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Visualizza Risultati Sondaggio: Centrali Nucleari in Italia??? Sei a favore???

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73. Non puoi votare in questo sondaggio
  • Si al nucleare. L'Italia è in grado di gestire lo smaltimento delle scorie nucleari.

    41 56.16%
  • Si non abbiamo altra scelta anche se l'italia non è in grado di gestire lo smaltimento

    4 5.48%
  • Indeciso.

    2 2.74%
  • No al nucleare , non è conveniente, anche se l'Italia è in grado di gestire lo smaltimento

    4 5.48%
  • No al nucleare. L'Italia non è in grado di gestire lo smaltimento delle scorie nucleari

    22 30.14%
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Risultati da 1 a 10 di 26
  1. #1
    meglio soru
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    Predefinito Sondaggio: la Sardegna é matriarcale?

    Joyce Lussu sosteneva che il mito della struttura matriarcale della società sarda é un falso e che, al contrario, si tratta di una struttura patriarcale come tutte in cui il ruolo della donna, al di fuori delle mura domestiche, é pressoché nullo.
    che ne pensate?

    VOTATE!!

    •   Alt 

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  2. #2
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    Joice Lussu non era sarda e non ha mai cercato di esserlo... il fatto che fosse sposata con un eroe della sardinia nonl'aiutava molto, Lussu infatti era un grande come soldato, ma non capiva niente di politica, nè di sociologia, nè tantomeno di storia e culture antiche...
    Shardan...

  3. #3
    w i punkillonis
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    Predefinito

    se intendiamo per matriarcato una società in cui la donna, all' interno della famiglia ha un ruolo egemone, be allora sinceramente non sò in passato come fosse la situazione.

    è vero che in molti paesi brabaxinus le donne hanno sempre avuto un ruolo fondamentale, se non di dominio, quasi.

    quante volte ho visto ragazzi che avevano tutto il loro "portafoglio" in mano alle loro madri, persone che in tasca avavano 50 mila lire per il caffè e la birra ma che quando dovevano comprare la macchina aprire un conto in banca delegavano la madre. o meglio la madre provvedeva per loro. e non perchè loro erano incapaci! anzi. la madre non era però un banale amministratore. era colei che decideva le spese importanti e che quindi aveva un ruolo guida.

    non sò se questo basti per definire la famiglia matriarcale.

    gli antropologi (non tutti) dicono che il matriarcato non è mai esistito. hanno scoperto delle società matrilineari che non vuol dire sicuramente matriarcali!!!

    nella società matrilineare trobriandese la discendenza deriva dalla madre (matrilineari appunto), e se non ricordo male, inoltre, in questa società il padre non è il padre naturale ma è il fratello maggiore della madre naturale.

    vi riporto un passo:

    La caratteristica più sorprendente di questo edificio culturale consiste nella negazione della paternità fisiologica. Nella società trobriandese matrilineare il rapporto tra padre e figlio era decretato dalla legge come un rapporto tra estranei e tutti gli obblighi familiari erano assicurati dalla successione materna. I figli dunque appartenevano al clan della madre, che aveva nel proprio fratello maggiore (e non nel marito) un capo e un protettore (ruoli che il marito rivestiva nei confronti della propria sorella e dei figli di quest'ultima). Non sarebbe convincente attribuire questo tipo di sistemazione di un aspetto così importante della realtà all'ignoranza dei Trobriandesi circa il rapporto causa/effetto tra accoppiamento sessuale e gravidanza. Più che una semplice ignoranza della paternità fisiologica appare un voluto disconoscimento di quest'ultima. Per i Trobriandesi l'accoppiamento sessuale uomo/donna era senza dubbio necessario, ma al solo fine di produrre l'apertura della vagina, mentre il potere generativo dello sperma veniva negato.

    ora: la società sarda non mi pare sia mai stata matrilineare.
    questo non vuo dire che non fosse matriarcale...

    o no ?

    p.s.

    retaggi del mitico canevacci!!!

