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  1. #1
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    Uragano Katrina

    Potete donare alla Catholic Charities USA, specificando per cosa donate.

    http://www.catholiccharitiesusa.org

    Io ho donato 5$. Ne hanno bisogno.
    "Let me close with a word to the people of the state of Texas.
    We have known each other the longest, and you started me on this journey.
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  2. #2
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    Grazie per la segnalazione,
    significativa in particolare ora che sappiamo quanto è accauduto a New Orleans.

  3. #3
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Grazie per la segnalazione,
    significativa in particolare ora che sappiamo quanto è accauduto a New Orleans.
    Si, ho letto che si dedicheranno soprattutto alle cose a lungo termine e non a breve termine come la red cross. Tipo costruzioni di case, baracche e strade. Che sara' il vero problema di cui nessuno parlera' tra 6 mesi ...
    Anche 1$... anche 1$ e' qualcosa.
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  4. #4
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    L’EMERGENZA
    Molte diocesi sono in prima linea nell’accoglienza e nella raccolta dei fondi. Appello di monsignor Skylstad, presidente della Conferenza episcopale statunitense, perché l’intera comunità cattolica si mobiliti e offra un contributo per la ricostruzione

    Chiesa americana in aiuto del Sud

    Preoccupazione per la sorte di alcuni prelati e sacerdoti «bloccati» dopo le devastazioni provocate da Katrina



    Di Fabrizio Mastrofini


    Le scuole cattoliche della Louisiana hanno aperto le porte agli sfollati dall'uragano Katrina, la Conferenza episcopale nazionale ha lanciato un appello per raccogliere aiuti, la Caritas si sta mobilitando attivamente. Sul terreno, però, mancano ancora notizie certe di sacerdoti, operatori diocesani ed una stima dei danni per le chiese e i centri cattolici, che a prima vista appaiono ingenti.
    Molti sacerdoti e comunità sono isolate, come ad esempio padre Brendan Murphy, della Congregazione del Verbo Divino, da tre giorni "prigioniero" nella chiesa di St. Ann a Lizana, dove si era recato per celebrare la messa e non può rientrare a Bay St. Louis. Nella diocesi di Biloxi, nello Stato del Mississippi, il vescovo Thomas Rodi è stato raggiunto per telefono da uno degli impiegati degli uffici amministrativi, si sa che è in salvo ma al momento è bloccato, mentre tutte le parrocchie della costa hanno sofferto gravissimi danni. Una veglia di preghiera si è svolta il 31 agosto, annunciata in televisione dai vescovi Alfred Hughes di New Orleans e Robert Muench di Baton Rouge, che insieme al governatore Kathleen Blanco hanno invitato la popolazione a non perdere la speranza.
    Suor Mary Bordelon, direttore dei servizi della diocesi di Alexandria, a nordovest di New Orleans, ha riferito dell'arrivo di moltissimi sfollati dal sud della Louisiana e le case religiose sono al lavoro per accoglierli.
    Una prima riunione di parroci si è svolta due giorni fa sotto la direzione di monsignor Muench per capire in che modo ospitare i vescovi delle diocesi vicine e i sacerdoti e per stimare i danni. A questo proposito, a St. Louis la cattedrale ha sofferto poco, perché l'antico quartiere francese in cui si trova è tra le poche zone non allagate; diversa la situazione in altre zone e ad esempio i gesuiti hanno abbandonato la loro casa provinciale, mentre la Loyola University di New Orleans non ha subito gravi devastazioni.
    Gli uffici della Conferenza episcopale, a Washington, s ono da giorni in contatto con le diocesi delle aree colpite. Mancano notizie dirette di monsignor Sam Jacobs, di Houma-Thibodaux, ma un sacerdote ha riferito di averlo visto, mentre su tutti gli altri vescovi ci sono informazioni sicure. Monsignor Hughes sta visitando le aree colpite con l'assistenza dell'esercito; monsignor Joseph Latino di Jackson (Stato di Mississippi) ha raggiunto gli uffici diocesani due giorni fa; monsignor Steib di Memphis, in Tennessee, è ancora bloccato nel covento verbita di Bay St. Louis. Monsignor David Foley di Birmingham, in Alabama, ha fornito notizie confortanti sulla situazione generale ma ha detto che ancora si stanno quantificando i danni. Lipscomb, arcivescovo di Mobile, sempre in Alabama, ha riferito di avere con sé i colleghi Ronald Herzog di Alexandria e Michael Jarrell di Lafayette.
    Intanto il presidente della Conferenza episcopale, monsignor William Skylstad, si è rivolto a tutta la comunità cattolica statunitense chiedendo un aiuto economico per la ricostruzione. «Tutti i vescovi - scrive - sono preoccupati per il personale ecclesiastico rimasto isolato, che lavora in una situazione di grande difficoltà, e forse senza sapere che il resto del Paese sta pregando per tutti loro».
    È la Caritas a coordinare gli aiuti dal centro di Alexandria, insieme con le altre organizzazioni di assistenza e con le diocesi; monsignor Skylstad ha aggiunto che le zone più colpite dalla furia dell'uragano si trovano in quattro Stati: Florida, Louisiana, Mississippi e Alabama.
    Intanto la diocesi di Shreveport, in Louisiana, ha aperto le porte di sette scuole cattoliche ai ragazzi dell'arcidiocesi di New Orleans.
    La misura è stata attuata con grande rapidità da suor Carol Shively, direttrice dell'ufficio scolastico diocesano, per non far perdere preziosi giorni di scuola e per far loro ritrovare una forma di normalità seppure nell'emergenza. Molte diocesi sono in prima linea sia nell'accoglienza che nella raccolta dei fondi: ad esempio a Galv eston-Houston, in Texas, dove si ospitano 30 mila sfollati; a Tyler e a Beaumont in Texas; a Jackson con oltre 1.100 persone. E la catena di solidarietà è solo all'inizio.


