europa. Non possiamo permettere che inutili divisioni ostacolino questo progresso.

  2. #2
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    Visto che vi piace tanto Zapatero invece di Blair (e magari di Schroeder) perché non provate a dare un’occhiata più da vicino al suo programma ed alla sua concreta azione di governo?
    In effetti, a ben guardare, sono tanti i tratti in comune, a partire dalla giovane età in cui è salito prima alla guida del partito e poi del paese, all’identica concezione del modello di leadership politica socialista e liberale.
    Sul piano culturale, la corrente di Zapatero (di minoranza nel PSOE), si chiama Nueva vía, con un esplicito riferimento al Nuovo centro di Schroeder e alla Terza via di Blair. Tra l’altro era proprio lui a partecipare, per i socialisti spagnoli, agli incontri del Policy Network dei laburisti britannici.
    E se guardiamo ai fatti concreti? Sembra che il capo del governo spagnolo abbia applicato fino a oggi una ricetta identica a quella di Blair e di Schroeder.
    Lo spagnolo si è ben guardato dallo scardinare l´impianto della politica economica liberista di Aznar, limitandosi ad incrementare una politica di investimenti produttivi, ricerca e innovazione (proprio come il suo maestro ha fatto con l´eredità thatcheriana), a creare nuovi spazi per le multinazionali spagnole nel centro e sud america, e soprattutto a proseguire la politica di liberalizzazione del mercato e del lavoro attraverso provvedimenti volti non a ridurre la flessibilità, ma a predisporre un sistema di ammortizzatori sociali utili a non trasformarla sempre e comunque in precarietà.
    E in politica estera? Proprio come Blair non ha fatto altro che attenersi alla più tradizionale interpretazione dell’interesse nazionale, che per la Gran Bretagna significa da sempre schierarsi con gli Stati Uniti mentre per la Spagna significa stare con l´Europa, riannodando le fila dell’altrettanto tradizionale amicizia con i paesi arabi (una politica che rimonta addirittura agli anni del franchismo e che fu Aznar ad interrompere).
    Il punto centrale e più moderno del governo Zapatero è il salto culturale impressionante rispetto alla centralità dell’economico e del sociale abbinato al disinteresse per le questioni etiche e civili della tradizionale sinistra europea. E’ infatti sulle pari opportunità, sulla laicità dello stato e sui diritti civili che Zapatero ha deciso di giocare la sua partita riformatrice, raccogliendo una paradossale ovazione della sinistra radicale di tutta Europa, abbagliata esclusivamente dall’uscita dall’Iraq.
    Ma anche in questo Zapatero ha mostrato intelligenza tattica e capacità di manovra lontane dai dettami rivoluzionari. Per esempio, all’impressionante serie di provvedimenti fatti o annunciati dal governo su aborto, matrimoni gay e diritti delle donne Zapatero ha saputo affiancare una posizione assai comprensiva sul finanziamento statale all’episcopato spagnolo e la sua esenzione dall’iva (e su questo è aperta infatti una procedura di infrazione da parte dell´Ue), mostrando così di volere e sapere distinguere molto bene tra valori e interessi della Chiesa. Distinzione che non è sfuggita in Vaticano, da dove infatti il cardinale Rouco, che aveva lanciato una violenta campagna contro il laicismo governativo, è stato prontamente richiamato all’ordine.
    La verità è che Zapatero interpreta una società, quella spagnola, da tempo ampiamente secolarizzata e ansiosa di sperimentare tutti i vantaggi della modernizzazione e che pensa di poterlo fare con un governo di chi tifa per il progresso.
    Altra storia in Italia, dove la conservazione non è necessariamente a destra, dove la politica dell'austerità e dell'anticapitalismo aveva già favorito l'incontro tra comunisti e democristiani sin dai tempi della costituente, e dove oggi i primi distinguo sulle leggi libertarie di Zapatero provengono anzitutto dalla sinistra: da quella ex democristiana e da quella ex comunista.