  4. #4
    Makillotu
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    non conoscendo a sufficienza la storia, posso parlare di ciò che vedo attorno.

    vedo continue contraddizioni...sembra che le donne abbiano il vero potere decisionale nella quotidianità..poi vedi certi esempi terribili, circoscritti però ad alcune situazioni specifiche che contraddicono quella che sembra una consuetudine di matriarcato...

    se parliamo della vita pubblica invece vediamo una situazione assimilabile a quella europea...is fèminas non ci funt..teniamo conto che la nostra vita pubblica..pur essendo fatta da sardi..non è sarda..o non è di "stampo" sardo..

    sentento parlare mia nonna dei tempi suoi..e dei ricordi dei racconti dei suoi nonni...si rivela uno scenario un cui la famiglia era fondante la società..grandi famiglie gestite perlopiù dalle donne, nelle quali gli uomini avevano più che un ruolo decisionale..un ruolo da "attivista", dalle sue parole sembra che gli uomini venissero coccolati ed assistiti, sembra di capire che ci fosse una qualche forma di coscenza comune che gli uomini avessero (o abbiano ) meno "resistenza" delle donne. per quanto si parli comunque di tempi nei quali il lavoro fisico era molto più pesante e presente nella giornata di quanto non sia oggi, e la tempra caratteriale era richiesta molto più di oggi, in funzione di un rapporto con la vita molto più diretto..e quindi per esempio..io non posso essere paragonato a mio nonno ventiseienne..sotto nessun punto di vista che riguardi in qualsiasi modo la "resistenza".
    Pare che is yayus si pronunciassero di rado..e per questioni molto più..direi filosofiche..piuttosto che pratiche.
    Queste sono informazioni che ho "estratto" da quell'enciclopedia asseminese che è mia nonna...la quale non è di facile consultazione..per questioni come queste..ho difficoltà quasi a farmi dire per bene i vari passaggi della panificazione..figuriamoci cercare di capire chi decideva!

  5. #5
    Il vento vi spazzerà via
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    la donna in Sardegna ricopriva un ruolo centrale!
    Poi arrivò la dottrina cristiana che prese il concetto di "donna al centro dell'universo" per poi buttarlo nel cesso portando una bella ondata di puro maschilismo!

    Se io fossi donna sarei incaz... nera con la Chiesa Apostolica Romana per aver cancellato le conquiste sociali della cultura sarda...

    Da maschietto sono incaz... lo stesso perchè quando vi era la donna a decidere si stava meglio, era una società più riflessiva e concreta... dovremmo imparare molto dalle donne.

    P.S. ... questa non è una sviolinata al sesso femminile ma sono DATI DI FATTO!!!
    ________________________________

    S'anti furau puru su entu!!!

  6. #6
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    Predefinito

    ..a parte chi non appo azapatu su butone pro narrer sa mea...ma la naro su matessi:...Sardigna SIT matriarca...e resistet in carchi locu..chi pesso coincidet chi cussu de su coro de issa...
    s'arrejinu est ...longu

  7. #7
    meglio soru
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    Predefinito

    Originally posted by Aresti
    la donna in Sardegna ricopriva un ruolo centrale!
    Poi arrivò la dottrina cristiana che prese il concetto di "donna al centro dell'universo" per poi buttarlo nel cesso portando una bella ondata di puro maschilismo!

    Se io fossi donna sarei incaz... nera con la Chiesa Apostolica Romana per aver cancellato le conquiste sociali della cultura sarda...

    Da maschietto sono incaz... lo stesso perchè quando vi era la donna a decidere si stava meglio, era una società più riflessiva e concreta... dovremmo imparare molto dalle donne.

    P.S. ... questa non è una sviolinata al sesso femminile ma sono DATI DI FATTO!!!
    ...se l'avessi scritto io avrei scritto praticamente le stesse cose, quindi... quoto!

  8. #8
    Il vento vi spazzerà via
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    Predefinito

    Originally posted by senhor soares
    ...se l'avessi scritto io avrei scritto praticamente le stesse cose, quindi... quoto!
    GRAZIE MILLE SENHOR SOARES!!!

    Fa piacere ogni tanto trovare qualcuno che non ha del prosciuto davanti agli occhi!
    ________________________________

    S'anti furau puru su entu!!!

  9. #9
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    Anche io sono per un ruolo della donna ancora più centrale, in politica e non solo.
    W le donne... sarde!!
    Su Templare

  10. #10
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    appo azapatu custu file...chi juchiapo collitu
    est metta interessante...mi scuso pro sa impaginazione...ma goi itti