    Avvenire - 3 settembre 2005

  5. #5
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    IL VIAGGIO
    Il presidente ignora i detrattori, glissa sui sondaggi negativi e vola nelle zone colpite: in Alabama, Mississippi e nel cuore del dramma, a New Orleans «Riporteremo l’ordine. È come se la costa del Golfo sia stata cancellata dall’arma più devastante». La first lady visita gli sfollati

    Bush tra gli sfollati:
    «Inaccettabili i ritardi nei soccorsi»



    Da New York Loretta Bricchi Lee



    In tutte le zone distrutte dalla furia dell'uragano Katrina, visitate ieri da George Bush, la scena è stata la stessa. Il presidente, con le maniche arrotolate, ha abbracciato alcuni dei sopravvissuti, ha pianto le vittime e promesso di avviare la ricostruzione, anche grazie alla prima tranche di fondi - 10 miliardi e mezzo di dollari - già stanziati dal Congresso. «È come se l'intera costa del Golfo sia stata cancellata dall'arma più devastante», ha detto il presidente americano a Biloxi, Mississippi, sottolineando che «ora si tratta dei giorni più bui», ma promettendo di fare in modo che anche le operazioni di soccorso - definite «inaccettabili» dallo stesso Bush in mattinata, prima della sua partenza dalla Casa Bianca - «vadano meglio» e di «riportare la situazione sotto controllo», «superare la crisi e ricostruire». Il presidente ha però sottolineato che gli Stati Uniti hanno anche il compito di combattere la guerra al terrorismo: «La gente deve sapere che abbiamo le risorse per fare entrambe le cose - ha detto il presidente riferendosi all'Iraq e all'uragano -. Renderemo più sicuro il nostro Paese dalla minaccia dei terroristi e ricostruiremo questa parte di mondo», colpita dal tifone. «La gente si aspetta legge e ordine ed è quello che riporteremo a New Orleans», ha dichiarato ancora Bush nella tappa a Mobile, in Alabama, la prima della sua visita nelle zone disastrate: un viaggio che l'ha portato fin dentro il cuore della tragedia, New Orleans. Anche la first lady Laura ha visitato le zone colpite, cominciando da un centro di accoglienza di sfollati, il Cajaundome di Lafayette, in Louisiana. Dopo aver ascoltato il rapporto del direttore dell'agenzia Fema (la protezione civile Usa), Michael Brown, sullo stato dei soccorsi, il presidente ha detto che il governo «ha responsabilità di aiutare a ripulire questo disastro» e che «lo farà». Per il momento, però, la priorità è quella di «salvare vite umane». Il presidente ha anche chiesto un po' di pazienza. Del rest o, aveva già spiegato dalla Casa Bianca, «è in atto una mobilitazione federale, la più grande nella storia; certo c'è frustrazione, ma voglio che si sappia che stanno arrivando molti aiuti». Le accuse di inefficienza sono però diffuse. Un sondaggio tra gli americani di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida ha infatti rivelato che il 59% degli intervistati ritiene che Washington sia venuta meno ai suoi doveri e che non abbia fatto abbastanza in relazione all'emergenza Katrina. «Il governo ha preso tutte le misure che doveva», ha dichiarato George Bush padre, difendendo l'Amministrazione. «Tutti stanno facendo il meglio e non credo sia il momento di polemizzare», ha aggiunto l'ex capo democratico della Casa Bianca Bill Clinton - che insieme a Bush senior sta guidando la raccolta di fondi destinata alle vittime dell'uragano. «Nessuno pensava che sarebbe accaduta una cosa simile», hanno sottolineato entrambi riferendosi alla rottura delle dighe e alle condizioni intollerabili al Superdome. Il disastro, però, non solo sarebbe stato evitabile, ma anche previsto già da anni, sia dalla stampa - che da tempo denuncia una serie di decisioni politche sbagliate - sia dal governo locale, che nel luglio dell'anno scorso, dopo l'esercitazione "Uragano Pam" in cui si era affrontata una tempesta immaginaria e l'evacuazione di New Orleans, aveva concluso di essere pronto con un piano di azione complessivo.


