L’eminente politologo Angelo Panebianco, che annovera tra i suoi maggiori datori di lavoro la cordata d’industriali e finanzieri del “Corriere della Sera” (giustamente ribattezzato, visto il suo filamericanismo spinto, “Corriere della Serva”), è da alcuni anni alla ribalta, incarnando nei suoi sagaci editoriali i valori-guida di quel partito trasversale che va dai DS ad AN, passando per Margherita e Forza Italia.

È significativo quanto avvenuto nelle ultime settimane, intorno alla vicenda del governatore di Bankitalia Fazio. Con un paradossale rovesciamento dei fatti, la colpa e l’ignominia sono presto scivolate dalla “premiata ditta” Fazio-Ricucci e compagnia, ai magistrati rei d’aver commissionato le intercettazioni telefoniche! Anche a sinistra, la resistenza è stata quasi nulla, più simbolica che effettiva, dato che la sventolata “questione morale” è stata subito riposta all’evidenziarsi delle magagne che coinvolgono Piero Fassino. Il risultato? Silvio Berlusconi ha scritto di suo pugno un decreto legge che vieterà le intercettazioni telefoniche, salvo i casi di “mafia e terrorismo”. Così, se due persone stessero progettando d’uccidere una terza, d’ora in poi potranno tranquillamente consultarsi e scambiarsi idee via telefono. Gli amministratori corrotti (il “corrotti”, in Italia, è pleonastico) potranno serenamente concordare tangenti e mazzette col telefono di casa. Altri, potranno invece ordinare “cavalli” da consegnarsi in albergo, senza che alcun magistrato “bolscevico” voglia leggervi un messaggio criptato. Ma a simili rovesciamenti dialettici di realtà, fatti, responsabilità e connessione causa-effetto, siamo più che abituati di questi tempi. Si pensi a Saddam Hussein, che da vittima diviene colpevole di un’aggressione compiuta a suo danno e, per giunta, con falsi pretesti. O all’Iran che “minaccia la pace” per volersi dotare di centrali nucleari, quando i suoi nemici USA e Israele, pur possedendo migliaia di testate atomiche e aver mostrato in più occasioni la propria bellicosità, sono presentati come dei pacifici colombelli. E che dire di Sharon, il boia di Sabra e Chatila, che spostando alcuni coloni illegali di Gaza ad alcune colonie altrettanto illegali della Cisgiordania, è divenuto secondo Bertinotti un uomo da rivalutare pienamente?
Come tradizione, in questo gioco dei paradossi anche Panebianco vuol metterci del suo. Su “Sette” del 25 agosto (inserto del “Corriere della Sera”), il celebre politologo intitola la sua rubrica “L’opinione” così: “Il continuo richiamo alle regole è sospetto”. E aggiunge: «Non si sa se intenderlo come un innocuo gioco di società oppure come l’effetto, tutt’altro che innocuo, di un modo perverso di intendere la vita pubblica». Da lasciare senza fiato. Secondo uno degl’ideologi dell’attuale governo, pretendere il rispetto di leggi e norme sarebbe «perversione»! Qui Panebianco svela uno dei suoi pochi pregi: scrivendo e parlando a ruota libera, mette a nudo la scelleratezza del liberalismo. Ideologia che possiede uno spiccato carattere anarchico ed evoluzionista: il più furbo dev’essere sciolto da ogni vincolo, così da poter realizzare i propri desideri anche sulle spalle degli altri (i “meno adatti alla vita”, usando una terminologia darwiniana). Infrangere ogni regola della convivenza sociale, se motivati dall’avidità di guadagno, è pienamente legittimo, e chi s’appella a quelle regole per frenare la “libertà d’impresa” individuale, è un «pervertito»; Berlusconi direbbe «un bolscevico».
Che dire? Meglio «perversi bolscevichi» che farabutti. In Cina, i «pervertiti» comunisti hanno comminato la pena di morte ad un capitalista che aveva truccato i bilanci e causato la bancarotta fraudolenta della sua impresa. In Italia, il falso in bilancio è stato depenalizzato, e il buon Tanzi - non ostante l’affare Parmalat - è ancora a piede libero. Più realisti del re: negli USA campioni del liberal-liberismo, per un falso in bilancio si rischiano vent’anni di carcere. Qui non li prendi neanche se ammazzi una persona. Forse se intercetti le chiamate telefoniche d’un delinquente.

Daniele Scalea