Mi piace tornare in Danimarca. Forse sono autolesionista. Forse è per respirare un po' di «aria» sana. Man mano che mi spingo a nord lascio sempre più alle spalle una montagna di schifezze urbane. Grovigli di cavi elettrici che fasciano e sovrastano il mio cammino, foreste di tra¬licci di ogni forma e dimensione, centinaia, migliaia di squallidi capannoni prefabbrica¬ti, province lorde di cartelloni pubblicitari, disordinati, disomogenei nei formati con grafiche scoordinate e trash, campagne vio¬lentate da colture intensive, da case orribili e magazzini di cemento che sostituiscono splendidi fienili. La Bella Italia... Man mano che srotolo chilometri di autostrada, stretto fra un'unica interminabile colonna di camion, mi chiedo: «Ma che ci viene a fare un turista in Italia?»... «A cercare i monu¬menti a Pavia, Venezia, Ravenna, Firenze, Pisa, Roma, Perugia... perle fra il letame» mi rispondo.
Attraverso la Germania e penso al messag¬gio che ci viene trasmesso da sempre, a tutti i livelli: l'immagine del Tedesco testaqua¬dra, ordinato, che rispetta le file, che rispetta la parola data, che rispetta le regole, fedele a un ideale. Dipinto come una macchietta con una accezione negativa come se questi fos¬sero un elenco di difetti, per poi esaltare le `doti' dell'Italiano che si arrangia, che trova sempre una scappatoia, furbo, che se può si imbosca o ottiene senza fatica, e il peggio è che questa viene passata per creatività. Poi arrivo in Danimarca, in questa terra che non ha visto i Celti ma neanche i Romani, che sfrutta l'energia del vento, che ha le piazze delle città con i parchi per i bambini anzichè i parcheggi, dove le auto si fermano alle stri¬sce pedonali, dove gli automobilisti rispetta¬no i limiti di velocità, dove le case sono costruite con materiali naturali, dove il pae¬saggio è rispettato e valorizzato, dove gran parte delle merci gira sui treni e per mare, dove nei locali pubblici puoi parlare senza alzare la voce, dove le coppie hanno i figli da giovani e non oltre i 30/35 anni, dove entrare in banca è come entrare in un negozio di alimentari, senza porte di sicurezza e
schermi antiproiettile, dove mentre sei acco¬stato in macchina per guardare la cartina ti senti bussare al finestrino da una ragazza in bici che ti chiede se hai bisogno di una mano, dove nella casa di ogni Danese trovi la fotografia della famiglia reale e capisci perchè amano così tanto chi li governa. Purtroppo è ora di tornare. È domenica e dopo alcune centinaia di chilometri oltre il confine alpino parcheggio in una stazione di servizio e fra cartacce e schiamazzi, entro in autogrill. Cerco di capire fra quella bolgia informe ammassata al banco se esiste una sorta di fila ma non la trovo. Mi guardo intorno... mi sembra di essere tornato dal mondo delle favole.
Stefano Trentini




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