    Avvenire - 4 settembre 2005

  6. #6
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    L’AMERICA IN GINOCCHIO


    New Orleans, iniziata la conta dei morti

    Casa per casa in cerca dei corpi. Il sindaco Nagin: «Le vittime potrebbero essere 10mila» «Sciacalli» sparano contro un gruppo di lavoratori che dovevano ricostruire gli argini. La polizia reagisce e uccide due assalitori Anche l'Asia si mobilita per gli aiuti


    Di Luca Miele

    Una croce rossa sul muro per ogni cadavere da recuperare. Una croce nera se il corpo è già stato rimosso. Cittadina di Biloxi, nel cuore della tragedia provocata da Katrina. Gli edifici da passare al setaccio si "tingono" per facilitare i lavoro dei soccorritori. Una sorta di mappatura improvvisata per fare i conti con la devastazione lasciata dall'uragano. Dopo lo smarrimento, dopo la rabbia per i soccorsi che latitavano, dopo la violenza che ha tenuto per giorni in scacco chi non era riuscito a fuggire, dopo la militarizzazione di città ormai rese fantasma dall'evacuazione, è iniziata la terribile conta. Quella dei cadaveri. La stessa scena che si ripete a New Orleans. Casa per casa. Porta per porta. A piedi. In battello. Si cercano anche i sopravvissuti (ieri la Guardia costiera ha annunciato di aver tratto in salvo circa 18mila persone da lunedì scorso). Quelli che non hanno lasciato la propria casa, mentre le acque si gonfiavano e che in questi giorni sono rimasti isolati, spesso senza cibo. Sarebbero - secondo il generale Honore - almeno 10mila. E in molti tentano di rientrare. Si combatte contro le acque. I militari del genio sono impegnati nel pomparla via dalla città. Ma la previsione è che ci vogliano almeno 80 giorni per tornare alla normalità. Ray Nagin, il sindaco di New Orleans che in questi giorni ha tuonato contro lentezze e inadempienze dei soccorsi mentre la sua città affogava nelle acque, sembra volersi arrendere: «Non sarebbe irragionevole parlare di diecimila morti», ha dichiarato al programma "Today", in onda sulla Nbc. Una stima, dunque, simile a quella azzardata dal senatore repubblicano della Lousiana, David Vitter. Ieri sono stati ritrovati morti trentuno pazienti di una casa di riposo di un sobborgo di New Orleans. Si trovavano ancora nei loro letti. Tutte vittime di Katrina. Il timore è che la stessa identica scena possa moltiplicarsi all'infinito. Per ora il bilancio ufficiale è fermo: 161 morti nel Mississippi, 59 in Lousiana. In una N ew Orleans ormai deserta, domenica c'è stato un nuovo morso di quella violenza che per giorni ha squassato la capitale del jazz. La polizia ha ucciso due uomini armati (e feriti altri due) che avevano aperto il fuoco su un gruppo di lavoratori diretti a riparare un argine rotto. La sparatoria ha avuto come teatro il ponte Danziger. I colpi che partono, indirizzati a un gruppo di quattordici lavoratori, ingaggiati dai genieri dell'esercito. La polizia che spara. I due morti. La stessa polizia di New Orleans è stata travolta dall'uragano. Ben 200 dei 1550 agenti regolari hanno lasciato il loro incarico. Due agenti si sono suicidati. Tanti hanno perso tutto quello che possedevano. Hanno subito gravi lutti familiari. E per fronteggiare il disastro la superpotenza in ginocchio accetterà qualsiasi offerta «che contribuisca ad alleviare la sofferenza della popolazione nelle zone colpite sarà rifiutata». Lo ha detto il segretario di Stato Condoleezza Rice, in prima linea nella gestione dell'emergenza, in quella che molti osservatori hanno giudicato come una controffensiva mediatica della squadra di Bush per recuperare i "colpi" subiti dopo le devastazioni di Katrina. Le offerte di aiuti sono arrivati da una sessantina di nazioni, mentre è già attiva la Corporate America che gli ex presidenti Bush e Clinton hanno messo in piedi per raccogliere fondi. Grande attenzione al dramma americano da parte dei Paesi asiatici che hanno ricevuto dagli Usa per lo tsunami. I tre elicotteri Chinook 47 messi a disposizione da Singapore hanno già tratto in salvo 700 sfollati e portato tonnellate di aiuti sui luoghi devastati dall'uragano ed è in arrivo un altro elicottero. Un milione di dollari è stato donato anche dal Bangladesh, uno dei Paesi più poveri del mondo, dove oltre metà dei 140 milioni di abitanti vive con meno di un dollaro al giorno. E la Thailandia si è impegnata a fornire cibo non deperibile, oltre a un centinaio di medici ed infermieri. La Russia invierà tre aerei da traspo rto. L'Europa è già mobilitata e ha annunciato che presto sarà nominato un unico coordinatore. Anche la Nato è in prima fila per rispondere all'appello di Washington. Un esperto dell'Alleanza Atlantica si trova nella capitale americana per coordinare gli aiuti richiesti dagli Stati Uniti.


