La proposta di Sforza Fogliani
Le "polemiche estive" di quest'anno, pur destinate a durare lo spazio di pochi giorni, hanno più volte ripreso temi e prospettive liberali. Si tratti dell'aliquota unica. Si tratti del taglio delle accise. Si tratti del corretto rapporto fra regolatori e regolati, della legittimità di intercettazioni rese pubbliche per ragioni opache, della trasparenza e dell'apertura dei mercati, comunque in queste settimane la coperta del liberalismo è stata strattonata da più parti. Se agli anni Novanta va riconosciuto un merito, è quello di aver reso un aggettivo prima assolutamente impopolare, roba da 2%, ambitissimo, anche se inflazionato. A parole, "liberali" siamo tutti. Diventare un "Paese normale" è anche questione di vocabolario. Naturalmente, le parole non bastano - e lo sappiamo bene: le riforme, persino quelle all'apparenza unanimemente avvertite come urgenti, languono. Tuttavia, spesso ci si dimentica che il tasso di liberalismo di una compagine di governo si può misurare soprattutto dalle piccole cose. In un Paese come l'Italia, dove la connivenza fra pubblico e privato genera ancor oggi metastasi difficili da curare, pochi colpi ben assestati possono mettere in crisi la mentalità interventista. Facciamo un esempio. Il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha proposto una piccola rivoluzione liberale nella gestione del territorio. I Comuni taglino in modo significativo e non estemporaneo l'Ici, e in cambio di questa riduzione trasferiscano a comitati spontanei di cittadini e imprese l'organizzazione dei servizi, la realizzazione di parchi e giardini, la cura dell'arredo urbano, la manutenzione di strade e piazze e quant'altro serva a rendere più vivibile e confortevole lo spazio cittadino. «Lo si fa a New York e negli Stati Uniti in genere, con una vasta applicazione del principio di sussidiarietà», rammenta Sforza Fogliani. Purtroppo, l'unica voce ad essersi spesa a favore di questo suggerimento è stata quella di Oscar Giannino. Eppure, Confedilizia non ha chiesto una rivoluzione copernicana, non ha disegnato scenari ariosi e perciò difficili da realizzare scavalcando i rimbalzi clientelari della politica. La sua polemica è stata tutta all'interno di quel «principio di sussidiarietà» che mette d'accordo l'Unione Europea e la Chiesa cattolica: i livelli di governo di ordine superiore facciano quello che i livelli inferiori non possono. Non solo: il liberismo di Sforza Fogliani è esemplarmente "solidaristico". Propone di mettere in pratica un principio che sta nei manuali di educazione civica: quello del rispetto per gli spazi comuni, che evidentemente deve partire dai cittadini. La posta in gioco è la loro responsabilizzazione, che - si converrà - pesa in termini di valore ben di più della sforbiciata ad un'imposta peraltro evidentemente odiosa come quella sulla casa. In realtà, la proposta è esemplare proprio per questo motivo: la crisi della responsabilità individuale è un dato che tutti tristemente siamo portati a constatare, e che tutti biasimiamo. Ma la rivalorizzazione della responsabilità non può che misurarsi sui passi indietro dello Stato, giacché non si può pretendere che i cittadini accettino di farsi tassare, senza vedersi perlomeno sottrarre il peso di preoccupazioni gravose. Incentivare ad un comportamento virtuoso è l'unico modo per preparare corpi intermedi più consapevoli, istituzioni spontaneistiche che possano sollevare lo Stato di pesi che esso non può più portare. Più comunità vuol dire meno statalismo.
da Il Tempo, 2 settembre 2005
di Alberto Mingardi


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