    L'UNIONE SARDA 8 DOMENICA 30 DICEMBRE 2001 in Cultura
    Fillu de chini sesi?
    Affascinante storia del cognome in Sardegna
    mmaginate un paesinodi poche case nel cuore della Barbagia, un paesaggio montagnoso, anima-to da poche persone, menodi un centinaio, vestite con gli indumenti tipici delle co-munità pastorali; pensatecome poteva essere qualchesecolo fa, diciamo intorno al1600. Così si presentavaLocoj, un villaggio vicino adOliena, poi scomparso, co-me tanti in quel periodo, a causa di una grave carestia,e verosimilmente anche -come dice la leggenda e co-me risulta da documenti storici - a causa di una fai-da sanguinaria che finì perdecimare i suoi abitanti. Locoj ha però lasciato la suatraccia nel tempo ed ha per-messo ad alcuni studiosi di aggiungere un tassello im-portante alla storia delle no-stre tradizioni di sardi. Ma partiamo dal principio.È stato condotto nell’Uni-versità di Cagliari, dalla
    professoressa GiannettaMurru Corriga, antropologadella Facoltà di lettere e fi-
    losofia, uno studio estrema-mente interessante sulla trasmissione del cognome
    in Sardegna in epoche pas-sate. La studiosa ci raccon-ta le consuetudini onoma-
    stiche della società sarda,soprattutto barbaricina; ilsuo racconto parte dall’epo-
    ca giudicale, dal XII secolo,e giunge fino al Settecento,lungo periodo nel quale le
    regole sociali nell’assegnazione dell’identità personale seguivano canoni diversi
    da quelli attuali. La rico-struzione storica, che pren-de le mosse da alcuni studi
    onomastici condotti fonda-mentalmente sui Condaghi(registri dei monasteri di
    epoca giudicale), è statapossibile grazie al lavorocertosino di analisi condot-
    to sui Quinque Libri, registriparrocchiali contenenti, dal1500 in poi, gli atti di na-
    scita, cresima, matrimonio,morte, stati delle anime del-le comunità sarde.
    Ciò che emerge da questostudio è che nel medioevo enell’età moderna il concetto
    di appartenenza e d’identitàparentale era ben diverso eassai più ampio rispetto a
    quello attuale. Dai dati rife-riti ai Condaghi emergel’importanza del gruppo di
    parenti e non solo del sin-golo genitore; lo stesso in-dividuo viene citato con più
    di un cognome, talvolta conIcognomi diversi, potendoessere ora quello paterno,
    ora quello materno, oraquello di un parente chefosse rappresentativo del
    gruppo. Ancora oggi in Bar-bagia è d’uso chiedere dekale sese?, oppure de sos
    kales sese? (cioè: di qualisei, a quale gruppo appar-tieni ?), per identificare una
    persona, mentre diversa èla formula usata nel sudSardegna, dove la doman-
    da di rito fa più spesso rife-rimento al singolo genitore:fillu de chini sesi?.
    Altro fatto di grande inte-resse rilevato nello studio èla posizione di preminenza
    della donna nel gruppo fa-miliare: lo si ricava dal fat-to che anche a lei la comu-
    nità riconosce la capacitàgiuridica di trasmettere ilproprio cognome al figlio,
    maschio o femmina che sia;e questo a tutti i livelli so-ciali.
    Dal 1500 i documenti mo-strano una stabilizzazionedi questo fenomeno, ma si
    assiste contemporanea-mente alla sua evoluzione.
    La trasmissione del cogno-me assume una sistemati-cità particolare, non riscon-
    trata in altre regioni euro-pee se non come praticasporadica: il cognome, o
    nome di famiglia, si tra-smette dal padre al figliomaschio e dalla madre alla
    figlia, cosicché nei gruppifamiliari e parentali si ven-gono a creare due linee di
    trasmissione del cognome:una paterna o maschile, eduna materna o femminile.
    Questo carattere della pa-rentela è stato ampiamente studiato da Giannetta Mur-
    ru Corriga oltre che a Locoj,anche ad Oliena, Bitti, Tala-na e in altri villaggi della
    Sardegna centrale, graziealla ricostruzione delle ge-nealogie degli abitanti, fatta
    analizzando e correlando idati ricavati dai registri ec-clesiastici di circa due seco-
    li. Proprio le genealogiehanno mostrato in modochiaro la pratica della “filia-
    zione parallela” e talvolta ilprodursi di linee di discen-denza maschili o femminili.
    Di questo fenomeno sonostate anche ricercate, in col-laborazione con la profes-
    soressa Anna Maria Gatti,studiosa di Demografia sto-rica, le connessioni con fat-
    ti e comportamenti della po-polazione relativi alla nu-zialità, alla natalità e mor-
    talità, confrontando comu-nità la cui popolazione an-dava dagli 80 individui di
    Locoj ai 300 di Talana, alle migliaia di individui di Bitti.