    Avvenire - 6 settembre 2005

  7. #7
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    KATRINA: IL LAVORO DELLE CATHOLIC CHARITIES USA. ASSISTENZA AGLI SFOLLATI, ALLOGGI E AIUTI D’EMERGENZA


    Prosegue la mobilitazione delle Catholic Charities Usa per soccorrere la popolazione colpita dall’uragano Katrina. L’organizzazione conta più di 1.400 organismi locali che ogni anno aiutano oltre 6,5 milioni di persone in tutti gli Stati Uniti. Su incarico della Conferenza episcopale degli Usa stanno raccogliendo fondi e lavorando per far fronte ai bisogni immediati e a lungo termine, anche in collaborazione con altre organizzazioni. Oltre agli aiuti d'emergenza, le Catholic Charities Usa forniscono alloggio temporaneo o permanente, assistenza psicologica, cibo ed acqua, consulenza per trovare un lavoro e assistenza medica. Le Catholic Charities di Memphis stanno fornendo assistenza alle migliaia di rifugiati che arrivano in città. Anche le Catholic Charities di Galveston-Houston cercano di mettere a disposizione degli alloggi. Così come le Catholic Charities di San Antonio, che nella loro comunità hanno la responsabilità di collocare gli sfollati presso le famiglie. Trovare alloggi a lungo termine per le centinaia di sopravvissuti che entro la fine della settimana giungeranno nella capitale è anche la priorità immediata delle Catholic Charities di Washington. L’agenzia sta lavorando con le 140 parrocchie dell’arcidiocesi per trovare proprietari o agenti immobiliari che possano mettere a disposizione abitazioni vuote. Le Catholic Charities dell’Arkansas hanno allestito un ufficio apposito per l’emergenza Katrina. L’intera rete internazionale Caritas si è attivata per aiutare le comunità a riprendersi dai danni provocati dall'uragano. Caritas italiana invierà alle Catholic Charities Usa quanto riceverà dai donatori.


    Agenzia Sir

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    Da qui (Dallas-Fort Worth) vi posso dire che il prete domenica ha annunciato che chiunque venga dai posti distrutti da Katrina ricevera' sara' aiutato da tutta la diocesi. Come primo aiuto tutti i bambini saranno iscritti gratuitamente alle scuole private cattoliche (tra cui quella della mia chiesa) dall'asilo in su, saranno forniti dei libri e l'attrezzatura e ovviamente saranno trasportati gratis. Il prete ha anche chiesto a tutti di devolvere la donazione domenicale alle vittime dell'uragano e che comunque c'e' stata molto aiuto da parte di tutti. Sono stati e saranno donati vestiti, soldi, cibo e quant'altro. I Knight of Columbus (presenti domenica) hanno annunciato che aiuteranno fisicamente le vittime dell'uragano.
    Il centro sportivo a cento metri da casa mia e' stato chiuso per fare da shelter ai rifugiati e in molte strade si vedono dei picchetti dove poter donare.
    La Old-Navy dara' i vestiti gratis e/o a prezzo di costo.
    WalMart fornira' i rifugiati del cibo gratuitamente. Altre aziende (Target ecc...) stanno aiutando.
    Per conto mio ho regalato 4 scatoloni di vestiti usati.
    Thomas: grazie per il rilievo, c'e' bisogno di aiuto.
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  9. #9
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    Prego, ci mancherebbe.
    Tienici aggiornati sulla situazione, per ricordarci che c'è e ci sarà ancora a lungo bisogno di aiuto.

  10. #10
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Prego, ci mancherebbe.
    Tienici aggiornati sulla situazione, per ricordarci che c'è e ci sarà ancora a lungo bisogno di aiuto.
    sara' fatto.
    Anche se mi piange il cuore a pensare che i giornalisti hanno fatto passare come tragedia certi eventi di vandalismo (sicuramente terribili) piuttosto che i veri problemi (ovvero: c'e' bisogno di santissimo aiuto!!!) mettendo il tutto in un piano politico e la gente si e' distratta dal vero grave problema: milioni di senzatetto, di tutte le eta', razze e religioni.
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