  3. #3
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    In origine postato da Norberto Gallo
    proseguire la politica di liberalizzazione del mercato e del lavoro attraverso provvedimenti volti non a ridurre la flessibilità, ma a predisporre un sistema di ammortizzatori sociali utili a non trasformarla sempre e comunque in precarietà.
    .
    Bene: tu hai notizia di ammortizzatori sociali predisposti (o da predisporre) da parte dei nostri autodefinitisi riformisti? Io non ne ho visti: ho visto solo precarietà a tutto campo.

  4. #4
    Bianca Zucchero
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    Già particolare di qualche rilievo, mi pare....

  5. #5
    Obama for president
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    In origine postato da bsiviglia
    Bene: tu hai notizia di ammortizzatori sociali predisposti (o da predisporre) da parte dei nostri autodefinitisi riformisti? Io non ne ho visti: ho visto solo precarietà a tutto campo.
    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=188174

  6. #6
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    Mi riferivo ai nostri autodefinitisi riformisti. Non c'è dubbio che Blair, per quanto a me non piaccia per niente, abbia comunque in campo sociale fatto di più dei nostri "riformisti". Del resto, se andiamo a guardare a quello che hanno fatto i laburisti dalla fine della guerra ad oggi, sicuramente, al di à delle questioni nominalistiche, hanno fatto di più di quanto la nostra "sinistra" abbia mai neppure progettato. E Blair deve comunque tenere conto, in qualche modo, di questa tradizione.

  7. #7
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    In origine postato da bsiviglia
    Mi riferivo ai nostri autodefinitisi riformisti. Non c'è dubbio che Blair, per quanto a me non piaccia per niente, abbia comunque in campo sociale fatto di più dei nostri "riformisti". Del resto, se andiamo a guardare a quello che hanno fatto i laburisti dalla fine della guerra ad oggi, sicuramente, al di à delle questioni nominalistiche, hanno fatto di più di quanto la nostra "sinistra" abbia mai neppure progettato. E Blair deve comunque tenere conto, in qualche modo, di questa tradizione.
    Il tuo post è un comune caso di disinformazione che poiché è gridata rischia di diventare credibile.
    Premesso che la flessibilità nel lavoro fu introdotta dal famoso pacchetto Treu approvato dal governo dell'Ulivo con il voto favorevole di Rifondazione Comunista e che uno dei tecnici che avevano progettato quella riforma era Biagi, tanto è vero che la riforma che prende il suo nome ne recepisce praticamente tutte le linee guida, già nel 2002 quelli che tu chiami autonominatisi riformisti hanno presentato la loro idea su come proseguire su quella strada.
    Parlo della "Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori" stesa da Giuliano Amato e Tiziano Treu, e presentata alla stampa da Francesco Rutelli, Piero Fassino, Willer Bordon, Marco Rizzo, Natale Ripamonti e Roberto Villetti.
    La Carta è divisa in tre aree: lavoro subordinato, lavoro autonomo, lavoro economicamente dipendente. Quest'ultima parla dei lavoratori parasubordinati e dei collaboratori, ossia di tutte i lavoratori che, secondo Treu, sono "fuori dal diritto del lavoro" ed a cui occorre estendere i diritti più elementari: ad associarsi in sindacato, alla rappresentanza, alla contrattazione collettiva, alla salute e sicurezza sul lavoro.
    La carta prevede quattro zone di intervento per tutto il mondo del lavoro, che dovrebbero intessere una rete comune di tutele di base a garanzia di ciascuno, a prescindere dal tipo di contratto col quale è occupato: formazione, ammortizzatori sociali, accesso ai lavori e nuovi diritti.

    E indovina? Nel 2002 fu presentato come il programma dell'Ulivo sul tema flessibilità e precariato; oggi non se ne parla perché altrimenti Bertinotti non potrebbe andare in giro dicendo che la sinistra al governo abolirà la flessibilità e il precariato...

 

 

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