    Queste particolari consue-tudini onomastiche potreb-bero avere una qualche
    spiegazione, si suggerisce,nella struttura sociale edeconomica della Barbagia
    di allora. Uomini e donneerano dediti a due tipi di at-tività diversi: la pastorizia
    con i suoi prodotti destinatianche al mercato esterno, ela produzione cerealicola di
    beni quali grano e orzo, conla non meno importante cu-ra dell’orto, tutte attività ri-volte al consumo domesti-co, familiare. In un territo-rio montuoso come la Barbagia quest’ultima pratica ela preservazione, nonchél’eredità, dei piccoli “fazzo-
    letti di terra” disponibili,doveva essere un fatto mol-to importante; ecco perché
    probabilmente le donne tramandavano questo ave-re, anche attraverso l’ere-
    dità del cognome, di madrein figlia, mentre il padre tra-mandava al figlio maschioil gregge, e naturalmente ilproprio cognome.Verso la fine del 1700 siassiste comunque in Barba-gia ad una diminuzione diquesti comportamenti nellatrasmissione del cognome,che almeno apparentemen-te assume le caratteristichedella trasmissione del co-gnome paterno. Apparente-mente, poiché per fortunale tradizioni nella Sardegna,
    del centro in particolare, so-no particolarmente sedi-mentate. In diverse comu-
    nità, ad esempio a Pattada oa Orgosolo, nel Novecento sirileva ancora la presenza di
    gruppi familiari in cui fra-telli, o cugini figli di due fra-telli, hanno un cognome di-
    verso, ereditato dal padre odalla madre, o magari daun parente paterno o ma-
    terno, a dimostrazione dicome la trasmissione di uncarattere sociale come il co-
    gnome in queste comunitàabbia mantenuto il caratte-re di identificazione di fa-
    miglia e non del singolo, no-nostante le pressioni dellaburocrazia e della società
    attuale.Da questo racconto sulnostro passato di Sardi de-riva la consapevolezza di
    come il recupero di questeinformazioni possa esserenon solo affascinante ma
    anche utile. Lo studio deicognomi può offrire molteopportunità, come la rico-
    struzione delle modalità concui le vicende storiche han-no influito sull’organizza-
    zione e la riproduzione deigruppi umani, di come ècambiata e si è evoluta la
    società sarda. Ma può an-che aiutare altri campi, co-me lo studio della genetica
    dei sardi (ereditare il co-gnome è come ereditare ungene).
    Gli studi di cui si è parla-to sinora si fondano princi-palmente sulla ricostruzio-
    ne delle genealogie, talvoltadi intere comunità, con l’i-dentificazione di singoli in-
    dividui e di gruppi. Per la ri-costruzione della storia diuna famiglia dalle sue “ori-
    gini” - cosa non facile vistoche in Sardegna, come si èdetto, l’attribuzione del co-
    gnome seguiva regole nonfisse - è necessario dunquearmarsi di pazienza ed esa-
    minare tutti i registri par-rocchiali (Quinque Libri) ap-partenenti ad una data co-
    munità e confrontare i datiprovenienti da atti e docu-menti molteplici, sino ad ar-
    rivare all’identificazione ditutti gli individui che nelcorso delle generazioni
    hanno fatto la storia di quelparticolare gruppo familia-re.
    Attualmente è in fase ini-ziale un affascinante pro-getto di ricerca dell’Univer-
    sità di Cagliari sullo studiodei cognomi sardi, a cuiparteciperanno oltre alla
    professoressa Murru anchedemografi storici come laprofessoressa Annamaria
    Gatti e linguisti come il pro-fessor Paulis, oltre alla ge-netista di popolazione Gian-
    na Zei del Cnr di Pavia. Per-ché tante professionalità?Perché, appunto, gli studi di
    questo genere sono come lacostruzione di un puzzle,per cui è necessario tener
    conto di numerosi fattori scientifico-culturali che pos-ssono aver influenzato i co-gnomi e la loro trasmissio-ne. L’obbiettivo è ambizio-so ed è quello di costruire un atlante geografico e sto-rico dei cognomi in Sarde-gna utilizzabile anche per altri studi come la genetica.Tutto questo ci imponeuna riflessione sull’impor-tanza e sulla necessità delrecupero del nostro patri-monio storico-culturale disardi. È un fatto risaputoche la Sardegna, con le sue peculiarità e le sue diversi-ficazioni, sia terra di con-quista per chi vuole intra-prendere studi a vari livelli,culturali, medici, sociali,etc., proprio perché con lesue caratteristiche potreb-be fornire informazioni uti-li alla ricostruzione della storia umana oltre che del-la singola popolazione sar-da.
    Veronica Latini

 

 
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